I costruttori di macchine per la plastica cambiano nome
Amaplast suona decisamente meglio di Assocomplast. Alessandro Grassi: «Un nome più corto e più semplice da pronunciare, soprattutto per gli stranieri»

Amaplast suona decisamente meglio di Assocomplast. Nell’era dello storytelling anche l’orecchio vuole la sua parte e così l’associazione nazionale dei costruttori di macchine e stampi per materie plastiche e gomma ha deciso di modificare la propria denominazione che resisteva dal 1960.
La decisione è stata presa durante l’assemblea che si è tenuta a Villa Cagnola mercoledì 8 giugno. La nuova denominazione rimanda a un messaggio positivo e rafforza l’idea di un’organizzazione e di un insieme di aziende che si impegnano per lo sviluppo e la diffusione di tecnologie all’avanguardia per la produzione di manufatti di qualità, con un occhio attento all’ecosostenibilità, alla riduzione del consumo di materie prime (grazie, per esempio, a spessori sempre più ridotti negli imballi), al risparmio energetico. «In una logica di rinnovamento, per rafforzare ulteriormente l’immagine della nostra associazione e delle aziende da essa rappresentate, ho proposto il cambio della nostra denominazione. Un nome più corto e più semplice da pronunciare, soprattutto per gli stranieri, pur nel rispetto dell’acronimo Amp, Associazione Macchine Plastica» ha sottolineato il presidente Alessandro Grassi.
Amaplast, che aderisce a Confindustria, rappresenta oltre 160 importanti aziende italiane costruttrici di macchinari. Tra i suoi scopi la promozione nel mondo, la conoscenza e la diffusione della tecnologia italiana per la trasformazione delle materie plastiche e della gomma, che occupa un posto di preminenza nella graduatoria mondiale in termini di produzione ed export. Sin dall’inizio degli anni ’50 infatti i costruttori italiani offrono una gamma completa di macchine originali e affidabili. «Mi rendo conto che è una scelta impegnativa – ha concluso Grassi – ma l’obiettivo non è certo quello di cancellare con un colpo di spugna oltre 50 anni di storia, anzi».
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