Fabrizio Chianelli ci ha lasciati
È stato per anni un punto di riferimento per l’associazionismo varesino. Rimasto tetraplegico all’età di 20 anni a seguito di un tuffo in un lago, ha vissuto la sua “seconda vita in carrozzina “ come un’occasione da non sprecare

Fabrizio Chianelli, che oggi ci ha improvvisamente lasciati, è stato per anni un punto di riferimento per l’associazionismo varesino. Rimasto tetraplegico all’età di 20 anni a seguito di un tuffo in un lago, ha vissuto la sua “seconda vita in carrozzina “ come un’occasione da non sprecare.
Non aveva la notorietà di Zanardi, ma anche la vita di Fabrizio Chianelli ha avuto il sapore dell’eccezionalità. Nato a Perugia 59 anni fa, si era trasferito presto con la famiglia a Varese. Io l’ho conosciuto quando stava per laurearsi in giurisprudenza. L’incidente, un tuffo in un lago, che lo aveva reso tetraplegico, ossia paralizzato dalla testa in giù, era avvenuto vari anni prima. Quando lo incontrai aveva superato da molto tempo il primo momento di disperazione e di sconforto, quello in cui – come mi confidò -passava il suo tempo a riflettere su come trovare il modo di togliersi la vita. Al suo posto, anche grazie alla fede, era nato un Fabrizio nuovo, pieno di sensibilità, di doti e di progetti.
“Sono fortunato – mi diceva – per un avvocato poter muovere braccia e gambe non è poi così importante”. Così avvocato lo era diventato davvero e aveva aperto uno studio tutto suo che ha continuato a mandare avanti con impegno per tutti questi anni. Ma non gli era bastato. Convinto sostenitore dei diritti e dell’integrazione sociale dei disabili, si è impegnato per molti anni nel mondo del volontariato, dando vita a Varese all’associazione Gruppo aperto. Si era poi fatto promotore della Lisdha, la Lega per l’integrazione sociale e la difesa dei portatori di handicap, un coordinamento che aveva unito oltre 25 associazioni operanti a livello provinciale nell’ambito della disabilità con lo scopo di portare avanti progetti comuni nel settore della scuola, del lavoro, della sanità e dell’accessibilità.
Insieme, nel 1990, avevamo dato vita ad una rivista sulla disabilità, Lisdha news, diventata in poco tempo una delle principali riviste di settore a livello nazionale. Le barriere, che impediscono l’integrazione – Fabrizio ce lo ripeteva – non sono solo quelle fisiche pure importanti, ma anche quelle culturali ed è per questo che insieme ad altri avevamo voluto lavorare proprio sull’informazione, come strumento per diffondere e far crescere i diritti, ma anche far conoscere esperienza positive che fossero fonte di vita per tanti.
E Fabrizio, in prima persona, con la sua intelligenza, sensibilità e umorismo, è stato per quanti lo hanno conosciuto un esempio di vita. Pur nella fatica quotidiana è stato capace di non cadere mai nel vittimismo e lo voglio ricordare così, con il suo bellissimo sorriso, e dirgli grazie non solo per l’ affetto che mi ha regalato, ma per avermi fatto capire che i limiti sono solo nella nostra testa e che togliendo lo sguardo da quello che ci manca, con quello che resta, ne abbiamo a sufficienza per riuscire a fare della nostra vita un capolavoro.
Marcella Codini
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