Gli sciatori in fuga dall’Afghanistan, destinazione Buguggiate
Sono 22 persone, l'imprenditore Roberto Baratelli li ha aiutati nell'evacuazione. Lo sport era veicolo di libertà: dal 2013 sciavano anche le ragazze

Sciatori, sportivi. Dunque potenziali nemici dei Taliban, ora che gli “studenti coranici” hanno ripreso il controllo dell’Afganistan: anche per questo sono fuggiti da Kabul, soccorsi da un aereo italiano e grazie alla mobilitazione di una rete internazionale che – in Italia – ha come principale referente un imprenditore di Buguggiate, Roberto Baratelli.
Intorno all’iniziativa di Baratelli, raccontata nel dettaglio dal quotidiano La Prealpina, si è attivata una rete solidale. È forte il valore simbolico di questa storia, che poi sono vite, persone reali, che con un gesto semplice e naturale come lo sport hanno rappresentato un tassello di resistenza e di affermazione dei diritti civili.
Le persone coinvolte sono, allo stato attuale, ventidue: di un gruppo di ventinove evacuati da Kabul infatti sette hanno proseguito il loro viaggio verso la Francia, mentre gli altri sono rimasti in Italia. «Sono quattro nuclei familiari: sette bambini piccoli sotto i 7 anni, alcuni dei quali di pochi mesi, cinque giovani e dieci adulti, cinque maschi e cinque femmine» dettaglia Matteo Sambo, il sindaco di Buguggiate.
«Sono per lo più sportivi, un professore universitario, un interprete. Sanno tutti parlare inglese». Di fronte ad alcune polemiche della Lega locale, il sindaco puntualizza: «Baratelli ha attivato una sua iniziativa, ma passando da canali istituzionali: sono stati trasferiti dall’Afganistan con un aereo dell’Aeronautica Militare, ora sono a Roma per iniziare le pratiche per lo status di rifugiati politici».
Per ora i contorni dell’operazione non sono ancora ben definiti: «Mi sono subito messo in contatto con la Prefettura» continua il sindaco, abbiamo avuto un incontro con Baratelli, don Cesare e il responsabile della Caritas locale. Mi sono messo in contatto con altri sindaci della zona, da cui ho avuto una iniziale disponibilità. Ho parlato anche con Silvio Aimetti di Comerio, che ha alle spalle una esperienza sul tema e che mi ha dato alcune indicazioni».

Tra gli sciatori afghani ci sono anche alcuni “nomi noti”, atleti che hanno tentato anche una qualificazione alle Olimpiadi: in questa storia si uniscono la dimensione locale e quella globale, dei gesti che rappresentavano la rinascita (effimera, purtroppo) dell’Afghanistan. Non a caso a sostegno degli appassionati di sci e degli atleti veri e propri si era creata una rete internazionale di sostenitori, con la creazione di gare locali e del “Bamyan Ski Club” (le foto sono tratte dal sito).C’è anche un crowdfunding aperto – qui – per contribuire all’accoglienza.
Dal 2013 sulle nevi hanno iniziato a sciare anche le ragazze, un altro simbolo di riscatto.
Nel 2015 si è tenuta anche una gara internazionale, con trenta partecipanti afghani e venti atleti da Usa, Australia, Norvegia, Slovenia, Finlandia, Nuova Zelanda, Francia e Regno Unito.
La previsione emersa in questi giorni è che l’Italia accolga almeno tremila persone, una trentina per ogni provincia italiana. La provincia di Varese potrebbe diventare quella degli sciatori.
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