Nasce a Varese la “Quartieri League”: si va a canestro per riqualificare la città
Squadre di quartiere, partite inclusive, sistemazione dei playground sparsi sul territorio, tocchi artistici e sociali. Una grande iniziativa de "Il basket siamo noi" supportata da Palazzo Estense
Il basket a Varese non è, e non dovrà mai essere, un semplice sport da praticare o tifare. I canestri nella Città Giardino hanno una radice ben più profonda; fanno parte del tessuto sportivo, economico ma anche sociale del territorio alle tantissime esperienze e iniziative nate nel corso degli anni.
Fino a quest’oggi, però, non c’era mai stata una “lega” capace di radunare le squadre di ogni quartiere cittadino e metterle a confronto su quei campi nei quali la grinta e il cuore riescono spesso a sopperire alle lacune tecniche e alle intuizioni tattiche: i playground. I “campetti”, quelli che sorgono nei piazzali, negli oratori e nei parchi, luoghi che a Varese hanno rappresentato un serbatoio storico per le squadre di club e che devono tornare a vivere in tutta la città.
Per questo motivo “Il basket siamo noi” – l’associazione dei tifosi della Pallacanestro Varese – ha lanciato la “Quartieri League”, un torneo che prenderà il via a settembre e sarà disputato sui campi all’aperto, con il supporto di Palazzo Estense che da tempo pensava a come riqualificare le castellanze, anche quelle più periferiche, utilizzando lo sport come veicolo per arrivare a bambini, giovani e adulti. Il matrimonio tra IBSN e Comune è stato celebrato nel tempio del basket, il palasport di Masnago, ma ha coinvolto tanti altri soggetti: ci sono una serie di aziende importanti a supporto (Vibram, Lindt Factory Shop, Leroy Merlin), le scuole (Licei Manfredini, Scientifico “Ferraris”, Artistico), gli operatori del sociale (Fondazione Renato Piatti, Spazio Blu) e VG Art, associazione che curerà il lato artistico dell’iniziativa.
Poi, certo, c’è il basket giocato: «La nostra idea è che ogni quartiere possa avere la sua squadra in ognuna delle tre categorie che abbiamo previsto, Under 15, Under 18 e Senior – ha spiegato Paola Biancheri de “Il basket siamo noi” – e penso che ogni zona possa avere il proprio referente per meglio organizzare le cose. L’iscrizione però è libera a tutti, e l’inclusività è proprio una delle finalità della lega dei campetti che non è un semplice torneo ma che dovrà essere un veicolo di valori sani e positivi, un forte momento di aggregazione e socializzazione».
Biancheri ricorda come tutto sia partito proprio dal palasport: «Qui abbiamo lanciato la campagna “Not in my house”: i soci del trust hanno preso scope, sacchi e vernice sistemando poco a poco sia le aree esterne della Enerxenia Arena, sia quelle interne. Così è nata l’idea di riqualificare “pezzi” di città attraverso il basket: un primo intervento è già stato effettuato a Casbeno, ora toccherà al lavatoio di Bobbiate e via dicendo. Strada facendo stiamo stringendo una solida rete di legami che cominciano sotto canestro e vanno verso il futuro della città».
Il Comune, come detto, affiancherà con entusiasmo “Il basket siamo noi”: «Quando abbiamo pensato di riqualificare i campetti dei quartieri, già prima del Covid, pensavamo proprio a qualcosa di simile – ha sottolineato Dino De Simone, assessore allo sport ed ex giocatore e arbitro – Quando si fa un intervento di decoro urbano bisogna coinvolgere le persone, altrimenti si rischiano i danneggiamenti. Bello che in questa iniziativa non si pensi solo ai campi già presenti e conosciuti ma anche a quelli che stiamo sistemando, in zone in cui i ragazzi hanno bisogno di giocare».
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«La Quartieri League va oltre l’ambito sportivo – interviene l’assessore ai giovani Francesca Strazzi – ma si inserisce a 360 gradi sulla città. Siamo partiti dal basket per sistemare alcuni luoghi e dare spazio anche all’arte: è bello riscoprire aree di Varese, renderle più belle e mettere le persone a giocare con un pallone in mano».
In attesa dei primi palleggi e dei primi tiri mandati a bersaglio, si è intanto sviluppato il progetto artistico che sosterrà i tornei sportivi. «La mia associazione, VG Art, da dieci anni dipinge i muri in senso artistico, contro i vandalismi – è l’intervento di Ileana Moretti – Quando si interviene in questo modo gli spazi tornano a vivere a favore della città e del territorio». I tabelloni dei playground cittadini invece saranno decorati grazie al lavoro degli studenti del biennio dei Licei Manfredini che hanno presentato i bozzetti delle grafiche che vedremo sui campi.
«Questo sport è speciale anche per i nostri ospiti – dice Cesarina Del Vecchio, vedova di Renato Piatti e anima della Fondazione a lui dedicata – Soprattutto per i 150 bambini con autismo, il “fare canestro” è un momento importante. Ai tornei ci saremo anche noi con operatori specializzati perché il progetto possa realizzarsi». In rappresentanza delle aziende invece è intervenuto Marco Guazzoni di Vibram: «Da quando sono direttore della sostenibilità ho cercato di affinare l’ambito sociale anche come “formazione delle persone”. “Devolviamo” una giornata di ogni dipendente a progetti in ambito sociale sul territorio. L’obiettivo finale è trasformare questi progetti in ispirazione anche alle altre aziende e ai nostri clienti».
I CAMPIONI TESTIMONIAL
Ogni generazione di varesini ha un campione di riferimento che prima di vestire la maglia della Pallacanestro Varese si è “formato” sui campetti della città. “Il basket siamo noi” ne ha scelti sei, un filo (bianco) rosso che va dal veterano della Grande Ignis (Aldo Ossola, cresciuto all’oratorio San Vittore) a Matteo Parravicini che dopo l’esperienza nel vivaio varesino ha iniziato una carriera “pro” prima a Bergamo e dall’anno prossimo a Scafati. Il “Parra” è legato all’oratorio di Casbeno ma confessa di giocare a lungo sui playground del Campus tra Masnago e Avigno. Con loro ci sono Max Ferraiuolo, altro play cresciuto a San Vittore, il capitano dei Roosters Andrea Meneghin, stella del playground di Biumo Inferiore, Cecco Vescovi (recordman di presenze in biancorosso) leggenda sul campo della Brunella e Giancarlo Ferrero. Il capitano della Openjobmetis è nato e cresciuto a Bra ma vive qui da sei anni e confessa il suo debole per i campi sorti sotto viale Europa.
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