L’ospedale unico si farà: ma con qualche modifica “causa covid”
All'inaugurazione del nuovo piano dedicato alle malattie cardiovascolari, è stato rilanciato il progetto nonostante l'emergenza abbia evidenziato la fragilità della rete. Gallera: "Abbiamo il più basso numero di letti in Europa. Ma lo dice la legge"

L’ospedale unico si farà. La pandemia non rallenta i piani di Regione Lombardia che procede spedita verso la sostituzione di due attuali presidi di Gallarate e Busto. La pandemia ha solo rallentato il cronoprogramma che ora riprende, con più convinzione di prima, dalla Conferenza dei servizi dove si era bloccato.
Qualche modifica, nel dopo covid, è stata apportata al progetto che ora prevede due padiglioni distinti, uno dedicato all’attività ospedaliera H24 e uno definito “ospedale diurno” che potrà, all’occorrenza, trasformarsi in struttura di degenza satellite per affrontare nuove emergenze sanitarie.
« Il problema non sono i letti ma le risorse – ha ricordato il direttore dell’asst Valle Olona Eugenio Porfido – non si può pensare di duplicare le forze in vista di occasionali emergenze. Qui il tema centrale è la professionalità: professionisti che sono stati capaci di fare squadra, adattarsi alle nuove situazioni, informarsi e fermarsi velocemente per le esigenze che si presentano. Questo è il valore della medicina che abbiamo visto e che vogliamo portare avanti. Altrimenti si devono fare altre valutazioni, di tipo sociale ma, in quel caso, occorre considerare che occorrono molti più fondi. In questo momento fermare il processo di integrazione e di ottimizzazione sarebbe un errore».
Il tema della capacità alberghiera lombarda è legata a una normativa nazionale: « C’è una legge che impone un letto ospedaliero ogni mille abitanti – ha spiegato Gallera – Finché non cambierà la normativa dobbiamo rispettare quel parametro anche se è il più basso in Europa. Potrebbe darsi che si avvii ora una riflessione come per le terapie intensive che in Lombardia dovrebbero arrivare a 1466 dai quasi 800 posti attuali. La nostra regione, però, ha un patrimonio ospedaliero importante e una capacità ricettiva elevata. L’ospedale di Cuasso è rientrato nell’organizzazione della riabilitazione per il Covid, ma è un presidio che insiste in un territorio già ricco come riabilitazione». Nulla si sa ancora circa le domande arrivate entro il 29 febbraio scorso come manifestazione di interesse per prendere in gestione quella struttura.
L’ospedale unico, quindi, riprende il suo iter progettuale: sarà un presidio versatile , capace di garantire percorsi in sicurezza da attuare in momenti critici. Sarà all’avanguardia quanto a tecnologia e capacità alberghiera e quindi permetterà di trattare una casistica importante e complessa: « Non va visto come una fusione – ribadisce contento Porfido – ma un salto di qualità in termini di efficienza».
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