“Non c’è più tempo per salvare il pianeta”
Il presidente della Società Meteorologica italiana Luca Mercalli ha parlato agli studenti del corso di Scienze della comunicazione dell'Insubria
Severn Suzuki salì agli onori della cronaca nel 1992.
Zittì i grandi del mondo parlando alle Nazioni Unite. Parlò per sei muniti dei rischi che correva l’ambiente, dei comportamenti pericolosi per il clima. Il suo discorso fu ripreso da tutta la stampa mondiale. Sei minuti di fama globale che ignoriamo. Era il 1992 e di quell’accorato appello in difesa del pianeta quasi nessuno si ricorda più.
« Perché crediamo che Greta riesce a smuovere le masse? perché c’è la rete, internet e i social che hanno fatto da cassa di risonanza, arrivando a scuotere tutte le coscienze a partire dai giovani».
Così Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica italiana, ha ricordato questa mattina agli studenti di Scienze della Comunicazione dell’Insubria l’allarme risuonato ben 27 anni fa e che oggi ha assunto i toni del dramma: « Non c’è più tempo!» ha minacciato il giornalista scientifico spaziando tra passato, presente e futuro.
Con citazioni storiche, mitologiche, letterarie e di cronaca ha tenuto viva l’attenzione degli studenti su un tema delicato e coinvolgente perché riguarda comportamenti e decisioni quotidiane: « Chi di voi farebbe a meno dell’aereo per andare in vacanza?», «Chi accetterebbe di pagare la benzina 25 euro al litro per compensare i danni inferti alla terra?». Domande a cui i ragazzi, accorsi numerosi nell’aula magna del campus Cattaneo, reagivano con un sorriso tirato: « Le scelte ambientali della politica sono impopolari – ha ricordato Mercalli – come sta avvenendo in Francia dove l’aumento della benzina introdotto da Macron con fini ecologici ha innescato la rivolta dei “gilet jaune” »
L’uomo è naturalmente portato a negare ciò che lo distoglie dalla sua confort zone ed è talmente poco disposto a modificare i suoi comportamenti da aver creato figure mitologiche come “Cassandra” a cui imputare la sfortuna : « La nostra indole si è forgiata sull’esperienza dell’uomo preistorico cacciatore, un lasso di tempo di oltre due milioni di anni in cui si è sviluppata l’attenzione per il qui e ora».
Programmare e prevedere non sono dunque azioni connaturate nella natura umana. Ma il tempo a disposizione è finito e nell’attuale era definita “antropocene”, in cui l’ambiente è talmente condizionato dall’azione umana, rimandare o ignorare non è più permesso.
I giovani del “F4F” sono ancora in movimento. A maggio si annuncia una nuova grande dimostrazione. Severn Suzuki ha fatto proseliti.
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