I Legnanesi tornano al Teatro di Varese, La Teresa: “Non abbiamo mai smesso di divertirci”
L'intervista ad Antonio Provasio, attore e regista della compagnia più longeva d'Italia. Da martedì 22 novembre al teatro di Piazza Repubblica con il nuovo spettacolo "Liberi di sognare" e per sei date di fila

I Legnanesi tornano al Teatro di Varese e lo fanno con il nuovo spettacolo dal titolo “Liberi di sognare”. Un appuntamento molto atteso dal pubblico, così come dimostrano le sei date di fila, da martedì a domenica, in programma nel teatro varesino.
Pochi i posti ancora disponibili per una serie di serate che promettono di regalare allegria e spensieratezza, ma anche uno spettacolo pensato e presentato tra scenografie e costumi pensanti nel dettaglio. La compagnia legnanese fondata nel 1949 da Felice Musazzi, torna dunque con quella semplicità e genuinità che in questi 75anni di storia non ha mai perso, nonostante il sempre più crescente successo. Nata nel Varesotto, negli anni ha conquistato il pubblico di tutta Italia (dopo Varese, farà tappa a Legnano, poi ad Assago per un mese e mezzo, poi Genova e così via).
Dalla tipica corte lombarda, le loro storie sono prendono spunto da situazioni della vita quotidiana, mettendo in scena tre personaggi, La Teresa (Antonio Provasio), La Mabilia (Enrico Dalceri) e Il Giovanni (oggi interpretato da Italo Giglioli) in tutte le loro peculiarità, tra battibecchi e dialoghi divertenti della tipica commedia teatrale. Sul palco la storia di una famiglia semplice e modesta, quella della famiglia Colombo, che parla ancora in dialetto lombardo, ma senza escludere le novità dell’epoca. «La Mabilia quest’anno gioca a padel», racconta ridendo Provasio, anticipando alcune delle scene che da domani (martedì 22 novembre) e nelle prossime sere si potranno vedere sul palcoscenico del Teatro di Varese.
Il vostro nuovo spettacolo è “Liberi di sognare”, un titolo che sottolinea la voglia di leggerezza e di speranza. Come sarà questo spettacolo?
«Sognare è una cosa importante, l’unica cosa che hanno ancora tassato. In un periodo come questo, dopo la pandemia, con la guerra in Ucraina e tanti problemi, avere sogni è importante. Con questo spettacolo torniamo nei cortili lombardi, da lì iniziamo a raccontare una nuova storia. Siamo sempre stati legati alla dimensione del cortile, al suo linguaggio, alle sue usanze e tradizioni, ma sempre guardando anche al presente. Quest’anno, ad esempio, La Teresa e Il Giovanni, dovranno andare a conoscere i futuri consuoceri in una location inusuale e sorprendente come uno stadio di calcio. E questo per cercare di trovare marito a La Mabilia».
Come si fa a rinnovare ogni volta la voglia di scrivere i copioni unire le tradizioni con il presente?
«Dopo tanti anni non abbiamo perso l’entusiasmo, anzi. Da otto anni scrivo i copioni con mia moglie Mitia Del Brocco, leghiamo il passato al presente e siamo abbastanza veloci. Non ci stanchiamo mai, la cosa importante è che viene tutto spontaneo e ci divertiamo a farlo».
Come si rinnova ogni volta la passione per questo lavoro e per il personaggio?
«La Teresa fa parte della mia vita, non potrei farne a meno e sono molto contento di poterla interpretare. Lavoriamo davvero tanto, solo ieri eravamo a Firenze, e ringrazio il nostro pubblico che non ci ha mai abbandonato durante tutti questi anni. C’è tanta voglia di divertirsi e questo vale anche per noi che siamo sul palcoscenico. Credo che questa sia una delle cose più importanti, ancora oggi io non lo vivo come un lavoro ma come un divertimento e credo che il pubblico lo percepisca».
Portate il vostro spettacolo in tutta Italia, come vive il dialetto lombardo?
«Molto bene, quando siamo fuori dalla Lombardia cerchiamo di italianizzare un po’ i dialoghi, oppure diciamo le battute in dialetto e poi le traduciamo in italiano. Fino ad adesso ci hanno capito, siamo del popolo e per il popolo. Sul palcoscenico non ci sono attori, ma ci sono una nonna, una zia, una mamma, qualcuno in cui riconoscersi. E poi, non siamo mai volgari e forse piacciamo anche un po’ per quello».
Cosa rappresentano secondo voi i Legnanesi oggi in Italia nel panorama teatrale?
«Siamo la compagnia teatrale più longeva d’Italia. Felice Musazzi mi diede una videocassetta con un servizio della Rai di molti anni fa. Nelle immagini c’è una fila lunghissima davanti all’Odeon di Milano, oramai chiuso, è la gente che aspetta di comprare un biglietto per uno spettacolo dei Legnanesi. Portiamo avanti quella storia. Probabilmente siamo entrati talmente tanto nel cuore delle persone che continuano a seguirci, è un’alchimia che si può spiegare. Inoltre, abbiamo abbassato l’età del nostro pubblico e anche i quarantenni oggi vengono a vederci»
Appuntamento dunque al Teatro di Varese…
«Assolutamente, vive Varese, via il Teatro, non facciamolo morire».
I Legnanesi in “Liberi di sognare”
con Antonio Provasio, Enrico Dalceri, Italo Giglioli.
Testi Antonio Provasio, Mitia Del Brocco.
Scenografie, Costumi e Musiche Enrico Dalceri
Coreografie Valentina Bordi – Direttore Artistico Sandra Musazzi
Direttore di Produzione Enrico Barlocco – Una produzione Chi.Te.Ma.
I biglietti per gli spettacoli de i Legnanesi
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