La bella storia del rondone salvato all’Ospedale del Ponte di Varese
E' una storia a lieto fine quella che vede protagonisti un rondone e due infermiere dell'ospedale dei bambini di Varese

E’ una storia a lieto fine quella che vede protagonisti un rondone e due infermiere specializzate dell’ospedale del Ponte. Il primo, rimasto incastrato ad una finestra all’Ospedale del Ponte, e la seconda, che l’ha salvato e riportato alla libertà con una “nuova professionalità” che nemmeno immaginava di avere.
«Non si poteva rimanere indifferenti a questo cucciolo diversamente umano – spiega Emanuela Lastella, che all’ospedale ci lavora, come infermiera nell’ambulatorio pediatrico – Un cucciolo di rondone rimasto incastrato con la zampa nella finestra del quarto pianto della pediatria ambulatori dell’ospedale Filippo del Ponte Recuperato e salvato per un pelo di piuma, da me che non avrei creduto potessi farlo. Assistito con la mia collega Chiara, molto più prodiga di me».
Chiara Lanfranconi ed Emanuela Lastella, una volta scoperto che la piuma fuori dalla finestra era quella di un rondone rimasto incastrato tra gli infissi delle finestre, hanno provato a liberarlo e rianimarlo: «Prima abbiamo tolto l’unghietta con un abbassalingua, poi quando sci siamo rese conto che non si muoveva, l’abbiamo ricoverato in una scatola di cartone, mettendogli un guanto usa e getta di lattice riempito di acqua calda sul fianco, a mo’ di borsa dell’acqua – ci spiega – Abbiamo provato anche a dargli un po’ di glucosata, che prima ha rifiutato, ma poi ha succhiato».
Intanto cercano di contattare dei veterinari, spiegando la situazione: e stavano già apprestandosi a portarlo a uno di loro, quando, dopo la soluzione di acqua e glucosio, il rondone si riprende e comincia ad agitarsi nello scatolone: «Ci siamo rese conto subito che era pronto ad uscire, e che il veterinario non sarebbe stato più necessario: cosi abbiamo aperto la scatola fuori dalla finestra e lui è partito».

Un episodio emozionante per le due infermiere, che hanno, per un giorno, utilizzato la pausa pranzo in un modo diverso: «Noi facciamo un lavoro duro e coinvolgente, curare i bambini in ospedale: io in pediatria, Chiara per tanti anni in terapia intensiva neonatale – spiega Emanuela – Ma oggi più che in altri giorni è valsa la pena alzarsi dal letto alle quattro e venire qui. Un’esperienza che non dimenticheremo»
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