Dopo la morte del senzatetto John: l’appello di Sanità di Frontiera al sindaco di Varese
Al sindaco chiedono un dormitorio invernale specifico per chi ha problemi di alcol e tossicodipendenza, persone che vengono spesso escluse dai dormitori normali, una targa che ricordi la storia di John e che diventi argomento del prossimo consiglio comunale

Un gruppo di volontari dell’ambulatorio Sanità Di Frontiera, che da 15 anni a Varese cura stranieri svantaggiati e persone senza fissa dimora si è presentato nella mattina di lunedì 29 gennaio dal Sindaco di Varese per manifestare «Rabbia, vergogna, sconcerto, delusione, disperazione di fronte alle tragedie da incuria come la morte annunciata di John, quarantenne, nell’area delle stazioni – spiega una nota dei volontari dei Sanità di Frontiera Varese – che rappresenta solo la punta dell’iceberg del degrado in cui molti invisibili continuano a vivere».
All’amministrazione, rappresentata dal sindaco Davide Galimberti e dall’assessore ai servizi sociali Roberto Molinari, i volontari dell’associazione hanno presentato i loro punti fermi in questa situazione: «Non esiste che i più fragili fra i senza tetto e cioè gli alcolisti ed i tossicodipendenti, non abbiamo un letto al caldo perché i posti letto a disposizione sono pochi o perché disturbano gli altri e gli operatori – spiega la letter che hanno presentato all’Amministrazione comunale – Le regole per accogliere i bisognosi, nell’unica stanza con 10 letti, incredibilmente escludono proprio chi rischia di più la morte per assideramento. Inoltre, abbiamo esperienza diretta di casi di rifiuto di persone, affette da alcolismo. anche molto miti»
Ci sono anche persone senzatetto che non vogliono andare al dormitorio invernale? «Si, ma avranno dei loro motivi, che bisogna ascoltare se si vuole andar loro incontro invece di rifiutarli – continua il messaggio diretto al primo cittadino – Riteniamo perciò necessario che per i più fragili, e innanzitutto gli alcolisti ed i tossicodipendenti, sia creato un dormitorio pubblico protetto con spazi e personale adeguati a far fronte alle criticità: un infermiere , un educatore e un OSS».
Al sindaco hanno chiesto: «Se ha notizia che John sia stato escluso, pur avendone fatto richiesta, dai letti dell’emergenza freddo; se sia stata disposta l’autopsia e se i suoi risultati saranno resi noti; se siano già stati indetti incontri col prefetto per razionalizzare il numero e la distribuzione dei posti letto di emergenza freddo fra i comuni della provincia; che il comune inizi a dedicare molte più risorse (locali, personale, organizzazione) per realizzare una soluzione stabile e degna per queste persone».
Inoltre, i volontari chiedono un gesto simbolico perchè questa morte non sia stata vana: «Chiediamo che venga affissa alla stazione ferroviaria una targa in ricordo di John, con una cerimonia che ricordi la sua storia e che sia messo questo argomento all’ ODG di una prossima seduta del Consiglio Comunale».
Delle iniziative secondo l’associazione dovute, da parte dell’amministrazione. Perchè: «Queste cose non può farle il volontariato, che fa già molto, e da molto tempo. Siamo arrivati a veder celebrato dal sindaco il matrimonio di una coppia senza fissa dimora, organizzato mettendo molto impegno, tempo e dedizione da parte di alcuni volontari. Ora occorre un salto di qualità, una gara, nella società civile, fra chi desidera rendere impossibile che si soffra e si muoia così, nell’abbandono, nella miseria e nella solitudine in questa bella, ricca e generosa città».
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