Mobilità, energie rinnovabili, risparmio energetico: le nuove frontiere della plastica
La plastica è un materiale importante, semplifica la nostra vita in molti modi e spesso è più leggera o meno costosa rispetto ad altri materiali. Come valutare quindi il suo ruolo nelle nostre vite in modo obiettivo affrancandoci da posizioni preconcette?

La Seconda Guerra Mondiale rappresenta per la chimica delle materie plastiche un laboratorio di eccezionale vivacità in cui studiare nuovi materiali sintetici: gomme, polimeri e fibre. Prima della guerra, le teorie e la tecnologia hanno portato l’industria a produrre PVC, polietilene e Nylon. Dopo la guerra, sono stati creati e sviluppati la maggior parte dei polimeri che usiamo ancora oggi. Questi includono il polistirolo, l’ABS, il policarbonato e il polipropilene.
Il boom della plastica
Il mercato richiede nuove materie plastiche per molte applicazioni diverse, quindi c’è una grande richiesta di polimeri. I materiali sintetici sono molto utili, permettono a molte persone di avere accesso a oggetti come automobili, stoviglie, serramenti, utensili, attrezzi di lavoro e apparecchi sicuri, affidabili e convenienti.
La crescita economica è un imperativo categorico e le sue fondamenta poggiano proprio su quel consumo sfrenato che trova nell’usa e getta la sua espressione definitiva.
Il punto di rottura
Già negli anni ’60 però si avvertono le prime crepe in questo paradigma. L’associazione americana Keep America Beautiful realizza una campagna pubblicitaria in cui si invitano i consumatori a non disperdere rifiuti plastici nell’ambiente. Nel 1973, la Coca Cola ha annunciato ai consumatori che avrebbe iniziato a vendere la bevanda in bottiglie di plastica. Il cui futuro – si legge – è nella spazzatura.
E’ proprio questo il momento in cui si rompe l’incantesimo fra noi e la plastica: dopo gli anni in cui la bakelite era molto apprezzata e venivano creati oggetti di lusso con essa, a partire dagli anni ’60 la plastica diventa un rifiuto. È considerata il rifiuto per eccellenza perché non si distrugge, è ovunque e non si capisce da dove venga. Anche dopo aver completato il suo ciclo di vita, la plastica rimane presente.
Plastica: nuove frontiere
Eppure la storia delle materie plastiche è ancora lungi dall’essersi conclusa. Settori come la mobilità elettrica, le energie rinnovabili, il risparmio energetico, la digitalizzazione e la tecnologia medicale stanno portando nuove idee alla storia dei polimeri. La plastica è usata quando è necessario ridurre il peso, resistere alle temperature e agli attacchi chimici, essere flessibile ed economica, e ridurre l’impatto sull’ambiente.
Nuovi materiali plastici sostituiscono il metallo in ambito strutturale. Questi materiali sono composti da molecole più resistenti rinforzate con fibra di vetro e carbonio. Alcuni esempi di questi materiali sono il PEEK e il PPS.
Questi materiali possono funzionare per molti anni in contatto con acidi, solventi e idrocarburi a temperature superiori ai 200°C. Invece, molti metalli non possono essere utilizzati in queste situazioni. Polimeri di origine vegetale raccolgono l’eredità degli studi svolti durante la crisi petrolifera negli anni ’70 e gettano le basi per nuove famiglie di plastiche sostenibili.
Sono materiali anonimi che spesso non vediamo e di cui nemmeno sospettiamo l’esistenza; eppure ogni giorno ci permettono di lavorare, comunicare, spostarci e scaldarci.
Come valutare quindi il ruolo della plastica nelle nostre vite in modo obiettivo? Che strumenti abbiamo a disposizione per inquadrare correttamente vantaggi e svantaggi, problemi e soluzioni, affrancandoci da posizioni preconcette?
LATI Industria Termoplastici prova a raccontarvelo nei prossimi articoli di questa rubrica.
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