In memoria di Mario Bossi
I ricordi di chi lo ha conosciuto e che con lui ha condiviso parte della propria vita

Mario Bossi, 77 anni di Gallarate, ha lasciato un segno importante nel mondo del volontariato. Ha creato e sostenuto la società di pallavolo della Moriggia che ha guidato per tanti anni. È stato un punto di riferimento anche nella parrocchia
È morto il 19 maggio 2020
«Ogni inizio e fine allenamento era sancito da due parole: Salve, Bossi», racconta Anna Zambon, ex pallavolista gallaratese. Mario Bossi era il “papà” della Pallavolo Moriggia, il quartiere nord di Gallarate: lo storico presidente ha guidato la squadra dell’oratorio dagli anni Ottanta fino all’ultimo.
«Tutta la società gli è riconoscente, perché ci metteva l’anima, per la squadra, per le ragazze e per la palestra», lo ricorda Giuseppe Lisi, responsabile della squadra.
Era sempre presente, «senza essere ingombrante o autoritario»: seguiva la squadra a tutte le partite, da quelle giocate in casa alle trasferte, dalle amichevoli al campionato vero e proprio. «Aveva una
parola di supporto e di incoraggiamento per tutte noi. Quando c’era un problema la soluzione era sempre la stessa: senti il Bossi».
Conosceva tutte le sue ragazze della pallavolo, ogni vicenda fuori e
dentro al campo. «Sarà impossibile dimenticarlo perché se abbiamo raggiunto importanti risultati è anche grazie a lui, che non ci ha mai lasciato rinunciare ai nostri piccoli grandi sogni di giocatrici».
Forte, leale, concreto, generoso. Marito, padre e nonno amorevole e attento, è stato parte integrante della comunità parrocchiale del quartiere: un punto di riferimento per tutti i giovani che hanno frequentato l’oratorio. «Non ci si poteva immaginare una vacanza senza di lui, era una figura di riferimento e la sua presenza era rassicurante», ricordano Sara Palmiero ed altri della comunità,
«Trascinava Don Giuseppe ed il gruppo di ragazzi in escursioni organizzate. Mario sapeva trasmettere la passione per la montagna ai ragazzi guidandoli ad accorgersi della bellezza circostante; un compagno di camminate (stargli dietro era impegnativo) e di risate». «Anche durante la malattia era “il Bossi” di sempre, non dava a vedere sofferenze e preoccupazioni. Mario era generosità silente, e il suo sguardo parlava al posto suo».
“Il Bossi” se n’è andato lasciando il suo ricordo ed un po’ dei suoi sogni nelle persone che lo hanno conosciuto: «Con lui scompare un faro luminoso. È spiazzante non trovarlo più dove è stato sempre. La luce, però, non muore mai. Può camminare nei passi di chi ha avuto dono di incontrarlo e va custodita con cura».
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