Frontalieri, l’assemblea di Varese chiede l’abolizione della tassa sulla salute e un maggiore rispetto degli accordi
L'assemblea dei frontalieri a Varese ha approvato all’unanimità un documento finale che chiede con forza la cancellazione della controversa tassa sulla salute a carico dei frontalieri e un maggiore rispetto delle norme interne e internazionali

L’assemblea internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori frontalieri (LEGGI QUI LA CRONACA), convocata nella mattina di sabato 15 febbraio a Varese dalle sigle sindacali italiane e svizzere (CGIL, CISL, UIL, UNIA, VPOD, SYNDICOM, OCST e SYNA), ha approvato all’unanimità un documento finale che chiede con forza la cancellazione della controversa tassa sulla salute a carico dei frontalieri e un maggiore rispetto delle norme interne e internazionali che regolano il settore.
Nel corso del dibattito sono emerse forti critiche nei confronti delle scelte del governo italiano, accusato di aver introdotto provvedimenti che smontano anni di negoziati tra Italia e Svizzera. Tra i punti più contestati:
La tassa sulla salute per i frontalieri storici, che comporta un prelievo tra il 3% e il 6% dello stipendio netto per un servizio sanitario già pagato, configurando una doppia imposizione; Il mancato adeguamento della Naspi per i frontalieri licenziati, nonostante l’innalzamento dell’indennità nei primi tre mesi sia stato già previsto per legge; L’uso dei ristorni fiscali, ritenuto poco chiaro e in contrasto con gli accordi pregressi, con una riduzione delle risorse destinate ai Comuni di frontiera.
I sindacati hanno annunciato che, se la norma sulla tassa sanitaria non verrà cancellata, ricorreranno alla giustizia per sollevare la questione di costituzionalità. Inoltre, chiedono che il Tavolo interministeriale già avviato affronti rapidamente le altre criticità aperte, come le modifiche all’assegno unico per i frontalieri, che ha già portato l’Italia a una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea.
L’assemblea ha infine ribadito la necessità di un confronto costruttivo con il governo per tutelare i diritti dei frontalieri, garantire un corretto utilizzo dei fondi derivanti dai ristorni fiscali e stabilire un modello chiaro e stabile per il futuro.
Di seguito il testo integrale del documento approvato:
Con l’Assemblea internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori frontalieri – convocata a Varese il 15 febbraio 2025 dalle organizzazioni sindacali italiane e svizzere CGIL CISL UIL UNIA VPOD SYNDICOM OCST SYNA – prosegue l’iniziativa sindacale unitaria per contrastare l’introduzione della tassa sulla salute a carico dei ‘vecchi’ frontalieri e per rivendicare il pieno rispetto delle norme interne ed internazionali a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori frontalieri attivi e pensionati.
Mentre, da un lato, con la legge di recepimento dell’accordo italo-svizzero (Legge 83/2023) salvaguardiamo la tassazione esclusiva in Svizzera ai ‘vecchi frontalieri’ continuando l’Italia ad incassare il 40% delle loro tasse, dall’altra, con la Finanziaria 2024 li trattiamo come evasori chiedendo loro e ai loro familiari a carico di versare il 3-6% della retribuzione netta per avere l’assistenza sanitaria che hanno già pagato. Mentre, da un lato e faticosamente, otteniamo per legge l’innalzamento della Naspi per i primi tre mesi di disoccupazione, parificandola a quella svizzera, dall’altro ci si guarda bene dal dare seguito all’applicazione della nuova norma penalizzando economicamente i frontalieri licenziati.
In sostanza, il Governo italiano con una serie di atti contraddittori e unilaterali successivi alla legge di recepimento dell’accordo italo-svizzero entrato in vigore il 18 luglio 2023 cerca di ‘smontare’ quanto faticosamente costruito in anni di confronto per migliorare la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori frontalieri. Di qui l’esigenza di fare oggi il punto, tutti insieme, sulle principali criticità ancora aperte e definire come procedere, forti dei primi risultati raggiunti.
Grazie alla mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, siamo infatti riusciti a sanare una inaccettabile disparità di trattamento, garantendo ai vecchi frontalieri non frontisti di Sondrio divenuti inspiegabilmente nuovi frontalieri e ai nuovi frontalieri residenti nei 72 Comuni di fascia finora non riconosciuti una tassazione equivalente ai vecchi frontalieri. Analogamente, siamo riusciti finalmente a ottenere dopo oltre un anno dalla sua costituzione la convocazione del primo incontro del Tavolo interministeriale per la definizione di uno Statuto dei lavoratori frontalieri.
- Per queste ragioni, condividendo l’impostazione sindacale unitaria sin qui seguita ed alla luce dell’ampio dibattito svolto l’Assemblea chiede:
la cancellazione della norma che prevede una nuova tassa sulla salute a carico dei ‘vecchi frontalieri’, che di fatto introduce una doppia imposizione, risulta in contrasto con l’Accordo tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri e presenta chiari elementi di incostituzionalità. In caso contrario, le organizzazioni sindacali si impegnano unitariamente a adire alla giustizia al fine di eccepire la questione di costituzionalità; - di portare alla discussione del ‘Tavolo interministeriale’ le altre criticità ancora aperte, a partire dall’introduzione della nuova indennità di Naspi prevista dalla legge 83/2023 e dalla modifica dell’attuale normativa sull’assegno unico e universale, che discrimina le lavoratrici e i lavoratori frontalieri e per la quale l’Italia è stata messa sotto procedura d’infrazione da parte della CE.
- di ricostituire il corretto rapporto tra l’uso delle risorse derivanti dai ristorni quale contributo dei frontalieri alla fiscalità generale, all’erogazione dei servizi e alla garanzia degli investimenti dei Comuni di frontiera e la definizione delle risorse future da investire sul territorio per progetti socioeconomici, modello che abbiamo faticosamente costruito e consolidato nella legge approvata all’unanimità del Parlamento, con il contributo determinante delle Comunità locali, oggi destrutturato da interventi del legislatore poco organici ed incomprensibili.
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