L’esaltazione di Mussolini costa la condanna in appello al capo dei Do.ra
Le motivazioni della sentenza in Appello che ha ribaltato l’assoluzione di Varese per i fatti di Azzate del 2019. Oltre agli altri procedimenti aperti

Nei giorni in cui i raduni fascisti con saluti romani tornano alla ribalta – vedi celebrazione di Acca Larenzia per la quale la Digos continua a visionare i filmati della manifestazione con cui i gruppi della destra hanno commemorato le vittime della strage e ha proceduto alla denuncia di 5 persone – proseguono anche le inchieste che vedono fatti legati ad accadimenti in provincia di Varese, e che hanno a che fare con la galassia neonazista.
Dopo il filone del 2017 per ricostituzione del partito fascista che ha visto la chiusura della sede della comunità militante dei 12 raggi di Sumirago (poi riaperta ad Azzate) e di cui si attendono eventuali sviluppi se non la chiusura delle indagini, arrivano altre novità legate ai procedimenti in corso. La Prealpina publica oggi il resoconto delle motivazioni che l’Appello di Milano ha depositato a sostegno della sentenza che ha ribaltato la decisione della magistratura varesina dopo le denunce seguite ai fatti del giugno 2019 quando per contestare uno scrittore, Francesco Filippi che presentava il suo libro “Mussolini ha fatto anche cose buone”, i Do.ra inscenarono una protesta di piazza dai toni nostalgici. Fatti per che per i giudici milanesi non si inquadrano tuttavia in una mera manifestazione d’opinione, o in un pur lecito dissenso verso le idee dell’ospite dell’iniziativa patrocinata dall’Anpi, bensì una via e propria esaltazione di Mussolini e del fascismo. Per quei fatti, che valsero l’assoluzione a Varese, Limido è stato condannato a 6 mesi a Milano e in questi giorni sono state depositate le motivazioni a suffragio della decisione. Condanna ora impugnata dai difensori in Cassazione, ultimo grado di giudizio.
Ma c’è anche un altro caso che vede sempre Limido imputato, sempre per le “contestazioni“ ad un giornalista, Paolo Berizzi; questa volta il processo a carico del capo dei neonazisti di Azzate si terrà a Varese dinanzi al giudice monocratico per i fatti del 18 marzo 2022 quando l’inviato di Repubblica venne raffigurato con un cartonato addobbato da pagliaccio. Un fatto che è valso a Limido una denuncia per diffamazione.
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