Dire, fare, baciare
di Anna Rosa Confalonieri

I Castelli di Cannero sono tre isolotti rocciosi del Lago Maggiore che conservano le rovine di antiche fortificazioni. Vera, seduta sul ponte del traghetto, sente l’aria frizzante sul viso. Gli occhi socchiusi cercano quelle mura appoggiate sull’acqua tra il luccichio del sole sulle onde. Il paesaggio, noto alla memoria, è immutato negli anni. Con lo specchietto della cipria osserva le piccole rughe intorno agli occhi. Come scorre lento il tempo sulle pietre e veloce sui volti e sulle mani! Prende il lucidalabbra gusto Big Babol alla fragola, ne stende un velo leggero sulle labbra e, con la punta della lingua, assapora quella patina dolciastra a cui non rinuncia da oltre trent’anni. Il traghetto rallenta e si ferma: il dondolio, l’odore del gasolio provocano una leggera nausea, e una vertigine le fa quasi perdere l’equilibrio, mentre scende sulla terraferma. Si guarda intorno e, senza esitare, si dirige verso l’albergo, nonostante siano passati tanti anni dall’ultima volta che ci ha messo piede. Riconosce gli angoli, le panchine, i balconi fioriti, i rumori dell’estate dei suoi quindici anni. Di Roby ricorda i capelli biondi lunghi sulle spalle, il viso abbronzato e l’orecchino, alla maniera di Sandy Marton. Aveva solo un anno più di lei, ma si dava arie da grande. Vera lo guardava flirtare con le ragazzine, mentre si tuffava nell’acqua gelida del lago o mangiava un gelato seduto all’ombra, sul muretto che separava la spiaggetta dalla strada. Anche lui aveva notato quella piccola “cerbiatta”, come l’aveva soprannominata con gli amici per la forma dei suoi occhi. L’aveva avvicinata al chiosco dei gelati con la scusa di una partita a pingpong. “Ciao! Mi chiamo Roby e vado pazzo per le Big Babol “. Vera balbettò il suo nome, stupita da quell’approccio inaspettato. Mentre giocavano lui masticava una gomma che profumava le sue risate. Al perdente la penitenza di rito: dire, fare, baciare… Fu il primo di molti baci. Quel sapore se lo era portato con sé a Milano, alla fine della vacanza, insieme alla promessa di un arrivederci e a un numero di telefono scritto sulla carta rosa e blu che avvolgeva quelle gomme dalla consistenza morbida e succosa. La vita corre, prende nuove strade, ma una telefonata può di nuovo incrociarle: “C’è stato un incidente e Roby ha perso la memoria. Stringe un pezzetto di carta consunto con un numero di telefono. Abbiamo provato e nemmeno sapevamo chi avrebbe risposto”. Un appuntamento che aspetta da sempre. Roby è lì davanti a lei con i capelli grigi, ancora lunghi sulle spalle. Lo sguardo di chi si è perso. Gli sorride. “Ciao! Sono Vera e vado pazza per le Big Babol.”
Racconto di Anna Rosa Confalonieri (www.ilcavedio.org)
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