L’improvviso addio a Luciana Zaro, la “treccia” che animava la cultura a Gallarate
Era notissima per la gioielleria in centro, ma anche per la vicinanza alle istituzioni culturali e per la sua storia di famiglia, di nipote di un partigiano ucciso, di cui portava il nome

La notizia della morte di Luciana Zaro, nell’incendio della sua abitazione, ha lasciato sgomente moltissime persone a Gallarate (foto: Anpi Gallarate). Era conosciutissima: come titolare della gioielleria Zaro in corso Italia, ma anche come animatrice culturale in città e anche un po’ custode dei valori della Resistenza, come nipote del partigiano di cui portava il nome, Luciano Zaro.
Estrosa ed elegante, era una presenza riconosciuta nel centro cittadino, tanto che a molti erano increduli di fronte alla notizia della sua morte, dopo averla vista poche ore prima camminare sul porfido del centro.
Era molto attiva nella vita culturale cittadina, in cui portava anche una dose di gioiosa simpatia: «È sempre stata un’animatrice culturale a 360 gradi, una pedagogista colta e attenta» la ricorda Cristina Boracchi. «Ha sempre partecipato alla programmazione delle attività del Teatro delle Arti e del festival Filosofarti, in cui si occupava in particolare degli eventi più legati alla pedagogia, anche nell’ultima edizione in cui aveva intervistato Eugenio Borgna». Boracchi ne ricorda la «capacità di ascoltare»: «Viveva la cultura come strumento di democrazia».
Era nel Premio Arti Visive Città di Gallarate e partecipava alle attività del museo Maga. Cordoglio esprime anche il sindaco di Gallarate Andrea Cassani, un’altra delle persone che l’aveva vista solo poche ore prima.
Era laureata in Lettere ed era anche gemmologa, nel solco della tradizione di famiglia, di raffinati orafi (di tanto in tanto ricordava le antiche radici di quest’arte a Gallarate, dall’epoca asburgica).
Per vicende famigliari era anche attiva nella memoria della Resistenza: suo zio era Luciano Zaro, il giovane patriota freddato a colpi di pistola dalle Brigate Nere davanti alla porta di casa, nell’autunno del 1944. La famiglia aveva scelto di ricordarlo proprio dando il suo nome a Luciana, che era nata alcuni anni dopo la guerra: «La mia nascita – ricordava solo pochi mesi fa – per mia nonna è stato un segno di rinascita».

Era una storia famigliare, personale (non mancava mai alla commemorazione dello zio a novembre) ma che animava ancora la fedeltà ai valori della Resistenza e della Costituzione, vissuti come vicinanza ai più deboli, ma anche con spirito di unità nazionale e repubblicana. In questo, interprete di una borghesia colta e dai saldi valori, come già il padre Isidoro, scomparso nel 2016.
Incendio nel centro storico di Arnate di Gallarate, è morta Luciana Zaro
Era anche raffinata amante della poesia: due giorni fa aveva salutato la scomparsa della poetessa Patrizia Cavalli inviando un messaggio che era quasi un verso poetico, parlando di giugno e settembre mesi gioiosi e maledetti insieme, «promessa e nostalgia dell’estate».
Moltissimi i messaggi di cordoglio per la scomparsa di Luciana Zaro
«La notizia mi è caduta addosso con il peso di un macigno, mi ha tolto il respiro, mi ha schiacciato il cuore – dice Rocco Longobardi, assessore alle attività produttive e commercio del Comune di Gallarate – La tragedia della morte di Treccia Zaro è un dolore che lascia il segno e annulla ogni parola. Quando sono stato contattato e avvisato dell’accaduto sono stato travolto dall’immagine di un sorriso dispensato a tutti, da un’energia contagiosa, da una mente elegante, da una signora della cultura e della gentilezza che ha sempre saputo essere propositiva e disponibile con tutti. Luciana Zaro fa parte della storia di Gallarate, è una grande perdita per tutti i commercianti della città. E non so perché ma me la sono vista seduta lì, tra i commercianti, con la sua inseparabile agendine su cui annotava ma che soprattutto contenevano le meraviglie che ha sempre saputo condividere. E non riesco a credere a quanto accaduto».
«Non può essere vero. Non esiste. Mi rifiuto di crederci», ha detto Gianfranco Ferrario, direttore di Ascom. «Conosco la famiglia, conosco la mamma. Persone molto note in città. Luciana era una donna acuta e stava sviluppando un bel lavoro con la nostra referente, Milena Betto».
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