La vittoria di Galimberti riapre i giochi nel centrodestra
Stefano Malerba, il civico amico di Maroni, era stato pensato come volto nuovo, contro Marantelli. Ora non potrà portare la bandiera del rinnovamento e altri nomi potrebbero saltare fuori

Vince l’outsider, Davide Galimberti, e ora potrebbe cambiare tutto, anche a destra. Ma chi è questo ragazzo, perché ha preso così tanti voti, come mai ha “rottamato” un politico navigato e popolare come Daniele Marantelli? La riposta è in fondo semplice, ed è sempre quella che ha portato al potere la rottamazione di Matteo Renzi: rinnovamento, facce nuove.
E’ con questa chiave di lettura, che dentro il Pd si spiega quanto accaduto. Anche se Galimberti è nel Pd (ma anche Ds) da molti anni, come iscritto o simpatizzante, non si era mai messo in gioco in una competizione aperta. Ai simpatizzanti del centrosinistra è piaciuta la sua faccia semplice, il nome nuovo, la sua pacatezza, contrapposta all’esperienza di Daniele Marantelli, politico abile, ma indebolito a Varese dai tanti anni passati in posti di potere a Milano e Roma. Brutale, ma le cose vanno così.
Il nome di grido, insomma, non funziona più. Nel Pd vince il partito locale, quello della città, perdono i renziani (che avevano scommesso sul ritorno di Marantelli), ma anche i big che erano venuti in città per sostenere il deputato.
La vittoria di Galimberti condizionerà anche la scelta del centrodestra. Stefano Malerba, il presidente del Rugby, amico di Maroni, volto civico, non è più così fresco se contrapposto a quello di Galimberti. Che in più ha la possibilità di giocare la carta della competenza. Il vincitore delle primarie è un esperto di urbanistica, diritto amministrativo, leggi e codici degli enti locali. Un tecnico e un politico nella stessa persona. Malerba invece è una incognita ancora da scoprire. Popolare sicuramente, ma quanto in grado di giocare la carta del rinnovamento, avendo dietro di lui il centrodestra di sempre? La virata potrebbe quindi essere totale. Contro il ragazzo del Pd, potrebbe valere tornare ai toni caldi di sempre, magari con un candidato leghista più hard, che faccia una campagna alla Salvini, agitando l’invasione di “zingari” e “musulmani”, magari puntando tutto su sicurezza e moschea. Oppure ancora girare il volante di 360 gradi e andare su un nome rassicurante, borghese, conservatore, un bravo ragazzo della Varese che lavora e non vuole andare a sinistra. E allora toccherebbe, forse, a Luca Marsico, l’avvocato socio del sindaco Attilio Fontana, già sindaco a Brusimpiano, consigliere regionale, in quota Forza Italia sì, ma tutto sommato ancora abbastanza fresco come prodotto politico.
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