Un raro esemplare di ibis eremita avvistato a Vedano Olona: ha percorso 970 km tra Italia e Svizzera
Fa parte di una specie quasi estinta, è protagonista di un progetto di ripopolamento: si chiama Ohnezahn e il suo viaggio è completamente tracciato sul sito Animaltrack

Foto copertina: Parco Faunistico Cappeller
Il suo becco lungo e ricurvo è inconfondibile. Subito ci porta a pensare alla simbologia cara all’antico Egitto, che gli ha dedicato migliaia di geroglifici e una divinità: parliamo dell’ibis, il dio Thot dell’impero delle piramidi.

Una specie quasi estinta
Fino al 1600 anche l’Europa vantava la presenza di questo volatile che grazie ad una serie di documentazioni storiche sappiamo essere stato nidificante in Svizzera, Austria e a sud della Germania. Nulla esclude che fosse presente anche in Italia, Spagna e Grecia.
Va però fatta sin da subito una fondamentale distinzione. In Egitto, come nel Medio Oriente, si trovava l’ibis sacro africano (Threskiornis aethiopicus Latham) dal corpo bianco e il capo nero, mentre in Europa centrale l’ibis eremita (Geronticus eremita) di colore nero con dietro la testa un ciuffo che gli dà un’aria più arruffata.

Negli ultimi secoli il secondo si è quasi praticamente estinto, sopravvivendo solo negli zoo e nei giardini privati. Ci ha raccontato la dottoressa Alessandra Gagliardi, ricercatrice del dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate dell’Università degli Studi dell’Insubria, che dal 2011 è attivo un progetto europeo che mira alla sua reintroduzione, soprattutto in Austria e in Germania. L’Italia è comunque coinvolta perché questa è una specie migratoria, che predilige le aree mediterranee per svernare.
Insegnare agli ibis a migrare
Proprio sul tema della migrazione era sorto un problema. I poveri ibis eremita dopo decenni di cattività avevano mantenuto l’istinto a migrare, ma non sapevano più dove farlo. Gli esemplari studiati mostravano cioè quella che viene chiamata in gergo “irrequietudine migratoria”, una serie di atteggiamenti che i volatili assumono prima della partenza (smettono di mangiare, hanno atteggiamenti visibilmente inquieti), anche se questa voglia di partire non trovava poi una rotta da seguire. Sembra infatti che “il dove” migrare venga insegnato di generazione in generazione. I piccoli lo imparano dai genitori e lo trasmettono a loro volta ai figli. Ma come fare, se da generazioni gli unici cieli che avevano avuto modo di vedere (nemmeno di solcare, ma solo vedere) erano quelli degli zoo?

La risposta è stata tutto sommato semplice, per quanto possa risultare buffa. Gli esemplari nati in cattività avevano avuto l’imprinting con i ricercatori. Riconoscevano cioè come figura guida quegli esseri umani che si erano presi cura di loro sin dai primi giorni di vita. E quindi? presto detto: a bordo di un velivolo ultraleggero ci sono saliti i ricercatori stessi, direzione sud. Gli ibis hanno seguito quelli che reputavano essere i loro “genitori” e sono giunti in Toscana. Fatta la strada una volta erano in grado di ricordarla per le stagioni future e di insegnarla alle generazioni a venire.
Il progetto Waldrappenteam è proprio focalizzato sulla reintroduzione di questa specie e sull’insegnare loro una nuova rotta migratoria. Non solo, grazie alle segnalazioni anche dei cittadini monitarano gli abbattimenti illegali e – in alcuni casi – avviano poi cause nei confronti dei bracconieri. Parte degli ibis sono monitorati da radiocollare, proprio come nel caso di Ohnezahn, l’esemplare avvistato a Vedano Olona e immortalato da Mauro Parini (Qui le foto postate sul gruppo “Sei di Vedano Olona se”).

E’ giunto nella nostra provincia dal Monte Argentario in Toscana e grazie al sito/app Animaltrack è possibile seguire giorno per giorno i suoi spostamenti. A maggio è ripartito in volo verso nord per giungere nella zona a cavallo fra il Lago Maggiore e il Ceresio, fra Italia e Svizzera. nel comune di Vedano è giunto dopo una sosta di qualche giorno alla Piana di Magadino,fra Locarno e Sementina in Canton Ticino. Una fortuna averlo avvistato nei nostri cieli, speriamo che possa continuare indistrurbato e “metter su” ogni anno una numerosa e arruffata famiglia di becchi lunghi.

…e l’ibis sacro?
Eh, poverino. Non per colpa sua ma la sua presenza dalle nostre parti non è assolutamente un bel segnale. Come si diceva è una specie alloctona, cioè non originaria del territorio, e crea molti problemi alle specie autoctone come per esempio ai nostri aironi. Ora gli ibis sacri abbondano nella Pianura Padana e non è difficile avvistarne fra le risaie se percorrete, fra le altre, l’autostrada della Alessandria, in Piemonte. Mentre in Egitto e in Medio Oriente, cioè dove dovrebbero essere, sono quasi estinti qui abbondano e creano squilibri all’ecosistema. Sono al vaglio soluzioni e non si esclude la possibilità di “spostare” le popolazioni ormai residenti qui nei luoghi di origine, il che ne eviterebbe anche l’abbattimento altrimenti necessario al fine di tutelare gli equilibri ambientali.
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