Enti lombardi esclusi dal bando di rigenerazione urbana per i piccoli comuni aggregati
Protesta Anci Lombardia che chiede regole più equilibrate e condivise e definisce indispensabile una forte iniziativa per ottenere revisione dei criteri e nuovi finanziamenti per i progetti

Dai 49 milioni alla Calabria ai 161 milioni alla Campania, 5 milioni alle Marche, 19 milioni alla Puglia, 60 milioni alla Sardegna. Sono questi i fondi assegnati ( quasi 300 milioni) che verranno distribuiti per il Bando Piccoli Comuni.
La decisione di escludere le richieste delle altre regioni è commentata negativamente da Anci Lombardia: « Come era scritto nella norma originaria e avevo previsto e denunciato in tutte le sedi, la pubblicazione della graduatoria del bando rigenerazione urbana per i progetti dei piccoli comuni aggregati, destina le risorse ai Comuni (molto pochi rispetto alle domande) di sole poche regioni ed esclude completamente i Comuni lombardi e di tante altre regioni. Come abbiamo più volte denunciato l’Indice di Vulnerabilità Sociale e Materiale utilizzato, oltre a non cogliere l’entità delle reali condizioni di vulnerabilità nei diversi contesti locali, produce effetti distorsivi che finiscono per generare squilibri ingiustificati tra i territori. Occorrono regole più equilibrate e condivise».
Lo ha detto il Presidente di Anci Lombardia Mauro Guerra commentando il decreto del 19 ottobre, del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali che individua i Comuni, inferiori a 15.000 abitanti in aggregazione beneficiari del finanziamento, pari a 300 milioni di euro di investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale.
«Si tratta di una assegnazione – aggiunge Guerra – che riproduce, con ancora maggiore evidenza, a causa del minor numero di risorse disponibili, l’iniquità già contestata in occasione del bando rigenerazione per i Comuni maggiori, allora riparata con la battaglia di ANCI che ha condotto al successivo reperimento di altre ingenti risorse per lo scorrimento completo della graduatoria. Iniquità determinata dal combinato disposto dell’applicazione, oltre alla sacrosanta quota di riserva per alcune regioni, dell’IVSM. Come ampiamente prevedibile l’aver scelto da parte del legislatore questa strada, senza introdurre correttivi dopo la prima esperienza, produce oggi forte indignazione in una platea vastissima di Comuni, rischia di fomentare forti conflittualità territoriali, colpisce migliaia di piccoli Comuni. Come Anci ritengo indispensabile ora una forte iniziativa per ottenere revisione dei criteri e nuovi finanziamenti per i progetti, così come accaduto per i comuni sopra i 15000 abitanti.
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