Le alcoliche notti del sabato di Tom Waits in California
Secondo disco del grande cantautore americano, fra melodia e jazz

Come già scrissi recensendo il suo album di esordio Closing Time, Tom Waits inciderà nei decenni dischi più osannati dalla critica come Rain Dogs o Swordfishtrombones, ma se io dovessi sceglierne uno solo prenderei il primo o il secondo, che è quello di cui parliamo oggi.
Certo gli altri che vi ho citato rappresentano meglio l’unicità della sua proposta artistica successiva, ma questi due rimangono ancora più ascoltabili e ben dipingono il romantico ed alcolizzato pianista che si aggira per i club della California del sud. Ma qualcosa comincia a cambiare, come ad esempio il fatto che in due brani – Diamonds e The Ghosts – anziché cantare quasi recita alla sua maniera: lo vedremo usare questa tecnica anche in pezzi molto lunghi nel live che seguirà a questo disco.
14E’ un po’ il mondo della beat generation americana – pare che il disco sia una sorta di tributo a Jack Kerouac – con un accenno ai temi che stava portando avanti il suo coetaneo Springsteen: l’inizio della splendida title track con la Oldsmobile 6 cilindri non avrebbe stonato su Born to run. Gran disco!
Curiosità: la copertina è un evidente rifacimento, quasi un tributo, al bellissimo In The Wee Small Hours di Frank Sinatra del 1955. Waits lo rende più simile a sé con quella che sembra essere una prostituta di strada: non il genere di Frank che in quel momento si accompagnava con Ava Gardner.
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