Uno strano “contratto” nel Pd
3 consiglieri dem si sono autosospesi dalle commissioni. Sono i dissidenti Mirabelli, Infortuna, Oprandi. Ecco i motivi

Una parte del gruppo consiliare di Varese del Pd va sull’Aventino, rifiuta cioè di partecipare ad alcuni lavori del consiglio comunale. Si tratta di Fabrizio Mirabelli, Luisa Oprandi e Giampiero Infortuna: ovvero la più votata, l’ex capogruppo e uno dei più votati. Tre ex consiglieri che già nelle prima votazioni in aula avevano segnato un dissenso dalle scelte del sindaco Davide Galimberti.
(foto di repertorio: Fabrizio Mirabelli e Luisa Oprandi)
I tre consiglieri hanno comunicato al capogruppo, Luca Conte, la loro intenzione di non partecipare ai lavori delle commissioni consiliari e hanno pertanto lasciato il posto ad altri colleghi. Luca Conte conferma la circostanza. “Mi è stato comunicato da questi tre consiglieri la volontà di lasciare il posto ad altri colleghi, soprattutto i nuovi arrivati. Se poi vi sono altre motivazioni, dovete chiederlo a loro”.
Ma che si tratti invece di una scelta per rimarcare il proprio dissenso è evidente. I 13 consiglieri comunali democratici avrebbero potuto coprire comodamente le 11 commissioni comunali, ma con queste defezioni accadrà che Luca Paris, il segretario cittadino, dovrà fare il doppio lavoro nella commissione numero 4 dedicata al pgt e in quella numero 11 dedicata ai rapporti con la Provincia.

Luisa Oprandi conferma che il motivo è politico: “Parlo solo per me, ma non è un mistero che il partito si sia comportato con la sottoscritta in maniera un po’ discutibile – osserva la consigliera più votata alle elezioni – sono rimasta delusa dal silenzio assordante del Pd quando sono stata attaccata duramente da una parte della stampa ed è stata messa in dubbio la mia onorabilità. Mi è dispiaciuto anche che il sindaco abbia detto ai giornalisti che non potevo fare l’assessore perché non avevo dato la disponibilità a tempo pieno quando invece, contattata da lui stesso, avevo risposto che se fossi stata chiamata in giunta sarei stata disponibile tutto il tempo necessario”.
Il terzo motivo di delusione che cita Luisa Oprandi è una novità, e fa emergere un episodio, abbastanza clamoroso, che va però contestualizzato nel clima molto teso che albergava dentro il Pd in campagna elettorale e che probabilmente era figlio della dura battaglia delle primarie combattuta da Galimberti e Marantelli, a dicembre, senza esclusione di colpi. “Prima del ballottaggio – racconta la Oprandi – il partito cittadino mi ha chiesto di firmare una sorta di documento interno in cui mi impegnavo a dimettermi nel caso in cui avessi ricevuto più di 30 preferenze dal voto disgiunto. Mi sono rifiutata. So che è stato proposto a tutti i consiglieri comunali uscenti, ed è stato un segno di sfiducia nei nostri confronti, pensavano che volessimo prenderci i voti personali di preferenza ma poi far votare altri candidati tradendo Galimberti”.
L’episodio che racconta la Oprandi è confermato anche da altre fonti. Tuttavia la versione dei fedelissimi di Galimberti è questa: alcuni esponenti Pd che alle primarie avevano sostenuto Marantelli avevano dato l’impressione di voler frenare su alcune iniziative di campagna elettorale proprio mentre l’impegno per far eleggere Galimberti era massimo nel partito. Visto dalla parte del sindaco, il tema era spinoso: si rincorrevano voci che i sostenitori che Fabrizio Mirabelli e Luisa Oprandi potessero non sostenere fino in fondo la candidatura di Davide Galimberti. In una riunione a Varese sarebbe stato lo stesso sindaco a chiedere un impegno formale ai consiglieri uscenti, un impegno di pieno e incondizionato sostegno.
Qualcuno avrebbe infine tradotto questa esigenza nella scelta di una sorta di carta interna di impegno da sottoporre ai 7 consiglieri uscenti del partito (tra cui Oprandi e Mirabelli). Un episodio strano, che pur volendo fare tutti i distinguo del caso, ricorda un po’ la nota polemica nazionale che ha toccato il Movimento 5 Stelle.
Ovviamente, informazioni segrete come queste non sarebbero mai uscite se nella distribuzione degli incarichi Galimberti non avesse escluso una parte del Pd, ma il fatto che la Oprandi abbia deciso di rendere nota la circostanza è anche testimonianza del fatto che si è creata una frattura umanamente difficile da gestire.
Il punto politico, per il sindaco (che secondo gli esponenti del Pd oggi sta anche giocando il ruolo di segretario cittadino del partito), è capire se l’Aventino dalle commissioni sia l’inizio di una minoranza interna che fa opposizione, o se invece si tratti di una pura testimonianza, umanamente comprensibile ma politicamente irrilevante. Il vero tema, però, è l’occasione storica che ha di fronte il sindaco Galimberti: rivitalizzare Varese e farla ripartire. Nel Pd sono convinti che la città lo giudicherò solo su quello.
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E ti pareva che anche il PD varesino fosse scevro dalla logica di farsi del male da soli…(non si chiedono neanche come mai poi ci siano tanti voti per il m5s)…
Ho scritto anch’io un commento simile, pur non avendo letto il suo!