A Montegrino la guerra tecnologica al fuoco
Dall'alto sono stati individuati dei “punti caldi” poi georeferenziati e forniti al D.O.S. (Direttore Operazioni di Spegnimento) per la bonifica. Resta sul posto un presidio di vigili del fuoco a protezione delle abitazioni

Dall’alto i sistemi di pilotaggio remoto, ossia i droni segnalano i punti caldi magari invisibili o che non emettono fumo ma potenzialmente pericolosi per un ritorno di fiamma e l’innesco di nuovi fronti.
A terra le comunicazioni vengono recepite dalle squadre che sotto il coordinamento di esperti di incendi boschivi entrano in azione sul campo per soffocare i focolai latenti che vengono individuati al metro attraverso la geolocalizzazione precisa del punto.
È la guerra tecnologica al fuoco che si sta combattendo da una settimana a Montegrino Valtravaglia: per l’esattezza da lunedì scorso, 27 marzo, quando nel pomeriggio si sviluppò un incendio che ad oggi ha divorato oltre 50 ettari di bosco più altre superfici attraverso le quali il fuoco si è mosso: prati, sterpaglia e quanto il vento, alleato delle fiamme, ha consentito venisse bruciato.
Dopo uno stop imposto dalle decine di migliaia di litri d’acqua riversati sul fronte delle fiamme con Canadair ed elicotteri, e le operazioni di bonifica seguite dalle squadre di volontari “Aib“, ecco il riaccendersi di alcuni focolai e il conseguente impiego degli strumenti S.A.P.R. (nella foto, le riprese aeree con drone e videocamera termosensibile)
Gli specialisti vigili del fuoco del nucleo “Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto“ hanno difatti nella mattinata di domenica permesso di riprendere le operazioni di bonifica. Questa notte (tra sabato e domenica) non si sono registrate particolari criticità. Dunque dall’alto sono stati individuati dei “punti caldi” poi georeferenziati e forniti al D.O.S. (Direttore Operazioni di Spegnimento) per la bonifica.
Resta sul posto un presidio di vigili del fuoco a protezione delle abitazioni.
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