Chiede la pensione di cittadinanza, ma il figlio “lavora in nero”
La donna, una commerciante di Opera, aveva inserito nel nucleo familiare il figlio, che però non aveva un lavoro regolare. Richiesta respinta dopo l'intervento della Guardia di Finanza di Como

Se si decide di chiedere il reddito o la pensione di cittadinanza, forse è meglio studiarsi bene le regole, soprattutto se si intende aggirarle, quelle regole. Così è accaduto che una donna residente ad Opera si è vista respingere la richiesta di pensione di cittadinanza perché nella domanda aveva inserito il figlio come componente del nucleo familiare. Solo che il figlio era un “lavoratore in nero” e la domanda è stata respinta. Non solo: a seguito dell’intervento della Guardia di Finanza, l’I.N.P.S. disporrà la decadenza del sussidio che non potrà essere richiesto per i prossimi 18 mesi.
Sono stati i finanzieri della Compagnia di Como ad intervenire a conclusione di un controllo effettuato nei confronti di una commerciante residente nella periferia di Milano. La donna aveva presentato la domanda di richiesta della “pensione di cittadinanza” per percepire un sussidio di 776 euro relativo ai mesi di aprile, maggio e giugno
Nella richiesta, però, la donna aveva inserito il figlio tra i componenti del nucleo familiare, circostanza che, vista l’irregolarità del rapporto lavorativo, ha comportato la decadenza del
beneficio.
Le attività ispettive della Guardia di Finanza di Como in materia di spesa pubblica hanno come obiettivo il contrasto ai comportamenti illeciti ed alle frodi perpetrate a danno dei settori previdenziali ed assistenziali, mirando a garantire l’effettivo sostegno alle fasce più deboli della popolazione ed evitando il dispendio di risorse a beneficio di soggetti non aventi diritto.
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