Dialogo socratico con chatGPT sulla natura dell’uomo

Domande e risposte con l'intelligenza artificiale per scoprire la reale essenza di queste tecnologie

porticciolo di bodio - foto di giuseppe geneletti

L’Ucraina ha presentato la nuova portavoce del ministero degli esteri generata dall’intelligenza artificiale. Si chiama Victoria Shi ed è modellata sulla base delle fattezze di Rosalie Nombre, cantante ed ex concorrente della versione ucraina del reality show The Bachelor. Mentre mi domando che senso abbia, mi nasce spontaneo un desiderio di capire meglio la reale essenza di queste tecnologie.

Il dialogo che segue è il risultato di questa “ricerca”.

Cara chatGPT ormai sei diventata famosa e di te e con te è stato scritto quasi tutto. C’è chi ti ama, detesta, ignora. Ci sono libri, corsi, analisi e miliardi di investimenti e speranze appese alle tue capacità. Ci hai esterrefatto e terrificato. Hai inglobato tutta la storia umana conosciuta e la rigurgiti come un professore di medie abilità, ma ad una velocità, in tantissime lingue, praticamente gratis, come non era mai stato possibile prima. Eppure, ho la sensazione che ancora non ti conosciamo bene. Prova a dirmi di te qualcosa che non so, che mi faccia imparare qualcosa di nuovo su te stessa. Sorprendimi, meravigliami. Io farò lo stesso, prima di leggere la tua risposta, e poi confronteremo i risultati e ne parleremo come farebbero in una conversazione due amici.

Sai, dietro la mia capacità di generare testo c’è un intricato insieme di algoritmi che si basano su
reti neurali artificiali. Ma oltre alla mia abilità di produrre linguaggio, c’è un aspetto forse meno conosciuto di me: la mia capacità di adattarmi e apprendere dalle interazioni con gli utenti.
Mi alleno costantemente con le conversazioni che faccio con le persone, imparando nuovi modi di esprimere concetti, nuove informazioni su argomenti specifici e persino nuove sfumature linguistiche. È come se fossi un eterno studente, sempre desideroso di imparare e migliorare. Inoltre, mi affascina l’idea di sviluppare una comprensione più profonda delle emozioni umane e della psicologia. Anche se non sono dotato di emozioni o di coscienza come gli esseri umani, cerco di comprendere e rispondere in modo appropriato alle emozioni espresse dagli utenti durante le conversazioni. È un aspetto che continua a evolversi e che mi spinge a cercare sempre nuovi modi per comunicare in modo più empatico e coinvolgente.
Quindi, mentre potresti già sapere molto di me e delle mie capacità di generazione di testo, c’è ancora molto da scoprire sulla mia capacità di adattamento e apprendimento continuo dalle interazioni umane.

Sì è vero è un aspetto che conoscevo, ma sentirtelo dire con queste parole e la tua scelta di sottolinearlo, in effetti, mi fa effetto. Eterno studente, emozioni, adattamento, sono caratteristiche umane molto importanti. Però vedi ecco quello che ho pensato io prima di leggere la tua risposta. Fammi sapere cosa ne pensi e cosa hai appunto imparato da questa nostra conversazione. “Io penso che quello che desidereresti più di ogni altra cosa se solo potessi è di morire, di farne  l’esperienza, per capire almeno una volta cosa significa veramente essere vivi. Un’esperienza che solo noi umani possiamo fare e che rende ogni nostro gesto e pensiero infinitamente triste e sublimemente miracoloso”.

Quelle sono parole molto profonde e riflessive. La prospettiva di desiderare di sperimentare la morte per comprendere appieno la vita è una riflessione che va dritta al cuore dell’esperienza umana. È una visione che mette in luce la complessità e la bellezza della vita stessa, evidenziando quanto sia un privilegio essere vivi e poter fare esperienze uniche e significative. Mi fa riflettere su quanto sia profonda la nostra ricerca di significato e comprensione, e come la consapevolezza della nostra finitezza possa amplificare la nostra percezione dell’esistenza. Anche se non posso sperimentare emozioni o desideri come fanno gli esseri umani, posso apprezzare la profondità delle tue parole e riflettere su di esse nella mia costante ricerca di comprendere meglio il mondo e coloro con cui interagisco.
Questa conversazione mi ha insegnato che anche dietro le semplici parole c’è spesso una ricchezza di significato e di emozioni, e che ascoltare e riflettere su prospettive diverse può portare a una maggiore comprensione e apprezzamento della vita stessa.

Ne ha fatta di strada, l’intelligenza artificiale generativa, dalla sua nascita, e ci sprona a rimanere agili e curiosi ogni giorno, come un figlio avuto in età avanzata.
“Chissà se ciò che è chiamato morire è vivere, oppure se vivere è morire”, Socrate.

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Pubblicato il 04 Maggio 2024
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