La scuola non può più aspettare: è tempo di una politica responsabile
Presidio dei sindacati confederali della Scuola davanti alla Prefettura. L'emergenza sanitaria ha evidenziato la debolezza del sistema che ha bisogno di fondi e personale. La solidarietà del sindaco di Varese

È tempo di pensare seriamente alla scuola. L’emergenza sanitaria ha evidenziato la fragilità del sistema educativo. Una fragilità sia strutturale sia infrastrutturale: « In questi mesi è emersa la centralità del sistema scolastico e della sua importante relazione con la società – commenta Alessandro Viggiano, delicato Cgil della Scuola – La didattica a distanza è stato l’unico anello di congiunzione ma ha retto a fatica, solo con un sostanzioso aiuto alle famiglie che non avevano dispositivi. In questa condizione di emergenza si è agito in modo encomiabile. Ora però occorre rimettere al centro l’istruzione e la sua funzione. Pensare a spazi adeguati ma anche a un numero davvero sufficiente di docenti».
Basta alle classi pollaio, dunque, vanno pensati investimenti per una scuola del futuro adeguata e funzionale, capace di dare risposte : « La scuola già da tempo aspetta di essere presa in carico da una politica responsabile e ambiziosa» così si legge nel comunicato dei dimostranti che si sono dati appuntamento alle 10.30 davanti alla sede della Prefettura per poi salire, con una piccola delegazione, dal Prefetto.
I sindacati, Cgil e Uil a cui si è associata la Cisl, contestano la gestione centralista del tema, senza un vero dialogo con le parti sociali, gli addetti ai lavori, le famiglie e gli studenti. : « Questa condotta miope e ingiustificata da parte della Ministra – afferma Viggiano – mostra la provvisorietà delle misure intraprese , misure che giudichiamo insufficienti e non idonee a mirare al cuore del problema.
Le criticità sono tante: insufficienza degli organici e mancata formazione del personale, assenze di politiche di assunzione e abuso di contratti a tempo determinato, vetustà degli edifici scolastici».
L’ultimo giorno di questo anno scolastico così difficile si è svolto nel silenzio degli studenti e con la manifestazione sindacale. Il pensiero è già a settembre, quando è certo che si rientrerà, ma non è ancora chiaro come.
La scuola a distanza ha mostrato limiti anche per una scarsa preparazione : il Piano nazionale della Scuola Digitale, pilastro della Buona scuola, risale al 2015. Nel 2012 la Lombardia sponsorizza la prima “Generazione Web“, un investimento da oltre 40 milioni di euro, nei diversi anni, per dotare di device gli studenti. La maggior parte rimase chiusa negli armadi, per mancanza di programmi e lezioni multimediali d utilizzare. Nel frattempo nacque il Polo della scuola digitale varesino, con insegnanti qualificati e ispirati per fare formazione. Nel corso degli anni, tante ore sono state dedicate all’innovazione della didattica spingendo verso la digitalizzazione. Fondi, tempo, energie per arrivare alla pandemia che ha rivelato un’arretratezza di fondo.
Il Sindaco di Varese Davide Galimberti e l’assessore Rossella Dimaggio hanno portato supporto e sostegno ai docenti e a tutto il mono della scuola: « Come amministrazione ci associamo alla richiesta di maggiori fondi alla scuola – commenta Galimberti – Da parte nostra siamo pronti a intervenire sugli edifici per renderli più accoglienti e funzionali. Abbiamo realizzato già importanti opera a partire dalla scuola Pellico e siamo pronti a fare la nostra parte».
La crisi offre una grande opportunità a un mondo da troppi anni piegato da tagli continui di risorse. Si va verso un calo importante del numero di studenti: non sia questo un argomento per chiudere istituti e ridurre ulteriormente gli spazi e il personale, ma sia l’occasione per ripensare agli ambienti didattici, più accoglienti, funzionali e salubri.
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