Politica estera e Lega, Bianchi: “Nessuna ambiguità sulla Russia. Facilitare l’integrazione europea dell’Ucraina”
Incontriamo a Marsiglia il deputato leghista Matteo Bianchi, membro di quel Comitato europeo delle regioni che ha appena concluso una conferenza di due giorni tutta dedicata agli amministratori dei comuni e delle regioni d’Europa

Mantenere una posizione ferma da un lato all’interno contesto difensivo della NATO e dall’altro in quello politico dell’Unione Europea, «che mai come adesso va cambiata con scelte ambiziose ma che va riconosciuta come presidio di stabilità e cooperazione tra i territori». Incontriamo a Marsiglia il deputato leghista Matteo Bianchi, membro di quel Comitato europeo delle regioni che ha appena concluso una conferenza di due giorni tutta dedicata agli amministratori dei comuni e delle regioni d’Europa.
Di fronte a quanto accade in queste ore in Ucraina Bianchi, impegnato su più fronti internazionali tra la NATO e L’Unione Europea, usa parole che non lasciano spazio ad ambiguità.
Onorevole, anche qui a Marsiglia abbiamo assistito alla presa di posizione unanime degli amministratori locali di tutta Europa a sostegno del popolo ucraino e a condanna della guerra di Putin, come la valuta?
È stata molto importante la posizione unanime di condanna nei confronti dell’aggressione russa da parte degli amministratori locali e regionali europei e importante sono stati anche gli attestati di solidarietà e di vicinanza nei confronti degli omologhi ucraini che dai propri territori stanno difendendo la propria nazione.
Ha parlato con gli amministratori del suo partito? Cosa pensano di fronte alle conseguenze della guerra che stanno ricadendo anche sui loro territori?
La posizione degli amministratori locali della Lega è ferma e oltretutto è stata anche repentina nell’organizzare l’accoglienza dei profughi. Grandi e piccoli comuni hanno mostrato subito l’attivismo necessario, cito ad esempio il comune di Gallarate, uno dei primi in provincia ad accogliere dei profughi ucraini. Credo che questa sia la strada giusta su come i nostri comuni possano partecipare e far partecipare ad un processo attivo di sostegno a coloro che soffrono in questo momento.
Quanto è preoccupato dell’escalation continua del conflitto in Ucraina?
Sono preoccupato soprattutto perché sembra sempre di più che stia prendendo una piega irrazionale, dove le parti non trovano punti concilianti sui quali ragionare nel concreto e giorno dopo giorno si contano solo morti e distruzioni. Se dovessi avanzare nel mio piccolo delle proposte e riflessioni credo che ci sia la necessità di trovare un soggetto terzo rispetto ai vari negoziati che ci sono stati e che ci saranno perché da soli non sono in grado in questa fase di trovare un punto di incontro. Mi auguro che i leader europei possano fare la propria parte. Oggi siamo in Francia dove si vede comunque il dinamismo di Macron, magari dovuto alla campagna elettorale, ma che resta un dato di fatto. Credo che per la storia della diplomazia italiana il presidente Draghi abbia il compito di cercare di far si che anche il nostro paese possa emergere di più in un ruolo di distensione tra le parti.
Non crede che in questo il premier possa essere anche ostacolato dalla divisione delle forze politiche che lo sostengono? Proprio ieri il Governo ha rischiato sul tema della riforma del catasto..
Oggi più che mai qualsiasi tipo di questione, seppur importante, deve passare in secondo piano rispetto alla guerra e al conflitto in atto. Tutte le forze politiche devono dimostrare unità nel sostenere il Governo affinché possa attuare il necessario ruolo diplomatico in favore della pace. Qualsiasi forza politica che oggi minacci crisi o tensioni non fa un favore non solo all’Italia ma neanche all’Europa e al mondo.
Oggi è condivisa la posizione di condanna dell’aggressione russa anche nel suo partito ma non possiamo nascondere che sulla Russia in questi anni abbiate assunto posizioni ambigue. Non solo Salvini con la maglietta di Putin ma anche rappresentanti locali come Davide Quadri che da Mosca dichiarò “La Russia e Putin sono per noi un riferimento politico a difesa dell’identità nazionale”
Putin in un fase storica che si sovrapponeva con l’ultima parte del mandato di Obama ha saputo interpretare alcuni valori a noi cari. Quelli della tradizione, del mettere al centro la famiglia, dell’importanza dei territori. Cose che sembrava che il mondo occidentale avesse perso di vista come elemento fondante delle nostre comunità. Tutte queste questioni venivano enfatizzate da Putin con un elemento di retorica che purtroppo ha ingannato in primis il proprio popolo che oggi risulta essere danneggiato in maniera importante, dal punto di vista economico e della reputazione internazionale. Io dico che rispetto a quanto sta accadendo non ci possono essere mezze misure o posizioni poco chiare. L’aggressione russa sotto il comando di Vladimir Putin è da condannare e nessuno può anche lontanamente pensare che la stessa sia stata causata da qualche indebita pressione della NATO o degli stati del mondo occidentali. Io ho avuto la fortuna di fare l’osservatore internazionale alle votazioni che hanno portato all’elezione di Zelensky e quello che sicuramente ho riscontrato è quanto la stragrande maggioranza della popolazione abbia voglia di Europa e di occidente. Non è assolutamente corretto dire che l’aggressione russa è una conseguenza dell’espansionismo americano. È la stragrande maggioranza della popolazione ucraina che ha voglia di essere europea. Se il popolo è sovrano è sovrano sempre.
L’Europa può essere dunque l’orizzonte per l’Ucraina?
Io credo che le forze politiche europee debbano in maniera unanime cercare di favorire nell’immediato l’integrazione ucraina nell’Unione Europea. Anche se avrà un arco temporale lungo. Questa naturalmente è una cosa diversa rispetto all’integrazione nella NATO, lì ci vogliono una prudenza e una responsabilità diverse. Ripeto, per quanto riguarda l’Unione europea, se il popolo ucraino decide che quello è il futuro nessuno deve precluderglielo. Tanto meno Putin.
Un’Unione europea che però tante volte anche voi avete criticato, talvolta fino a metterla proprio in discussione. Sono battaglie che porterete ancora avanti?
Quello che sta facendo Putin ha avuto l’effetto di unire tutta l’Europa, anche le forze politiche e i paesi che avevano posizioni divergenti su tanti temi e che oggi parlano con voce unanime e corale. È innegabile che l’UE ha una serie di lacune che dovranno essere colmate. Io credo che uno degli errori del passato sia stato quello di centralizzare troppo a livello degli stati centrali e della burocrazia di Bruxelles il livello decisionale. oltretutto in un contesto anche di diversità enorme dal punto di vista linguistico e culturale tra i popoli che ne fanno parte. Per questo sono convinto che il futuro dell’Europa debba poggiare sui territori e la posizione della Lega sull’europa poggia proprio su queste basi: un’Europa che parte dalla base e che con un processo decisionale bottom-up decida rappresentando le istanze dei territori.
Un direzione verso la quale si muove anche il Manifesto approvato durante questa conferenza a Marsiglia, con la richiesta di un maggior peso dei territori nel processo decisionale europeo.
Si e questa spinta deve però concretizzarsi in qualche cosa che poi vada davvero a modificare l’assetto delle istituzioni europee. Io, come anche il senatore Pd Alfieri, faccio parte della conferenza sul futuro dell’Europa che settimana prossima dovrebbe avere il ruolo di correggere proprio alcune di queste lacune nel funzionamento delle istituzioni europee. Mi pare che l’obiettivo ambizioso non sia stato ancora raggiunto. Sono convinto che il Comitato delle Regioni, per fare una proposta concreta, debba chiedere di avere quantomeno un ruolo pari al Consiglio europeo. Non un ruolo consultivo dunque ma un ruolo vincolante rispetto alla posizione nel processo decisionale. Auspichiamo che non sia più solo il trilogo, Parlamento, Consiglio e Commissione a decidere ma che ci sia un quarto soggetto coinvolto alla stessa dignità come il Comitato delle regioni che rappresenta i territori. Altre riforme che abbiamo chiesto per avvicinare l’Europa alle persone sono la possibilità che il Parlamento europeo abbia facoltà di iniziativa legislativa e l’elezione diretta del presidente della Commissione europea. Per farlo bisognerebbe modificare i trattati europei ma adesso dopo il covid e in uno scenario di guerra bisogna puntare ad essere ambizioni, altrimenti cambiamo le virgole mentre il mondo continua ad avere esigenze diverse rispetto a ciò di cui si discute nei palazzi.
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