L’Ue concede una deroga di 10 anni alla pianura Padana per adeguarsi alla direttiva sulla qualità dell’aria
La decisione è stata presa nel corso dei negoziati sull'applicazione della direttiva Ue che prevede una riduzione delle emissioni che - secondo il governo - porterebbe alla desertificazione industriale e agricola del nord Italia

L’Italia ha ottenuto una deroga di 10 anni per il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria imposti dall’Unione Europea. La decisione, comunicata dall’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza mentre era in visita a “My plants and garden” a Rho Fiera. Un obiettivo che il governo italiano si era prefissato nel corso dei negoziati sull’applicazione del Piano d’azione Zero Pollution 2021 della Commissione europea e che arriva a compimento nei giorni in cui la cappa di polveri sottili copre l’intera regione da molti giorni.
L’accordo provvisorio prevede che gli Stati membri abbiano la possibilità di richiedere, entro il 31 gennaio 2029 e per ragioni specifiche e a rigorose condizioni, un rinvio del termine per il raggiungimento dei valori limite di qualità dell’aria: fino al 1° gennaio 2040 per le zone in cui il rispetto della direttiva entro il termine sarebbe irrealizzabile a causa di specifiche condizioni climatiche e orografiche o dove le necessarie riduzioni possono essere ottenute solo con un impatto significativo sui sistemi di riscaldamento domestico esistenti. Una decisione che sembra scritta su misura per la pianura Padana.
Così commenta la decisione il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo: «Mentre assistiamo alle solite polemiche strumentali sui livelli di inquinamento atmosferico in Lombardia e nel nord Italia, il governo è riuscito a ottenere una importante deroga di 10 anni per il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria. Senza questa deroga, le conseguenze per le regioni del bacino padano avrebbero portato alla desertificazione agricola e industriale. Una follia evitata grazie al lavoro del governo Meloni e delle regioni interessate, su cui dovremo continuare a lavorare dal 10 giugno in poi quando potremo finalmente far prevalere un approccio meno ideologico alla transizione ecologica, che dovrà tenere insieme la sostenibilità ambientale e la salute dei cittadini con la competitività delle nostre imprese».
Prosegue Fidanza: «La filiera del verde è fondamentale non soltanto per la bellezza delle nostre città ma anche per perseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti. L’Italia risulta essere la seconda potenza esportatrice europea del prodotto orto-florovivaistico, facendo raggiungere al nostro export quota 1,23 miliardi di euro (valore produzione). La Lombardia, dove sono presenti le principali attività vivaistiche ornamentali arbustive e forestali, invece, si posiziona al quarto posto nella classifica delle regioni che registrano il più alto valore di produzione del settore florovivaistico nazionale, con una crescita della produzione floricola del 13,1% (111mln di euro) (dati istat e crea rielaborati da Myplant)».
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