Voci dal mercato di Busto Arsizio: “Finalmente si torna a respirare”
Da un lato la consapevolezza della straordinarietà della situazione e dall'altra la voglia di normalità. ecco come ambulanti e clienti hanno vissuto il ritorno al mercato
Anche se a ranghi ridotti, rivedere il mercato in piazzale dei Bersaglieri è un segnale importante. Lo dicono proprio gli ambulanti, che oggi dopo un mese e mezzo sono tornati con i loro banchi a servire i clienti con rigide misure di sicurezza.
Ognuno si è organizzato come ha potuto, seguendo le direttive della Polizia Locale: in molti hanno messo a disposizione gel igienizzante e guanti, distanza di tre metri tra i banchi e massimo due persone da servire alla volta. Con il volto coperto dalle mascherine sono dunque tornati finalmente al lavoro.
«Pensavo peggio – dice un commerciante di miele di Dairago – è venuta più gente di quanta me ne aspettassi. Essendo la prima giornata secondo me ci sono stati un paio di problemi, come alcuni che necessitano di più corrente di quanta non ne possano avere per rispettare il distanziamento tra i banchi. Penso però che pian piano ci assesteremo. Comunque solo il fatto di venire qui e ritrovare clienti e colleghi è molto bello, dà un minimo di speranza».
«Nessuno pretendeva la normalità – ci dice un altro- ma è sicuramente un segnale importante essere qui, dire che ‘noi ci siamo’, al servizio della città. La voce gira e credo che con il tempo le cose andranno meglio». Un altro ambulante, arrivato da Castelletto Ticino (che vince il premio del più distante), è di poche parole ma ben assestate: «Finalmente possiamo respirare, e quello che arriva è ulteriore ossigeno dopo un periodo duro».
C’è di base un ragionamento che tutti gli ambulanti condividono: non è più sicuro il mercato all’aperto rispetto ai supermercati al chiuso? «E’ un bene ripartire – dichiara la pescivendola storica-perché stare fermi complica ancora di più le cose, le bollette da pagare ci sono per tutti. Abbiamo visto che la gente è accorta, rispetta le regole e si sente tutelata anche perché la merce la maneggiamo noi che usiamo tutte le precauzioni del caso. Anch’io mi sento più sicura rispetto ad una cassiera di supermercato, vista la distanza che di base c’è con i clienti dall’alto del mio bancone».
Infine, una fruttivendola di Lonate Ceppino non riesce a nascondere un po’ di amarezza: «Vedere questa piazza quasi vuota è una tristezza. Molti non ce l’hanno fatta ad essere qui oggi, ma man mano che si ripartirà speriamo di tornare a riempirla e riprenderci i nostri spazi».
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