Alessandra Dolci dell’Antimafia di Milano interviene sulla riforma della giustizia: “Allontanare il pm dalla giurisdizione pericoloso”
La coordinatrice della Dda interviene sulla riforma Nordio: “Non serve, perché di fatto la separazione delle carriere esiste già". L'appello alla politica: basta delegittimare le istituzioni del Paese
«Se la riforma è quella di condurre il pubblico ministero sotto il controllo della politica, beh penso che questo sia un pericolo. Per i cittadini. E per la democrazia».
Il tema è serio, e pure il tono. I sorrisi coi colleghi di Varese, i pubblici ministeri della Procura che l’hanno accolta, arriveranno dopo, al momento di constatare quante persone erano presenti nell’aula D, al piano superiore del palazzo di giustizia arrivate per ascoltarla. Ma Alessandra Dolci, pubblico ministero coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Milano era serissima al momento di tradurre in pillole il motivo della sua presenza in città, per partecipare alla conferenza invitata dall’Anm su impulso del pm Lorenzo Dalla palma, per parlare cioè della riforma delle giustizia, la riforma Nordio.
«Una riforma che non serve, perché di fatto la separazione delle carriere esiste già», ha esordito la dottoressa Dolci prima di venir scortata dal presidente del tribunale di Varese Cesare Tacconi in aula. L’incontro sarebbe dovuto cominciare alle 14.30. Ma ha ritardato, dal momento che il folto pubblico ha obbligato ad un rapido trasferimento in aula bunker, al piano -1 del tribunale, aula che si è rapidamente riempita (presente anche il sindaco di Varese Davide Galimberti).
Molti i cittadini attratti da un tema forse molto tecnico, ma decisivo per la democrazia. Diversi i giovani che hanno partecipato all’incontro informale, dove il magistrato della Dda è partita dai suoi esordi in magistratura con ancora il vecchio codice di rito passato poi a quello tuttora in vigore.
Ma oggi, dunque, cosa serve alla giustizia? «Serve una depenalizzazione dei reati. Serve una sinergia tra tutti gli attori coinvolti; la magistratura, la classe forense, ma soprattutto la classe politica. Assistiamo ad attacchi quotidiani rivolti alla magistratura. Ed il pericolo è questo: delegittimare le istituzioni del Paese».
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