A Visionare Guido Canali e la sua architettura “che parla alla mente e all’anima”
A Villa e Collezione Panza a Varese mercoledì 5 ottobre l'incontro con l'architetto considerato il "sacerdote della slow culture", per il ciclo di appuntamenti "Visionare" ideati da Fulvio Irace per l'Ordine degli Architetti di Varese

«L’architetto deve dare un po’ di felicità, almeno quando possibile». Guido Canali non ama decantare i suoi lavori e le sue opere, piuttosto le racconta come il risultato di un processo naturale che pian piano prende forma prima nella sua mente, per poi trasformarsi in vetrate, mattoni, muri. «Credo che l’architetto, dopo aver assolto ai suoi doveri come quelli di rendere un edificio stabile, agevole, delle giuste dimensioni, debba lasciare il segno. In qualche modo deve parlare alla mente e all’anima, immedesimarsi in quel luogo, pensando a come verrà utilizzato, come vivranno o lavoreranno le persone al suo interno, fare in modo che le persone stiano bene». E così, anche le grandi fabbriche e capannoni, diventano luoghi dove si predilige la luce, la natura, gli spazi esterni. I musei, spazi dove vivere le opere e le architetture tra corridoi e stanze in dialogo tra loro.
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Durante la serata che si è tenuta mercoledì 5 ottobre a Villa e Collezione Panza a Varese – per uno degli appuntamenti ideati da Fulvio Irace per la rassegna Visionare 2022 e organizzata dall’Ordine degli Architetti di Varese – tanti i nomi di fama presenti in sala – , l’architetto Guido Canali ha raccontato come sono nati o come sono stati trasformati alcuni degli edifici ai quali ha lavorato. Fabbriche, capannoni, musei, uffici che da semplici edifici sono entrati nei “libri” della storia dell’architettura. E questo grazie ad con una visione che va al di là dei “muri”, dei limiti della mente e quindi delle costruzione.
E così, un ufficio – come l’ultimo realizzato per Smeg di San Girolamo di Guastalla – nasce dall’idea di evocare casolari di campagna, per diventare “un’oasi” circondata dall’acqua, uffici con vetrate che guardano sul verde, corridoi dove i lucernari diventano “cuscinetto” tra gli edifici e permettono alla luce naturale di invadere gli spazi. E ancora, gli stabilimenti di Prada a Montegranaro dove i muri diventano delle quinte sceniche, per arrivare ad un fondale verde dove si perde l’occhio e gli spazi di lavoro si affacciano su giardini pensili. «Le prime fabbriche avevano un mio contributo controllato, fino all’ultima dove si può trovare una esaltazione della natura», continua Guido Canali. Parla del progetto di Valvigna, dove ha lavorato alla “fabbrica-giardino” di Prada, un lavoro iniziato nel 1999 e non ancora concluso. D’altronde è proprio questa la filosofia di Guido Canali, maestro attivo degli Sessanta e Settanta definito da considerato da Fulvio Irace un “sacerdote della slow culture“. «Un architetto deve creare poesia, non solo disegnare spazi. Almeno dove è possibile, quando l’afflato non soffia è una questione di malta e mattoni ma quando soffia le cose cambiano». Poi si concede una piccola critica: «L’architettura ha un problema, oggi ci sono decreti leggi che la avviliscono e dove gli architetti sono descritti come professionisti al “servizio di architettura”. Ma non è così: dovremmo cercare di offrire il nostro impegno culturale». Perché l’architettura, come ha sottolineato il professore e storico Irace: «È anche un atto di riparazione».

Guido Canali nella sua lunga carriera ha disegnato, progettato e realizzato musei di grande sensibilità e raffinatezza come il Palazzo della Pilotta a Parma, complesso di S.Maria della Scala a Siena, Museo delle Statue-Stele a Pontremoli, Museo dell’Opera del Duomo a Milano, e molti altri. Oltre a ambienti di fabbrica per la Smeg a Guastalla, per Prada a Valvigna, Levanella, Montevarchi e non solo. Non esiste un sito a lui dedicato, alcuni quotidiani online del settore spiegano che è in lavorazione, ormai da diversi anni.
(Foto di Stefano Anzini)
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