L’ultimo commosso saluto a Carlo Bellora
Centinaia le persone assiepate nella basilica. Amici, colleghi, studenti, che l’hanno affiancato nei tanti percorsi seguiti nei cinquantasei anni di intensa vita
Le note delle cornamuse e un intenso, umano e sofferto omaggio hanno salutato per l’ultima volta il professor Carlo Bellora, musicista.
Centinaia le persone assiepate nella basilica. Amici, colleghi, studenti, che l’hanno affiancato nei tanti percorsi seguiti nei cinquantasei anni di intensa vita.
«Carissimo Carlo, volevo scusarmi con te», ha esordito nell’omelia don Stefano Venturini, che è stato negli anni Duemila alla parrocchia di Santa Maria Assunta a Gallarate, la stessa frequentata da Bellora. Un saluto anche personale, quello di don Venturini. «Ci accomuna la nascita a Milano e l’amore per Gallarate. Una città che pare padanamente fredda, ma custodisce gesti di onore e di passione. Hai ricevuto tanto da questa città, ma molto hai donato. Tutta la tua e la nostra città si stringe intorno a te a tributarti cio che meriti. Il tuo nome sia scolpito nei ricordi e anche nel marmo dei grandi gallaratesi».
Di fronte all’improvvisa dipartita, don Venturini si è rivolto anche alla famiglia: «Ogni volta che si pronuncerà il nome del professor Bellora Carlo, un sussulto di orgoglio vi percorra. Egli è stato un grande uomo».
Alla conclusione della celebrazione il ricordo è stato affidato alla figlia, ai suoi studenti del Puccini e anche agli amici della Polverfolk: «Un gruppo di persone che hanno scelto la musica come modo per condividere l’amicizia», ha detto Dario Cecchin, uno dei fondatori del gruppo.
Sono state le note di Amazing Grace ad accompagnare il professor Carlo Bellora, prima intonato dai suoi studenti, poi dalla cornamusa che suonava, sotto la pioggia.
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