Scuole allo stremo: “Il sistema della sorveglianza scolastica non funziona”
Il racconto della preside Maria Rosa Rossi che difende la scuola in presenza ma denuncia numeri, ritardi e tensioni tali da rendere inattuabili i protocolli

In due ore otto classi messe in quarantena o in sorveglianza tra le scuole dell’Istituto Varese5: «Così non si può andare avanti, sono distrutta – commenta la preside Maria Rosa Rossi – Sono per la scuola in presenza, ma questo sistema della sorveglianza con t0 e t5 non funziona, la procedura è perversa, non c’è attinenza tra la teoria e la pratica di quel che accade ogni giorno».
Ritardi nelle attestazioni di Ats alle primarie
A rendere insostenibile il sistema è innanzi tutto l’impossibilità di rispettare i tempi dettati dalla normativa: «Rispettare i tempi dei t0 e t5 è fisicamente impossibile – spiega la preside – Le famiglie avvisano della positività a qualsiasi ora, appena hanno l’esito dei tamponi e anche se il referente covid lavora fino oltre le 10 di sera per inserire il caso, con tutti i nomi e i dati dei compagni di classe sul portale e contestualmente avvisa le famiglie della messa in sorveglianza, Ats arriva poi con un ritardo di 2-3 ma anche 4 giorni a validare il caso e a comunicare alle famiglie la messa in sorveglianza o in quarantena».
Da qui una serie di tensioni, incertezze e comunicazioni più o meno allarmate tra scuola e famiglie: «Senza l’attestazione di Ats le famiglie non riescono a ottenere la gratuità dei tamponi in farmacia, oppure se li pagano ma poi i tempi di t0 e t5 non coincidono con la presa in carico di Ats, generando altre criticità, dubbi e situazioni difficili da gestire», spiega la Rossi.
Gravosa gestione dei dati vaccinali “sensibili” alle secondarie
In base all’ultima normativa in vigore da gennaio, il sistema della sorveglianza attiva con t0 e t5 è stato superato per tutte le secondarie (sia alle medie che per le superiori) e sostituito dall’ autosorveglianza. Che prevede però distinzioni tra alunni guariti o no, tra vaccinati e non, e anche tra i vaccinati in base al numero di dosi e ai tempi in cui sono state somministrate. Da queste variabili dipende la possibilità di poter frequentare o no in presenza la scuola quando ci sono uno o due casi positivi (con tre casi positivi tutta la classe va in Dad).

«Spetta però alle scuole controllare per ogni alunno con almeno un compagno positivo in classe il Green Pass o lo stato vaccinale del ragazzo – racconta la preside del IC Varese5 , e il lavoro va rifatto ogni mattina perché non siamo autorizzati a trattenere i dati dei ragazzi».
Una situazione difficile denunciata anche alle scuole superiori.
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«Siamo allo stremo – dichiara Maria Rosa Rossi – questo sistema non funziona, non è sostenibile. Non possiamo andare avanti così».
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