Metamorfosi urbana: il tempio della finanza accanto alla Basilica
La 24esima puntata della rubrica di Fausto Bonoldi ci porta sul sagrato di san Vittore, dove è stata innalzata la sede della Cariplo
Ogni lunedì, con una passeggiata virtuale, la rubrica “Metamorfosi urbana” vi racconta le trasformazioni che ha subito Varese negli ultimi cento anni, da quando cioè è diventata capoluogo di provincia. A firmarla è Fausto Bonoldi, storica firma del giornalismo varesino che su questo argomento, che tratta da anni nel gruppo Facebook La Varese Nascosta, ha scritto anche un libro, edito da Macchione, dal titolo “Cara Varese come sei cambiata“
Metamorfosi urbana, ventiquattresima puntata: il tempio della finanza accanto alla Basilica
Volumi squadrati con vuoti e pieni enfatizzati, in particolare sui lati e un accentuato monumentalismo nella facciata: ha tutti i caratteri dell’architettura Novecentista, in auge soprattutto nella seconda metà del Ventennio, l’edificio costruito nel 1939 per la Cassa di risparmio delle provincie lombarde e oggi sede varesina di Banca Intesa Sanpaolo.
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La parte della facciata prossima alla piazza del Battistero è decorata da un bassorilievo di pietra dello scultore Angelo Frattini, il quale vi ha raffigurato tra due stemmi, uno è quello della città di Varese, due cornucopie che traboccano di frutti, beneaugurante allegoria dell’attività bancaria.
Per edificare il nuovo edificio fu demolito il palazzo ottocentesco che era collegato da un passaggio coperto al lato posteriore di uno dei palazzi del Corso all’epoca intitolato a Vittorio Emanuele II. Il “tunnel” consentiva il transito dalla vecchia via Leopardi, poi per metà riedificata, alla piazza della Basilica.
Nell’edificio demolito nel 1934 era ospitata una rinomata trattoria, gestita da Rosa e Eugenio Rebizzi per ciò chiamata “del Rebiz”. Nell’esercizio aveva sede uno dei “club” all’epoca molto noti in città, la “Società del chiodo”, come racconta lo storico dell’accoglienza a Varese Fernando Cova, al quale dobbiamo anche la notizia che durante i lavori di demolizione e di scavo fu portata alla luce un’ara romana di serizzo, alta poco più di mezzo metro, che riporta un’iscrizione in lingua latina contenente la dedica “agli dei e alle dee”.
Il reperto è oggi custodito nella sezione archeologica del Museo di Villa Mirabello. Sul lato del palazzo demolito che dava sulla via Leopardi si apriva, come si vede nella foto d’epoca, la vetrina del primo negozio di articoli casalinghi Binda, poi trasferitosi sotto i portici del Corso.
Nelle more tra l’abbattimento del vecchio palazzo e la costruzione del “tempio della finanza”, si creò un enorme “sagrato” per la basilica San Vittore e per il Battistero di San Giovanni. Alla costruzione della monumentale sede bancaria sovrintese l’ingegner Alberto Angiolini, ingegnere capo della Cassa di risparmio.
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