L’esperto: “Investimenti inquietanti al Molina”

Enrico Bigli è l'ex consulente finanziario della Fondazione Molina: "Sarebbe opportuna un'immediata due diligence sui conti per evitare di trovarci l’anno prossimo a piangere su altre operazioni simili"

Molina

Da mesi il Molina è al centro delle attenzioni di tanti soggetti. La nuova gestione è sotto inchiesta da parte dell’ATS e della Regione, e durante un’audizione alla Commissione sanità è emerso il sospetto che un prestito accordato a Rete 55 sia illegittimo.

Atteniamoci ad alcuni fatti precisi. Dall’arrivo del Presidente Campiotti, al di là della gestione ordinaria, sono stati fatti alcuni interventi: licenziamento del direttore generale Andrea Segrini, riorganizzazione dell’area di direzione con diverse nuove assunzioni e per finire la concessione di un prestito a Rete 55 evolution spa.

Su quest’ultimo punto si condensano le maggiori preoccupazioni anche perché c’è il timore che le operazioni finanziarie dell’ente non si fermino solo a quel prestito.

Siamo andati a parlarne con Enrico Bigli, il professionista che negli ultimi dieci anni, fino all’estate del 2015, ha gestito il patrimonio liquido del Molina. Il suo intervento permette di capire bene come hanno funzionato le cose prima dell’arrivo della nuova amministrazione. La scelta dei presidenti Carletti ed Ermolli e dell’allora DG Segrini aveva portato frutti importanti a fronte di una gestione trasparente, così come spiega Bigli nell’intervista.

Che ruolo ha avuto al Molina e perché la chiamarono a collaborare?

«Un capitale liquido sempre più importante e i mercati finanziari sempre più complessi portarono il direttore generale del Molina, Andrea Segrini, in accordo con il presidente Ermolli a chiedermi una consulenza per la gestione degli attivi. Io svolgo professionalmente il ruolo di consulente finanziario indipendente da dieci anni, dopo una trentina passati in diversi ruoli della finanza presso varie banche. Abbiamo così deciso di formalizzare un contratto di consulenza rinnovabile ogni anno per una cifra abbastanza simbolica che è durato sino al 2015. Ho svolto questo ruolo impegnandomi convinto di rendere un servizio alla città. Il nuovo CdA del Molina pochi mesi dopo il suo insediamento e immediatamente dopo il licenziamento del DG Segrini non ha più ritenuto utile il mio contributo».

Quali investimenti sono stati fatti in passato? Quanto hanno reso?

«Fare il consulente per il Molina implica ricercare buoni rendimenti con la massima attenzione ai rischi, sono molto soddisfatto dei risultati della mia consulenza che ha permesso di realizzare extrarendimenti per circa il 1,5% all’anno (su dieci milioni e per dieci anni significa circa un milione e mezzo di extrarendimento).  I risultati sono stati ottenuti investendo in titoli di stato, altri titoli quotati con rating allineati ai titoli di stato italiani, con pronti contro termine a tassi superiori a quelli di mercato e persino ottenendo interessi molto significativi su conti correnti liberi presso due banche».

Quanti conti correnti utilizzava il Molina?

«Lavorare con più banche (non troppe) può rivelarsi utile, ma ogni conto deve avere uno scopo e una giustificazione, ho saputo che negli ultimi mesi sono stati aperti altri conti correnti con altri istituti di credito, mi incuriosisce conoscerne il motivo e i vantaggi che ne derivano, della funzione ruolo e senso dei tre conti che conosco per la gestione degli anni in cui ho lavorato per il Molina potrei scrivere pagine».

Che differenza c’è tra le operazioni finanziarie degli ultimi 10 anni e quello che abbiamo visto finora?

«Sino al giugno 2015 e per tutti  dieci anni precedenti non sono mai state acquistate azioni e le obbligazioni comperate erano al minimo quotate su mercati ufficiali (gli unici costi su questi titoli erano i costi di negoziazione delle banche che accurati accordi riducevano a cifre insignificanti). Mai e poi mai avrei consigliato l’investimento in obbligazioni non quotate anche se di buone società. La svolta negli investimenti operata dalla gestione Campiotti (per quel poco che trapela) è quantomeno inquietante. Sappiamo di investimenti  in obbligazioni emesse da Rete55 evolution, di altre si vocifera (ma essendo avvenute nel corso del 2016 non se ne trovano ancora tracce nei bilanci)».

La società emittente è solida?

«Rete55 evolution spa è una società da poco costituita, nasce come filiazione di Rete55 srl da cui affitta il ramo d’azienda relativo alle produzioni televisive e ne assorbe i dipendenti. Il capitale sociale è di 1.000.000 di azioni da un euro. Viene sottoscritto per il 99% da rete 55 srl conferendo a Rete 55 evolution il valore di avviamento di Rete 55 srl. Abbiamo quindi una società con apparentemente un milione di capitale in realtà che possiede solo una parte di avviamento della controllante.
Una volta costituita Rete55 evolution emette un prestito obbligazionario convertibile di 1.000.000 di euro sottoscritto per solo 450.000 da un unico prestatore di denaro: il Molina.

Come è fatto il prestito a Rete55? Quando va rimborsato?

«Per chi non lo sapesse preciso che la differenza tra un normale prestito obbligazionario e uno convertibile è che il primo dovrà essere rimborsato dal debitore alla scadenza pena il fallimento, il secondo, quello in oggetto, ha due opzioni di conclusione alla scadenza: il rimborso in contanti  oppure la trasformazione in azioni dell’emittente. Nel nostro caso quindi la conclusione più probabile è che il Molina si trovi alla scadenza proprietario di 450.000 azioni da 1 euro di Rete55 evolution, cioè un valore finanziario tutto da verificare, ma apparentemente scarso o nullo, peraltro con questo impiego  non acquisirebbe neppure il controllo della società.
C’è una ratio in tutto ciò? Per Rete 55 srl sì. Attraverso questo gioco finanziario acrobatico prova a uscire da un indebitamento rilevante che ne rende i conti tutt’altro che brillanti.  Per il Molina si tratta di un’operazione in apparenza scriteriata che testimonia o l’assoluta ignoranza finanziaria di chi la ha sottoscritta o una deliberata scelta di aiutare Rete55 prestando dei soldi che potrebbero non tornare mai indietro».

Campiotti sostiene che il prestito sia stato fatto perché molto vantaggioso. È così?

«La giustificazione dei buoni interessi sulla operazione (il 3%) è assolutamente ridicola, per confrontare il rapporto rischio rendimento basta pensare che un’obbligazione TIER2 di Mediobanca di recente emissione rende il 3,75%».

Sulla base della sua esperienza che suggerimenti ha per chi sta operando controlli sul Molina?

«Poiché si  parla di altri prestiti facili concessi nel corso del 2016, anche se di essi non ci sono ancora tracce nei bilanci, sarebbe opportuna una immediata due diligence sui conti del Molina per evitare di trovarci l’anno prossimo a piangere su altre operazioni simili».

Marco Giovannelli
marco@varesenews.it

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Pubblicato il 31 Ottobre 2016
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