La denuncia del sindacato: “Noi segnaliamo cosa non va, ma gli enti non hanno sufficiente personale per le ispezioni”
La carenza di personale dell'Ispettorato del lavoro e del Uoc Psal dell'Ats non consentirebbe adeguati controlli nelle aziende del territorio

Ci sono ancora molti aspetti da chiarire relativi all’incidente mortale avvenuto nello stabilimento della Bandera a Busto Arsizio, azienda specializzata nella produzione di macchinari per l’estrusione della plastica. La vittima, un uomo di 49 anni di Sesto Calende che stava lavorando a un tornio meccanico, ha subito un trauma da schiacciamento che gli è stato fatale.
(foto da sinistra: Daniele Magon segretario della Cisl dei Laghi, Stefania Filetti segretario della Cgil e Antonio Massafra segretario della Uil)
CARENZA DI CONTROLLI
Il sindacato denuncia la carenza del sistema dei controlli che negli ultimi anni si è accentuata a causa dei tagli alle risorse destinate agli enti preposti. «Dobbiamo ancora capire se si tratta di un lavoratore che stava facendo manutenzione su un macchinario, quindi un esterno all’azienda, o se si tratta di un dipendente interno alla Bandera – dice Stefania Filetti segretario provinciale della Cgil – Una cosa però è certa: sia all’Ispettorato del lavoro che al Uoc Psal il dipartimento dell’Ats Insubria hanno carenze di personale non compatibili con un territorio così fortemente industrializzato come il nostro. Siamo arrivati al punto che noi segnaliamo i problemi e gli organi ispettivi non escono a fare i controlli perché non hanno ispettori a sufficienza. È il punto di non ritorno».

Proprio in occasione del Primo Maggio la Uil aveva ricordato l’importanza della campagna “Zero morti sul lavoro“, sollecitando non solo gli addetti ai lavori ma anche la società civile, messaggio condiviso dai tre segretari confederali. «Dopo quanto avvenuto siamo ancora più preoccupati, oltre che dispiaciuti – dice Antonio Massafra della Uil -. Si continua a morire sul lavoro, ieri a Prato, oggi a Busto Arsizio. Bisogna fare di più e non limitarsi a sensibilizzare i lavoratori ma tutta l’opinione pubblica ad ogni livello a partire dai bambini. La sicurezza sui luoghi di lavoro è un tema che deve entrare nelle scuole, fin dalle elementari, perché occorre costruire una cultura solida in questo senso a partire dai più giovani. Quando c’è un morto sul lavoro, la domanda è sempre la stessa: le misure di prevenzione per evitare quella morte sono state prese tutte? Evidentemente no perché sappiamo bene che, secondo le conoscenze scientifiche, gli incidenti sul lavoro non dipendono mai dal caso».
UN DRAMMA SOCIALE
È difficile, anche per uno che da anni si occupa di questi temi, accettare una morte sul lavoro. «Siamo di fronte a un dramma sociale – sottolinea Marco Contessa, responsabile del dipartimento sicurezza della Cisl dei Laghi – non è morto solo un lavoratore ma un giovane padre di famiglia che lascia una moglie e due bambini».
Sono molti gli elementi che potrebbero avere inciso in questa ennesima tragedia. «Paradossalmente anche la voglia di ripartire e di tornare a essere produttivi al cento per cento – spiega Contessa – che può far perdere quell’attenzione a tutti i protocolli di sicurezza richiesti da una determinata lavorazione. Bisogna anche fare una riflessione sul sistema dei controlli che negli anni, con la mancanza di investimenti da parte dello Stato, ha visto la drastica riduzione delle figure degli enti ispettivi che garantiscono il controllo nelle aziende del rispetto delle norme e dei presidi necessari per evitare infortuni sul lavoro. È ovvio che se il controllo avviene su un campione del 5 per cento delle imprese, il restante 95 per cento non viene monitorato. La verità è che un tema così delicato, che qualifica la civiltà di un Paese, in Italia rimane residuale».
È morto l’operaio di 49 anni coinvolto nell’incidente sul lavoro a Busto Arsizio
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