Cade il segreto di stato sui cibi stranieri, “una tutela in più per l’agroalimentare made in Varese”
Il presidente Fiori sullo storico pronunciamento del Consiglio di Stato: “Si realizza una condizione di piena legalità a sostegno delle produzioni del territorio e a garanzia di imprenditori agricoli e consumatori”

“Sicuramente, da oggi, sia i consumatori che gli imprenditori agricoli del nostro territorio hanno una tutela in più”. Lo dice il presidente della Coldiretti prealpina, Fernando Fiori, a commento del pronunciamento del Consiglio di Stato che, di fatto, “fa cadere il segreto di Stato sui cibi stranieri che arrivano in Italia e sarà finalmente possibile conoscere il nome delle aziende che importano gli alimenti dall’estero”.
La storica posizione assunta il 6 marzo riguarda sull’accesso ai dati dei flussi commerciali del latte e dei prodotti lattiero caseari oggetto di scambio intracomunitario e provenienti dall’estero detenuti dal Ministero della Salute e fino ad ora preclusi per ragioni pretestuose ora smascherate dall’Autorità giudiziaria. Nel 2018 in Italia è infatti scoppiato più di un allarme alimentare al giorno per un totale di ben 398 notifiche inviate all’Unione Europea tra le quali solo 70 (17%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale, mentre 194 provenivano da altri Paesi dell’Unione Europea (49%) e 134 da Paesi extracomunitari (34%).
“Un risultato fortemente sollecitato dalla nostra Organizzazione per mettere fine all’inganno dei prodotti stranieri spacciati per italiani, ma anche per consentire interventi più tempestivi in caso di allarmi alimentari che provocano preoccupazione nei consumatori” aggiunge Fiori.
“Finalmente l’eliminazione del segreto di Stato sulle informazioni che attengono alla salute ed alla sicurezza di tutti i cittadini realizza una condizione di piena legalità a sostegno del vero made in Varese”.
In concreto, sarà ora possibile per motivate ragioni chiedere al Ministero della Salute da dove viene il latte impiegato in yogurt, latticini o formaggi di una determinata marca. E l’impegno di Coldiretti non si ferma qui: “Chiediamo adesso che questo valga anche per la provenienza della frutta in succhi e marmellate o della carne, quella impiegata per la produzione di salumi e di altri trasformati e al Ministro della Salute di definire, in tempi brevi, le modalità attraverso cui saranno rese disponibili le informazioni relative alla provenienza dei prodotti agro-alimentari a soggetti che dimostrino un legittimo interesse all’utilizzo di tali dati”.
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