Monsignor Delpini: «Nel mondo che cambia la Chiesa non si rassegna all’ingiustizia»
Duecento preti hanno partecipato questa mattina all'incontro con monsignor Delpini al Seminario arcivescovile

Si è concluso questa mattina al Seminario di Venegono Inferiore il programma di incontri dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini nelle sette zone pastorali della diocesi.
Sette appuntamenti pensati come occasioni di ascolto e di dialogo con l’arcivescovo: al mattino per il clero e alla sera per i laici dei Consigli pastorali e per le consacrate e i consacrati. L’appuntamento a Varese, è per questa sera al Collegio De Filippi.
Ad ascoltare le parole di monsignor Delpini nella Sala Paolo VI del Seminario arcivescovile c’erano oltre 200 preti della Zona pastolare II, che l’arcivescovo ha voluto incontrare per un momento di condivisione di motivi di gratitudine, pensieri e apettative, ma anche preoccupazioni, tra il presbiterio e il suo vescovo.
Delpini ha aperto il suo intervento invitando “a dimorare nello stupore”, ovvero, ricordando l’avvento della Pentecoste, “ad una condizione spirituale che rende leggeri, lieti, contenti, perché l’esperienza cristiana è una grazia sorprendente”. E allora prima dei doveri, delle formule e dei problemi da affrontare “la convocazione di tutti i popoli sul monte del Signore è una festa da celebrare, una sorpresa che commuove e che trafigge il cuore”.
«Mentre le letture politiche, storiche e sociologiche possono leggere il convergere di molti popoli come un problema da affrontare, i discepoli di Gesù che formano la Chiesa cattolica continuano a dimorare nello stupore, ad ascoltare la parola degli Apostoli che danno testimonianza della Pasqua del Signore come un annuncio che risponde alle attese di tutti».
Delpini ha poi affrontato il tema dei cambiamenti della Chiesa, «perché cambia il mondo, perché cambiano i cristiani e la missione di sempre si confronta con scenari nuovi e interlocutori diversi. Cercheremo insieme, ascolteremo tutti, convocheremo esperti e ci doteremo di organismi per propiziare il confronto. E continueremo a trovarci a nostro agio nella storia».
L’arcivescovo ha poi ricordato che la rassegnazione non è una parola cristiana: «Di fronte alla morte Gesù ha gridato la sua protesta, di fronte al soffrire innocente ha espresso la sua compassione, di fronte alla religione pervertita a mercato ha reagito con rabbia e parola profetica. I discepoli di Gesù continuano nello stile di Gesù e protestano contro il male, reagiscono all’ingiustizia, denunciano i comportamenti irresponsabili che creano emarginazione, sfruttamento, inquinamento. Siamo chiamati ad una lettura più critica della storia che non nasconde le responsabilità dei “paesi ricchi” nei confronti dei “paesi poveri”, che non chiude gli occhi di fronte alla corruzione, ai guadagni illeciti accumulati con la prevaricazione. Continuiamo a domandarci “perché i poveri sono poveri?” e sentiamo di dover dare voce a tutte le Chiese del mondo».

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