“Quel venerdì a Genova sentivo la tensione che saliva, tantissimo”
Il ricordo del varesino Janos Cont che nel 2001 studiava Fisica all'Università di Milano: "Quei gruppi di persone strane. Poi abbiamo imparato a chiamarli black bloc"

Sono andato a Genova in treno il giovedì con l’idea di ripartire il venerdì sera per Torino. Come me un gruppo di compagni di università, alcuni del politecnico, altri di matematica, io studiavo fisica.
Nel percorso a piedi dalla stazione notammo gruppi di persone “strane”, non sembravano alternativi, sinistroidi, come noi. Poi abbiamo imparato a chiamarli black bloc.
Dormimmo nella palestra di una scuola. Non era la Diaz, da lì ci siamo passati venerdì pomeriggio per rifocillarci un po’. Un dettaglio insignificante che poi è diventato indelebile, visto quello che successe lì la sera dopo.
Il venerdì a Genova c’erano tantissime persone, le notizie arrivavano in ordine sparso, non avevamo la visione complessiva, sentivamo le sirene e cercavamo di starne lontani. Ci siamo fermati sul lungomare, c’era Agnoletto che parlava. C’era la polizia in tenuta antisommossa, arrivavano notizie di casini, sentivo la tensione che saliva, tantissimo, ma c’ero dentro, non capivo se fossero esagerazioni oppure no.
Quel pomeriggio ho preso il treno per Torino com’era in programma. Ho saputo poi che Carlo Giuliani era stato ucciso. A quel punto mi è sembrato di essere scappato.
In seguito ho partecipato ad altre manifestazioni.
Janos Cont
Varese
Collaboratore de L’Ideatorio – Università della Svizzera Italiana
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