“Tra le viuzze di Genova e i resti di pestaggi, cercando di tornare a casa”

La testimonianza dell'esperienza al G8 di Dino De Simone, all'epoca attivista di Legambiente, ora funzionario in un agenzia regionale e assessore della città di Varese

G8 di Genova 2001 - le foto

Continuiamo a pubblicare le testimonianze di chi ha partecipato alle manifestazioni al G8 di Genova 2001, nei giorni del ventesimo anniversario. Qui l’esperienza al G8 di Dino De Simone, all’epoca attivista di Legambiente, ora funzionario in un’agenzia regionale e assessore della città di Varese. Qui le altre storie

Siamo arrivati a Genova sabato 21, con uno dei pullman partiti da Varese.

Ma ci siamo presto staccati dagli altri, perchè volevamo raggiungere un’altra parte del corteo: volevamo manifestare infatti dietro lo striscione di Legambiente nazionale, che era più avanti. Così in tre – io, Federico e Alberto –  abbiamo cominciato a marciare all’interno della manifestazione, a passo svelto.

I primi momenti sono stati bellissimi: un bel sole, la festa, la gente che ci salutava dalle finestre  e ci buttava l’acqua per rinfrescarci. Era bello, anche se c’era la tristezza per quello che era successo il giorno prima, la morte di Carlo Giuliani. Uno dei momenti piu belli è stato un punto dove ti facevano colorare le mani e metterle su uno striscione bianco.

Continuando ad andare avanti, siamo arrivati a una piazza sul lungomare. Da lì abbiamo cominciato a vedere i lacrimogeni, e abbiamo sentito che c’era stato un blocco del corteo.  Così abbiamo deciso di salire su una piazzetta sovrastante e da questo particolare “balcone” abbiamo visto il corteo spezzato: a sinistra il corteo che non è andato avanti, a destra il taglio della fila di gente. La testa del corteo non l’abbiamo piu vista.

A quel punto non abbiamo fatto altro che cercare di andar via, ed è cominciata per noi una esperienza stranissima: in ogni luogo in cui andavamo, ci imbattevamo in piazze dove un attimo prima o dopo c’erano cariche pesantissime. Sempre evitate, ma solo per un soffio. Ricordo ancora come abbiamo lasciato la prima piazza e poi, da lontano, abbiamo visto la finanza che faceva tabula rasa dei manifestanti che erano rimasti lì.

Abbiamo imboccato delle viette per allontanarci dai punti più pericolosi: i genovesi ci avvertivano su dove andare per muoverci piu sicuri, erano meravigliosi. Arrivavamo in angoli o piazzette e trovavamo ragazzi per terra mezzi massacrati, oppure scout, una volta anche vecchietti. Vedevo black bloc in moto: coperti e irriconoscibili, ogni tanto scendevano dalla moto, sfasciavano e andavano. Era un modo di comportarsi stranissimo, che colpiva per inusualità.

Nel nostro vagare ad un certo punto siamo arrivati anche in piazza Alimonda, dove non c’era lapide ovviamente ma c’erano già fiori. Ci siamo arrivati per caso però, non sapevamo dove fossimo. Da piazza Alimonda abbiamo poi fatto in modo di arrivare a Marassi e ogni volta rischiavamo di trovare cariche della polizia.

Alla fine, finalmente, arriviamo al pullman, passiamo a fianco del carcere e io ho questa immagine, mentre passo: uno dei ragazzi della polizia che stava facendo sorveglianza, mi ha fatto il dito. Io non ho risposto, non ero li contro la polizia, nella mia storia personale c’è stato anche un momento in cui ho pensato di fare il concorso di polizia. Per me la polizia era importante, erano quelli che avevano fatto la scorta di Falcone e Borsellino. Il ragazzo che mi aveva fatto il dito era un ragazzo come me. Volevo fermarmi e dirgli: «“Di che stiamo parlando? Io sono qui per chiedere ai politici la lotta al cambiamento climatico e l’eguaglianza sociale, perchè mi fai il dito?”».

Con Legambiente seguivamo il movimento che si stava sviluppando in quegli anni da vicino: già allora chiedevamo un’accelerazione sul cambiamento climatico, dicevamo “non fermatevi ai pannicelli caldi, fate qualcosa di strutturale”. Se i grandi allora avessero ascoltato non avremmo perso 20 anni. Questi 20 anni sono stati bruciati e ora dovremmo andare venti volte piu veloci: la transizione ecologica non va fatta oggi, andava fatta 20 anni fa, per questo dico che vent’anni fa eravamo dalla parte dei giusti.

Dino De Simone
Funzionario agenzia regionale, Varese

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

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Pubblicato il 20 Luglio 2021
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