“S’alza il vento”: l’ingegner Caproni e il genio del volo nel film di Miyazaki
Dal 24 al 30 agosto 2023 è nuovamente in sala cinematografica, a dieci anni dall'uscita, "S'alza il vento" del maestro giapponese dell'animazione. Dove il grande costruttore trentino è simbolo del genio in bilico tra sogno pacifico e impiego distruttivo
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Dal 24 al 30 agosto 2023 è nuovamente in sala cinematografica, a dieci anni dall’uscita, “S’alza il vento”, il film definito come culmine (o testamento) del maestro giapponese Hayao Miyazaki. Un’opera complessa, in bilico tra il sogno del volo e le inquietudini della società nipponica, evocate dalle tragedie del terremoto del 1923 e la disfatta del 1945.
Protagonista è l’ingegnere Jirō Horikoshi, il progettista del celebre Mitsubishi A6M, il caccia “Zero” che fu nerbo delle forze aeree giapponesi.
La storia di Horikoshi viene riscritta e re-immaginata secondo canoni poetici, dove il destino è talvolta governato dal vento impalpabile, quella stessa forza dell’aria che tiene in volo gli aerei.
Nel film grande ispiratore di Jirō è la figura dell’ingegnere italiano Gianni Caproni, figura onirica che rappresenta il sogno del volo, la sfida alla gravità, fatta di tecnica (quella evocata in mille disegni di grande precisione, che nascono dalla matita di Horikoshi o dei colleghi) ma anche di visione e di ambizione.
Come in “Porco Rosso”, in Miyazaki emerge la grande passione per la “scuola” dell’aviazione italiana: se nel film ambientato in Adriatico spiccavano gli idrovolanti, in “S’alza il vento” sono proprio i velivoli di Caproni a guadagnarsi una posizione centrale, in un film che comunque cita una trentina di specifici velivoli giapponesi, italiani, sovietici, tedeschi, statunitensi.
La citazione più significativa, nella grande produzione dell’ingegnere trentino (ma trapiantato a Milano e Malpensa), è certamente quella del Caproni Ca.60 Transaereo, detto Capronissimo: si tratta dell’incredibile tri-triplano ideato per i voli transatlantici, destinato però ad affondare dopo un breve volo nelle acque del Lago Maggiore, nel 1921:
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Nel film la sperimentazione del “transatlantico dei cieli” è dipinta con un Caproni che da una barca dirige e immortala il volo che doveva rendere reale il suo sogno, che invece s’infrange. E il valore storico del momento, nel film, è rappresentato anche con una cartolina dedicata all’ “idronuviplanon”, curiosamente marcata con un moderno “Poste Italiane”.
L’ingegnere trentino si affaccia nel film a bordo di un trimotore biplano della famiglia derivata dai Ca.31 durante la Grande Guerra, carico di bombe. I piloti vanno a morire e ad uccidere, a “incenerire città”:
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All’opposto di quella sequenza bellica carica di inquietudine, luminoso è il volo di un Ca.48, uno dei primi aerei civili da trasporto, derivato dai bombardieri convertiti a uno scopo pacifico:
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E anche il bombardiere Ca.90, esemplare unico del 1929, viene invece reinventato come aereo civile, in una scena luminosa – accostabile all’era degli idrovolanti di Porco Rosso – che sembra riecheggiare il fragile clima ottimistico dei Ruggenti anni Venti:
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Porco Rosso rende omaggio agli idrovolanti costruiti tra lago Maggiore e brughiera di Malpensa
Non va dimenticato che l’omaggio a Caproni da parte di Miyazaki va oltre il solo “S’alza il vento”: la stessa casa di produzione del maestro nipponico, lo Studio Ghibli, deve il suo nome ad un modello della Caproni, il ricognitore Ca.311 “Ghibli”, un nome che ritorna anche sulla testata del motore dell’idrovolante di Porco Rosso-Margo Pagot.
In “S’alza il vento” però la genialità e il sogno dell’ingegnere trentino trovano una centralità nella vicenda narrata e nella poetica di Miyazaki. Ben rappresentata da una battuta che giustamente una recensione ha messo in luce come una delle chiavi di lettura del film: «Gli artisti sono creativi solo per dieci anni. Allo stesso modo anche gli ingegneri».
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