Chicco Colombo: “Sogno una casa dei burattini per dare un futuro al nostro lavoro”
L'artista, dal 1978 anima del Teatro dei Burattini di Varese, propone di trovare una casa dove ospitare la sua collezione e dove tramandare la sua arte: “Ci sono luoghi ideali dove farlo, serve avere la volontà”

Il Teatro dei Burattini di Varese si avvicina a compiere i suoi primi 50 anni di età, un traguardo importante per una realtà che ha fatto della promozione culturale la sua ragione di vita.
Nata nel 1978, la creatura di Betty e Chicco Colombo cerca ora una nuova strada e per farlo lancia una sfida: trovare una casa alla collezione legata al mondo dei burattini per dare un futuro ad una tradizione che ha in Varese e nel Varesotto una delle realtà più importanti del panorama nazionale.
«Per tanti anni abbiamo messo in scena spettacoli nostri, organizzato rassegne, fatto collaborazioni con enti di ogni tipo, ricevendo riconoscimenti anche dal Ministero della Cultura. Ora stiamo piano piano volgendo la pagina verso la stagione della vecchiaia, lavoriamo ancora (è da poco partita la seconda edizione della rassegna “Burattini in Città”), ma abbiamo un enorme patrimonio di lavoro che non vorremmo disperdere: locandine, testi, video, foto, burattini, marionette, scenografie, una collezione che vorremmo donare a fronte di un progetto a lungo termine», spiega Chicco Colombo nella sua casa/museo di Cazzago Brabbia, tra quadri, cuscini e burattini di ogni forma e colore, creati in tanti anni di attività.
«Noi col nostro lavoro ci abbiamo campato, abbiamo formato tanti burattinai che oggi posso considerare miei figli professionali, siamo stati e siamo tuttora un’azienda del territorio con dignità di esistere – prosegue Colombo -. Abbiamo un grande patrimonio materiale e immateriale. L’idea è quella di trovare una collocazione, una destinazione che permetta a noi di creare un passaggio generazionale, coinvolgendo giovani interessati al mestiere e dando uno spazio al pubblico di adulti, scuole, agenzie culturali che vorranno fruire del nostro lavoro. Il sogno è vedere a Varese questa “casa dei burattini”, dato che abbiamo portato in giro per tutta Italia e non solo il nome della città per tanti anni. Abbiamo 18 spettacoli nostri pronti, c’è la possibilità di pensare ad esposizioni, ad un percorso di formazione, magari anche di creare una compagnia stabile di burattini che prenda la nostra eredità. Abbiamo tutto per tramandare ad allievi giovani il nostro sapere, creando anche opportunità di lavoro».
«Io ho cominciato a bussare alla porta dei istituzioni già 7/8 anni fa, ma non sono arrivate disponibilità o proposte concrete, per me sarebbe una grande delusione dimenticare una realtà come la nostra, non marginale, che ha un valore artistico importante anche se poco riconosciuto, tranne quando conviene per affidare ad un porto sicuro come il nostro una rassegna come quella in corso a Varese – continua Chicco Colombo -. Ci hanno prospettato tempi lunghi, lavorando su due direzioni: per quanto riguarda la prima, vale a dire la promozione della cultura dei burattini, ci siamo, stiamo facendo la seconda edizione di “Burattini in città” riscontrando un buon successo sotto tutti i punti di vista; sulla seconda, cioè per quanto riguarda l’individuazione di una casa dei burattini, siamo in alto mare. È il momento di essere concreti, io divento vecchio, ho meno energia, i materiali vanno conservati se no si deteriorano».

Colombo non si limita a lanciare un appello, ma fa delle proposte concrete: «Cerchiamo un luogo dove poter fare esposizioni a rotazione del nostro materiale, dare una testimonianza del nostro lavoro, oltre che ospitare materiale proveniente da altre parti. Non ci siamo solo noi, valorizzeremmo tutto ciò che il teatro dei burattini ha generato nel Varesotto, che è una sorta di capitale di questo settore, da Niemen a Colombo fino ai Broggini e ai Roggero, c’è un patrimonio enorme che non si deve disperdere -. Faccio degli esempi concreti: chiude la scuola di Capolago, sarebbe una destinazione ideale, come anche la scuola materna di Calcinate o la ex sala studi di piazza XX Settembre, tutti luoghi dove si potrebbe progettare e pensare. Non pretendo nemmeno che debba essere tutto a carico del pubblico, sono convinto che per un progetto del genere si possa trovare sostegno da famiglie e privati. Un’altra idea che dovrebbe coinvolgere la Provincia e il Comune di Biandronno è Villa Borghi, dove c’è già la collezione Niemen, oltre che spazi e tutto al posto giusto, con in più la vicinanza di Cazzago Brabbia, la nostra sede da tanti anni, l’Isolino Virginia, il lago: potrebbe essere un volano anche dal punto di vista turistico».
«Serve la volontà di riconoscere il valore del nostro lavoro e la decisione politica di fare una scelta precisa che garantirebbe un valore enorme per chi decidesse di accogliere la nostra idea. Serve farlo finché ci siamo noi, per lavorare guardando al futuro. Se non ci si muove c’è il rischio che i materiali si perdano, o si vendano, o vadano altrove, magari in Svizzera o in altre province o regioni dove c’è sicuramente un interesse – racconta Colombo -. La destinazione è qui, il Varesotto ha già perso la collezione di burattini di don Alberto a Gallarate, finita a Milano. Non vorrei si facesse questa fine anche con il nostro patrimonio. Io non mi arrendo e continuerò a bussare a diverse porte».
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Si potrebbe chiedere a qualche eminenza grigia di Cazzago di aiutare a trovare un luogo adatto per valorizzare tanto lavoro e tanti sacrifici, insomma un piccolo centro culturale, preferibilmente a Cazzago Brabbia!