Sciopero dei medici: “La sanità muore. Salvate gli ospedali pubblici”
Venerdì 23 novembre, tutte le sigle sindacali del comparto medico hanno proclamato 24 ore di sciopero. Rivendicazioni nazionali ma anche critiche all'organizzazione lombarda

“Governo e regioni latitano… e la sanità muore”. “SSN: a 40 anni della nascita, dal pubblico al privato. Salvate il SSN”
Con questi due slogan, i sindacati dei medici hanno indetto uno sciopero della categoria per venerdì prossimo 23 novembre.
Si prospetta un’adesione elevata anche negli ospedali del territorio: « Ci attendiamo un’adesione maggiore rispetto alle scorse volte – spiega Andrea Truda esponente sindacale di CIMO – Sono tante le questioni sul tappeto, dal rinnovo del contratto di lavoro fermo da 10 anni, alla carenza di risorse, alla mancanza di figure specializzate. Il livello di malcontento è generalizzato proprio per le condizioni difficili in cui siamo costretti a lavorare».
Nelle corsie degli ospedali pubblici, cresce la voglia di partecipare, di far sentire la propria voce: « Da troppo tempo le nostre opinioni rimangono inascoltate. Non ci sono spazi di condivisione, momenti di confronto. Siamo tagliati fuori dalla scelte che riguardano la nostra vita lavorativa».
È un modello in discussione, non un singolo ospedale. Una crescente protesta che ha già portato 70 primari del Varesotto in commissione sanità della Regione Lombardia è il sintomo di un’intolleranza a meccanismi ormai inadeguati a rispondere alle richieste.
« I medici sono ormai allo stremo – commenta Cristina Mascheroni, della AAROI – la nostra frustrazione va al di là del semplice rinnovo contrattuale. Pur importante. Noi vediamo giorno dopo giorno il sistema pubblico impoverirsi. Le decisioni politiche prese in questi anni non hanno fatto altro che svilire il servizio pubblico. Senza incentivi né sistemi di valorizzazione, c’è un fuggi fuggi verso il settore privato. Nelle fasce di confine, inoltre, sono molti i giovani che preferiscono la Svizzera. Se andiamo avanti così, che sanità pubblica avremo tra dieci anni? Vogliamo far capire alle persone che la nostra lotta è anche a tutela di un servizio pubblico di qualità»
L’astensione durerà 24 ore, l’intera giornata lavorativa anche se in tutti gli ospedali saranno garantiti i servizi di urgenza ed emergenza. Potranno, quindi, saltare gli appuntamenti per visite e controlli ambulatoriali.
Un presidio è anche previsto fuori dal palazzo di Regione Lombardia tra le 12 e le 13 di venerdì prossimo.
Aderiscono allo sciopero tutte le sigle sindacali della dirigenza medica in quella che viene definita “una delle più difficili vertenze degli ultimi anni”.
Lo sciopero, quindi, è stato indetto per avere:
Un finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale 2019 che preveda le risorse indispensabili per garantire i nuovi Lea ai cittadini e per onorare i contratti di lavoro scaduti da 10 anni. E’ spregevole mettere in competizione, su risorse insufficienti, il diritto alla cura dei cittadini e quello a un dignitoso contratto di lavoro per i professionisti che quelle cure devono erogare.
L’erogazione alla Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria degli stessi aumenti contrattuali previsti per il restante pubblico impiego, risolvendo in via definitiva l’annosa questione del riconoscimento dell’indennità di esclusività di rapporto nella loro massa salariale.
Il superamento, alla firma del CCNL, del congelamento al 2016 del trattamento accessorio posto dalla legge Madia, restituendo la Retribuzione Individuale di Anzianità dei dirigenti pensionati, patrimonio contrattuale irrinunciabile delle categorie, ai fondi aziendali per assicurare le risorse necessarie per carriere e disagio.
La cancellazione dell’anacronistico blocco della spesa per il personale della sanità, fissato al dato 2004 ridotto dell’1,4%, per facilitare il turnover del personale aprendo una grande stagione di assunzioni nel SSN in grado di fare fronte nei prossimi 5 anni al pensionamento del 40% dei medici, veterinari e dirigenti sanitari attualmente operanti come dipendenti nel SSN, completando altresì i percorsi di stabilizzazione dei precari della Dirigenza, avviati con la legge Madia, ma ancora disattesi in molte Regioni.
La previsione nella legge di bilancio per il 2019 del finanziamento di quota parte del contratto 2019-2021, o perlomeno dell’indennità di vacanza contrattuale, anche per sfuggire al sospetto di un nuovo blocco contrattuale.
A questi temi nazionali si aggiungono temi tipicamente lombardi, che acuiscono le difficoltà del servizio sanitario pubblico, quali:
la mancata definizione dei fabbisogni e delle dotazioni organiche, ferme al rilievo fatto nel 1999, quindi quasi venti anni fa;
un Piano Sanitario per la Cronicità che ha mostrato tutta l’incapacità di mettere in filiera corretta le risorse territoriali costituite dai Medici di Medicina Generale e dai Pediatri di Libera Scelta, Specialisti Ambulatoriali, Professioni Sanitarie e della Prevenzione, Educazione ed Assistenza, scaricando tutto sulla parte Ospedaliera e distogliendola dalla sua funzione di gestione dell’Acuto e dell’Emergenza/Urgenza;
la vessazione dei giovani medici, assunti con iniqui contratti libero professionali senza le minime garanzie degne di un paese civile;
il netto decremento del numero dei medici veterinari che mette a repentaglio l’erogazione dei LEA;
una rete ospedaliera obsoleta nonostante la riforma e la presunta riorganizzazione che ha gravato sempre più sugli ospedali decretando il fallimento di una organizzazione territoriale affidata alle ex ASL e ora alle ATS;
le sempre più scarse possibilità di carriera dei medici ospedalieri, ne favoriscono la fuga verso il privato o verso la pensione visti i turni massacranti anche per i non più giovani.
«Sinora la riforma, vista dal mondo ospedaliero, ha fatto registrare continui aumenti degli accessi al Pronto Soccorso la perdita di una Medicina di Elezione.
La sopravvivenza del SSN è sulle spalle dei suoi dirigenti sanitari, nel silenzio della politica, passata e presente, che ha considerato la sanità solo come un bancomat per i tagli lineari degli ultimi 10 anni.
E in gioco non solo il futuro di un lavoro al servizio di un bene costituzionalmente tutelato ma anche quello della sanità pubblica e nazionale».
La categoria dei medici ospedalieri è allo stremo e chiede risposte urgenti.
Lo sciopero è indetto da tutte le sigle sindacali: ANAAO ASSOMED – CIMO – AAROI-EMAC – FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SSN – FVM Federazione Veterinari e Medici – FASSID (AIPAC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR) – CISL MEDICI – FESMED – ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI – UIL FPL COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE AREE CONTRATTUALI MEDICA, VETERINARIA SANITARIA.
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