Diversamente uniche e bellissime: le stelle della pallavolo italiana

Le atlete della nazionale oltre a una storia sportiva entusiasmante sono anche persone con storie e passioni uniche che contribuiscono a rendere il loro successo ancora più speciale

Generico 21 Aug 2023

La nazionale italiana di pallavolo femminile è composta da un gruppo di atlete che non solo eccellono nel campo di gioco, ma sono anche persone con storie e passioni uniche che contribuiscono a rendere il loro successo ancora più speciale. Oltre alla celebre Paola Egonu, la squadra è formata da altre giocatrici straordinarie, ognuna con il suo percorso di vita e le sue passioni. In questo articolo cerchiamo di conoscere meglio le persone dietro i numeri delle maglie.

Il fenomeno della pallavolo femminile in Italia
In Italia, lo sport femminile sta guadagnando sempre più popolarità e riconoscimento. Secondo il Censis, quasi 18 milioni di donne in Italia praticano sport, rappresentando il 60% delle donne italiane e il 48% di tutti gli sportivi nel paese. Prima del tennis (che comprende il padel) e della ginnastica (che comprende danza, fitness, yoga, pilates), la pallavolo è la disciplina numero uno per numero di tesserate, coinvolgendo una vasta gamma di età e appassionati. In Italia ci sono 314 mila pallavolisti, di cui 250.000 atlete, oltre il 70% dei tesserati complessivi della Federazione Italiana Pallavolo. Secondo uno studio di Banca Ifis, che ha confrontato la pallavolo e il calcio femminili, i ricavi medi generati dalle circa 4000 società di pallavolo si assestano sui 2 milioni di euro e risultano superiori ai ricavi medi dei club calcistici del 122%. Lo stipendio medio di una pallavolista di Serie A1 è di circa 100.000 euro, oltre 5 volte superiore rispetto allo stipendio percepito da una calciatrice.

Un mondo di passioni: oltre il campo di gioco
La continua crescita del movimento negli ultimi 30 anni è stata trainata dai successi della nazionale a livello internazionale, che sono culminati recentemente con la vittoria dei campionati europei (2021), dei Giochi del Mediterraneo, della Volley Nations League e il terzo posto ai campionati del mondo (2022). Le giocatrici della nazionale hanno una varietà di passioni e interessi che spesso rimangono nell’ombra. Queste atlete dimostrano che sono molto più di semplici atlete, ma persone complete e complesse che arricchiscono la cultura sportiva in Italia. Andiamo a conoscerle.

Alessia Orro, nata a Oristano il 18 luglio 1998, alta 178 cm, palleggiatrice del Pro Victoria Monza.

Oltre alle sue abilità nella pallavolo, Alessia è un esempio di resilienza e coraggio, avendo affrontato situazioni difficili come il problema dello stalking.
Ecco il post in cui si è aperta a condividere il suo percorso e a sostenere gli altri che potrebbero trovarsi in situazioni simili: “Mi sento in dovere come atleta e personaggio pubblico di condividere con voi quello che ormai piano piano sta uscendo ovunque… Vorrei dare l’esempio non solo dentro il campo, ma anche e soprattutto fuori, aiutare tutte le persone che hanno o stanno passando questo momento difficile come è successo a me in passato e in questo ultimo periodo…Ragazzi e ragazze non abbiate paura di denunciare, la violenza, in qualsiasi forma essa sia, non va assolutamente sottovalutata. Siate coraggiosi, perché io in prima persona so benissimo quanto possa essere difficile, soprattutto quando ti rendi conto che il passato potrebbe tornare nel presente, ma vi posso assicurare che sarebbe ancora più difficile affrontarlo da soli! Vorrei ringraziare innanzitutto i carabinieri che mi hanno protetta in questo cammino, rendendosi sempre disponibili in ogni occasione. Un ringraziamento speciale va anche alla mia società, che mi ha sostenuta e aiutata ad affrontare questo brutto episodio, tutelandomi in ogni situazione. I ringraziamenti non finiscono qui, e questi sono i più importanti di tutti, grazie davvero a tutte le persone che mi sono state accanto ultimamente, cercando di rendermi le giornate migliori e strappandomi qualche volta anche un sorriso, senza di voi sarebbe stato tutto più difficile. È stato Doloroso riaprire una vecchia ferita, ma sono estremamente felice che tutto questo per ora sia finito. Grazie per sostenermi sempre. Un abbraccio, Ale”.

Francesca Bosio, nata a Milano il 7 agosto 1997, alta 180 cm, palleggiatrice dell’Igor Novara.

Viene da una famiglia di sportivi: sia mamma che papà hanno giocato a basket ad alti livelli. “A casa mia si è sempre respirata aria di sport e questo è sempre stato un vantaggio per me. La mia famiglia mi è sempre stata vicina. Ho iniziato a giocare a pallavolo a 8 anni, con un semplice corso a scuola. Per fortuna, oltre alla mia più grande passione, la pallavolo è diventata anche il mio lavoro”. Si sta laureando e ama viaggiare con il suo ragazzo, con cui condivide la passione per il surf. I suoi cibi preferiti sono la pasta e il gelato. “Non potrei mai rinunciare al gelato, che per me si mangia sempre. Anche in inverno!”.

Myriam Sylla, nata a Palermo, l’8 gennaio 1995, alta 181 cm, schiacciatrice della Pro Victoria Monza.

Miriam, la capitana azzurra, ha genitori originari della Costa d’Avorio e ha dovuto combattere contro il razzismo a lungo. Al Corriere della Sera ha raccontato: “Papà era arrivato a Bergamo. Dormiva alla Caritas. Ma faceva freddo e mio zio soffriva: così si trasferirono al Sud. Una sera una signora, rientrando a casa in macchina, vide mio padre e lo aiutò. Lui cominciò a lavorare per la famiglia, poi mia mamma lo raggiunse: quando nacqui io, queste due persone si affezionarono. Alla nursery facevano vedere a mia nonna tutti i bimbi bianchi. E lei: “No, è quella lì”. L’infermiera strabuzzava gli occhi…”. Oggi quelle persone sono i suoi nonni speciali e Miriam li considera fondamentali nella sua vita. Forse anche per tutto questo ama le canzoni di Fiorella Mannoia: “Sono andata ai suoi concerti: trasmette energia, positività, forza. Mi piacerebbe assomigliarle. Era proprio lei che cantava: “Siamo così, è difficile spiegare…”. Myriam condivide ricette e allenamenti sui social media, mostrando una passione per la cucina e la condivisione della sua esperienza.

Elena Pietrini, nata a Imola il 17 marzo 2000, 188 cm, schiacciatrice della Savino Del Bene.

Elena viene da una famiglia di sportivi livornesi. Papà Alberto è stato un giocatore di basket di A-1 negli anni Ottante e Novanta; mamma Laura ha giocato a pallavolo, come la sorella maggiore Giulia. “Mi ha aiutato avere una famiglia che conosce lo sport. Hanno capito le mie difficoltà, mi sono stati vicini nel modo giusto, sempre. Siamo molto legati. Sono una competitiva nata, non voglio mai perdere, nemmeno quando gioco a carte: devo assolutamente vincere, se no ci rimango male”. Una sua grande passione è la moda: “Mi piace vestirmi bene e non rinuncio ai tacchi, quando c’è l’occasione”. Con i suoi follower condivide spesso questa sua passione che, forse, in futuro potrebbe anche diventare un lavoro. Oltre al suo fidanzato cestista, ama Nala e Bula, i suoi cani, che alcuni anni fa l’hanno aiutata moltissimo, quando giovanissima, per stanchezza fisica e mentale, voleva lasciare tutto.

Loveth Omoruyi, nata a Lodi, il 25 agosto 2002, alta 184 cm, schiacciatrice della Reale Mutua Fenera Chieri ’76.

Viene da una famiglia di sportivi. Ha una sorella pallavolista di un anno più grande e due fratelli più piccoli che giocano a calcio. La mamma da giovane in Nigeria faceva atletica ad alto livello, il papà ha giocato a calcio. “Io ho iniziato a giocare a pallavolo da piccola a Lodi dove vivevamo, a sei anni, seguendo le orme di mia sorella. Ho anche provato con l’atletica dove me la cavavo, ma la pallavolo mi piaceva di più e ho scelto questo sport che mi piace tantissimo”. Il suo percorso è la dimostrazione di come la pallavolo è diventata nella scuola italiana lo strumento di espressione dell’identità e del proprio percorso di integrazione per le ragazzine provenienti da famiglie di immigrati. Fuori dal campo di gioco, è studentessa universitaria di Ingegneria Gestionale e ama la musica.

Alice Degradi, nata a Pavia, il 10 aprile 1996, alta 182 cm, schiacciatrice della Megavolley di Vallefoglia.

Alice è laureata in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano con la tesi “Progetto Li.N.Ce: Studio di fattibilità per il re-engineeing di un applicativo in ambito logistico”. Ama i viaggi, la chitarra e le immersioni e la vita attiva nonostante la sua condizione. In un’intervista rilasciata a Quotidiano Nazionale, ha raccontato di aver scoperto di avere il diabete all’età di 13 anni. Ha impiegato un anno, dalla diagnosi, per riprendersi fisicamente, vincendo la paura di dover lasciare la pallavolo. «È stato fondamentale il supporto e il sostegno da parte della mia diabetologa». Oro è orgogliosa di essere diventata un esempio. Riceve messaggi da famiglie con figli diabetici, per consigli o anche per capire come si può praticare sport anche a livelli alti pur convivendo con la malattia. «C’è tanta disinformazione perché è un problema sicuramente non semplice dal gestire. Ma questo non vuol dire che non si possa fare». Sarebbe dunque ipocrita dire che gli sportivi diabetici conducano una vita normale. Solo all’apparenza è così, perché se non vivi questa esperienza sulla tua pelle non potrai mai capire». Nella sua esperienza, lo sport è quasi come una vera e propria terapia per il diabete.

Sylvia Chinelo Nwakalor, nata a Lecco, il 12 agosto 1999, alta 176 cm, opposto della Azzurra Volley di Firenze.

Syliva è di origini nigeriane e sorella della pallavolista Linda Nwakalor, studia alla facoltà di Scienze dell’alimentazione e gastronomia dell’Università Telematica San Raffaele. Ama molto la musica, dal reggaeton al pop, e guarda serie tv: “Ultimamente ho seguito “Le regole del delitto perfetto”. Ci si mette un bel po’ a vederla, è molto lunga”. Riconosce che il miglioramento delle sue prestazioni è dovuto anche a una dieta speciale. Ha cominciato a seguire le indicazioni del nutrizionista Marco Ciambrotta, che sulla base delle sue esigenze, ha inserito i carboidrati anche a cena. Ne mangia circa 150 grammi anche di sera e ha iniziato a sentirsi meglio, soprattutto più energica e ha anche visto notevolmente migliorare le sue capacità di recupero. Sylvia ama trascorrere il tempo libero con Alessio Pistello, il suo fidanzato, anch’egli uno sportivo, allenatore di pallacanestro.

Paola Egonu, nata a Cittadella (Pd), il 18 dicembre 1998, alta 193 cm, opposto della Pro Victoria Monza.

Paola è di origini nigeriane: il papà, prima di trasferirsi in Italia, faceva il camionista a Lagos, mentre la madre era infermiera a Benin City. Nel 2014 ha ottenuto la cittadinanza italiana, dopo il rilascio del passaporto italiano al padre. Appassionata alla pallavolo fin da piccola, grazie al suo talento da fuori classe è diventata anche un’icona dello sport italiano, portabandiera ai giochi olimpici di Tokyo 2020 (svolti nel 2021) e un personaggio mediatico. Nella stagione 2021-22 è una delle conduttrici di Le Iene e il 9 febbraio 2023 è stata la co-conduttrice della terza serata del Festival di Sanremo. Di sé stessa ha detto, tra le altre cose: «A me piacciono le persone, il genere conta poco. Non mi chieda se è un uomo o una donna, non ha importanza. Sono innamorata” e “Potrei vivere solo d’anguria… sono l’unica?”.

Ekaterina Antropova, nata a Akureyri (Islanda), il 19 marzo 2003, alta 202 cm, opposto della Savino Del Bene.

Nata da genitori russi, a 7 anni si fa convincere dalla madre Olga, giocatrice di pallamano, a mettere da parte la ginnastica artistica. “Da piccola facevo molte cose, e forse è per questo che mi dicono che sono coordinata. La ginnastica artistica mi piaceva un sacco, volevo farla a livello professionistico. Poi mia madre mi ha detto che sarei diventata troppo alta e dovevo cambiare sport”. Si trasferisce in Italia all’età di 15 anni. Nel 2023 ottiene la cittadinanza italiana. Nei dettagli, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, ha deliberato il conferimento della cittadinanza italiana ai sensi dell’articolo 9, comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, per meriti (sportivi) speciali. L’attivazione della procedura è stata proposta dal Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) che ha segnalato la giovane atleta, tesserata dalla Federazione italiana Pallavolo dal 2018 per gli ottimi risultati sportivi conseguiti nella sua disciplina.

Marina Lubian, nata a Moncalieri, l’11 aprile 2000, alta 195 cm, centrale della Imoco di Conegliano.

Marina viene da una famiglia di sportivi. Il papà ha giocato a lungo a pallanuoto nella Sisport, quando Torino era al vertice in Italia. Poi si è immerso nella pallavolo, seguendo la moglie Cristina, ora tecnico in Radiologia, alle Molinette. La vita dei Lubian è cambiata con il successo di Marina, come per altre famiglie di pallavoliste. Ad esempio, guardarono la finale dell’ultimo Mondiale assieme ai Pietrini, i genitori di Elena, che vivono a Livorno. Il sogno di Marina, ora, è quello di partecipare alle Olimpiadi di Parigi. Il prossimo tatuaggio che pensa di fare è costituito dai cinque cerchi.

Anna Danesi, nata a Brescia, il 20 aprile 1996, alta 196 cm, centrale della AGIL Novara.

Anna ha iniziato a giocare a pallavolo all’età di cinque anni, seguendo le orme della sorella maggiore. “Il volley è entrato prestissimo a far parte della mia vita, anche se non è stato un fatto programmato. Ho cominciato a giocare per divertimento. La pallavolo mi è sempre piaciuta, anche se un anno ho provato pure con il tennis. Mi sono subito resa conto, però, che non faceva per me. Nel corso degli anni continuavo a crescere di altezza. Ero la più alta di tutti i miei compagni di classe e di squadra, sia femmine che maschi. Le convocazioni con le selezioni provinciali e regionali mi hanno fatto capire che forse non ero poi tanto male. La vera svolta è avvenuta con il passaggio a Orago, dove ho conosciuto il professor Giuseppe Bosetti e sua moglie Franca Bardelli. Sono state due persone fondamentali per la mia crescita. Lì si giocava un livello di pallavolo molto più elevato rispetto a quello a cui ero stata abituata e ho dovuto ricominciare quasi da zero”. Anna è dottoressa in scienze motorie.

Federica Squarcini, nata a Pontedera (Pisa), il 24 settembre 2000, alta 183 cm, centrale dell’Imoco di Conegliano.

La famiglia ha avuto un ruolo fondamentale nel suo percorso di pallavolo. Casa mia a Capannoli è di fronte alla palestra. Mio nonno Sirio è sempre stato appassionato e seguiva la squadra di Serie C, e mi portava spesso in palestra. Finché un giorno, a 7 anni, mi spinge anche a provare. Guardavo anche le partite della Nazionale con i nonni, ma volevo fare anche danza con le mie amiche. Giocavo tutti i ruoli, tranne palleggiatore, mi piaceva difendere, tanto che anche da centrale non mi toglievano per il giro dietro. Poi tutto è cambiato. Quando ero a Modena mi allenavo con la prima squadra, lì ho avuto la sensazione che avrei potuto fare la pallavolista di mestiere». Federica fuori dal campo è una ragazza alla quale piace divertirsi nei pochi giorni liberi a disposizione. Adora lo shopping come antistress. Le piace cucinare e ha un debole per la tagliata rucola e grana e per il pistacchio.

Eleonora Fersino, nata a Chioggia, il 24 gennaio 2000, alta 169 cm, libero dell’AGIL di Novara.

Eleonora è cresciuta sportivamente nel Volley Clodia, squadra della sua città natale, ed è rimasta nel Volley Pool Piave di Noventa di Piave dai quattordici ai diciotto anni, durante i quali cambia ruolo da schiacciatrice a libero e viene convocata nelle Nazionali giovanili azzurre. È molto sensibile al tema del benessere mentale, che dopo la tragedia della giovanissima Julia Ituma, è di grande attualità. In un’intervista ha dichiarato: “Il Mental coach è una figura che sta acquistando sempre più valore, soprattutto negli ultimi anni. Puó essere molto utile e vantaggioso avere una figura di questo tipo all’interno della società e della squadra. La salute della mente e benessere mentale sono una cosa importantissima da non trascurare. Secondo me, per uno sportivo, la serenità mentale diventa fondamentale per affrontare il proprio percorso e obiettivi in maniera tranquilla ed equilibrata”.

Beatrice Parrocchiale, nata a Milano, il 26 dicembre 1995, alta 167 cm, libero della Pro Victoria Monza.

La carriera di Beatrice Parrocchiale inizia nelle giovanili del Visette per poi passare in quelle dell’Amatori Orago; nel 2011, viene ingaggiata dal Villa Cortese, per giocare nella squadra giovanile, mentre nell’annata 2012-13 viene promossa in prima squadra, dove inizia la sua carriera in Serie A1. Fa parte delle nazionali giovanili italiane: nel 2011 è in quella Under-18, nel 2012 in quella Under-19 e nel 2013 in quella Under-20. Nel 2015 ottiene le prime convocazioni nella nazionale maggiore, con cui, nel 2017, vince la medaglia d’argento al World Grand Prix e, nel 2018, l’argento al campionato mondiale. Nel 2019 conquista la medaglia di bronzo al campionato europeo, mentre nell’edizione successiva si aggiudica la medaglia d’oro. Un sorriso smagliante e contagioso, uno sguardo vispo, furbo e dolce al tempo stesso, Beatrice Parrocchiale ha tanta, grinta che non finisce sul campo: “Sto studiando moda e design all’università, sicuramente vorrei lavorare in quel campo, non come stilista, ma qualcosa che riguardi o moda o design”.

Queste sono le stelle della pallavolo italiana: successo sul campo, unicità fuori dal campo.

In generale, credo che ogni giovane dovrebbe praticare sport, una scuola di vita. Lo sport, oltre ad essere un gioco e quindi gioia, è anche aggregazione. E il fatto che ci siano delle regole è un fattore molto importante, perché così si impara a rispettarle. E questo serve poi nella vita di tutti i giorni. Lo sport è anche grande divertimento. I genitori dovrebbero invitare i figli a far sport, magari al posto di stare lì tutto il giorno con telefonino e computer. A volte la pigrizia, purtroppo, prende il sopravvento, Lucia Bosetti.

di
Pubblicato il 20 Agosto 2023
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.