Il discorso inaugurale della Rettrice dell’Università dell’Insubria Maria Pierro
Nel primo discorso del suo mandato, la Rettrice ha parlato di passato, presente ma soprattutto di futuro con l'impegno trasversale dall'edilizia, alla didattica, dalla ricerca allo sviluppo del territorio

Discorso inaugurale per l’anno accademico 2024-2025 dell’Università degli Studi dell’Insubria
Autorità civili, militari e religiose,
Onorevoli parlamentari,
Magnifiche Rettrici e Magnifici Rettori
Illustri docenti e ricercatori,
Stimati colleghi del personale tecnico amministrativo e bibliotecario,
Care studentesse e Cari studenti,
Gentili ospiti,
un cordiale benvenuto alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2024/2025 dell’Università degli studi dell’Insubria.
Con emozione pronuncio il mio primo discorso inaugurale.
Tra qualche mese festeggeremo i 27 anni dalla Istituzione del nostro Ateneo, anni durante i quali si è costituito, si è sviluppato e si è consolidato fino ad acquisire la sua attuale configurazione.
L’Insubria è Università del Nord-ovest lombardo, e si radica nelle sedi di Varese e di Como e nel polo strategico di Busto Arsizio.
Essa deve la sua costituzione al coraggio e alla risolutezza di coloro che, superato lo scetticismo di alcuni, hanno intuito che l’Ateneo avrebbe contribuito alla crescita culturale e scientifica dell’area insubrica, mobilitato le nuove generazioni, favorito gli investimenti e la competitività delle imprese.
Hanno avuto visione e hanno compreso che il progetto non era velleitario. Ne sono testimonianza i riconoscimenti che l’Ateneo ha avuto e continua a ricevere a tutti i livelli.
Per questo ringrazio i miei predecessori, in particolare, Renzo Dionigi a cui si deve l’intuizione e la realizzazione dell’Ateneo tramite il riconoscimento dell’autonomia dalle Università di Pavia e Milano e, dopo di lui, Alberto Coen Porisini e Angelo Tagliabue che, in progressione costante, hanno consentito il raggiungimento degli attuali e importanti risultati.
Ringrazio il Direttore generale Marco Cavallotti per l’attività svolta in questi anni.
Un ringraziamento particolare anche agli enti locali – i Comuni e le Provincie di Varese e Como, il Comune di Busto Arsizio – e alla Regione, nella figura del suo Presidente e degli assessori, che ci hanno sostenuto e continuano a sostenerci, mettendo a disposizione risorse e strutture di cui l’università si avvale per lo svolgimento delle sue attività.
Siamo fermamente determinati a rispettare l’impegno di realizzare nuove infrastrutture edilizie e di completare l’adattamento di quelle esistenti con l’aiuto indispensabile degli enti locali, del Ministero e di chi ci ha finanziato, con i quali – tutti – abbiamo riaperto un fattivo e collaborativo tavolo di lavoro.
In questi anni molto è stato fatto per la formazione di primo, secondo e terzo livello; per la ricerca e, non da ultimo, per la trasmissione della conoscenza alla società civile.
Qualche dato
24 corsi di laurea triennale
3 corsi di laurea magistrale a ciclo unico:
16 lauree magistrali di cui 8 con doppio titolo;
8 corsi di dottorato di ricerca;
29 scuole di specializzazione in area medica e odontoiatrica e 15 master;
12000 iscritti di varia provenienza;
30 milioni di finanziamenti competitivi, nei quali sono compresi i progetti ERC, gli starting grant e i consolidator grant, i cui vincitori hanno scelto il nostro Ateneo per sviluppare la loro ricerca;
9 milioni di finanziamento per il progetto NODES (Nord Ovest Digitale e Sostenibile), uno degli undici ecosistemi dell’innovazione, finanziati da Next generation EU. Vi partecipano quattro Atenei piemontesi, l’Università della Valle d’Aosta e le Università Lombarde di Pavia e dell’Insubria, con lo scopo di fornire strumenti di innovazione e di sviluppo alle aziende di questo ampio territorio.
5 milioni di euro per il riconoscimento dell’eccellenza del Dipartimento di Economia;
67 progetti PRIN e PNRR, 1 FIS 2021 e 1 FISA 2022.
Più di 10.000 pubblicazioni negli ultimi 5 anni, 350 dottorandi di ricerca attivi e circa 150 assegnisti di ricerca.
Ora, con l’entusiasmo e lo slancio della giovinezza della nostra Università, ma anche con l’esperienza maturata in questi anni e la necessaria determinazione, dobbiamo affrontare le sfide che ci attendono e perseguire nuovi e ulteriori traguardi.
Dobbiamo proiettarci nel futuro con idee chiare sul ruolo che il nostro Ateneo può e deve avere nel e per il nostro territorio, ma anche nel contesto nazionale, europeo e internazionale.
L’Insubria deve vivere nelle città di Varese, Como e Busto Arsizio con i suoi studenti e i suoi docenti.
Deve diventare ancora di più centro di attrazione per i giovani, ed essere riconosciuta come Ateneo pubblico di riferimento per la formazione, non solo delle nuove generazioni.
Deve continuare a incrementare la sua attrattività nazionale e internazionale, notevolmente cresciuta in questi ultimi anni, grazie all’eccellenza dei risultati della ricerca in ambito medico, scientifico, giuridico, economico e umanistico.
L’Università è prima di tutto luogo di produzione di conoscenza, di formazione e di crescita personale. Suo compito è però anche quello di trasmettere la capacità di elaborare e innovare criticamente il patrimonio di saperi.
Le rapide mutazioni del contesto economico richiedono nuove professionalità e, comunque, l’aggiornamento di quelle esistenti.
Le crisi economiche e finanziarie, le guerre, la richiesta di maggiore e migliore assistenza medico-sanitaria, la trasformazione climatica e tecnologica sono solo alcuni dei fattori che hanno reso la situazione generale sempre più incerta e complessa, richiedendo anche alle Università di trasformare i nuovi rischi in occasioni di crescita.
Il nostro Ateneo ha saputo affrontare le criticità poste da eventi esterni e congiunturali con sufficiente flessibilità e proattività.
Ma è venuto il momento di cogliere le opportunità emergenti dal processo in atto, considerando anche il ruolo che vi assume la transizione digitale che sta già producendo i suoi effetti sul sistema universitario.
Occorre, dunque, sperimentare percorsi innovativi e identitari, per essere protagonisti in questa fase cruciale di crescita e di sviluppo professionale delle nuove generazioni.
- Per essere all’altezza della sfida l’Insubria continuerà prioritariamente a internazionalizzare l’offerta formativa favorendo l’incremento degli accordi di doppio titolo e la mobilità, già in crescita, in ingresso e in uscita, avviando un sistema organico di azioni che consentiranno sia l’implementazione di percorsi educativi condivisi con Atenei stranieri, sia la valorizzazione degli accordi con Paesi europei ed extra europei, anche tramite l’adesione ad iniziative di Università in rete.
Non solo.
Arricchiremo l’offerta formativa intervenendo su nuovi ambiti scientifici, e favorendo la interdisciplinarità e la transdisciplinarietà.
Il nostro Ateneo sta sperimentando tecniche innovative di erogazione della didattica.
Prevalentemente in ambito scientifico è in incremento l’uso dei visori tecnologici che consente di sfruttare la realtà virtuale per ricostruire digitalmente alcune attività, e accedere a laboratori virtuali dove è possibile scegliere protocolli sperimentali e apprendere diverse tecniche di analisi.
Il ricorso alla realtà virtuale in didattica è in forte crescita anche in ambito medico- odontoiatrico ove è rilevante l’uso della simulazione e della macro-simulazione. Gli studenti possono addestrarsi alla manualità, e apprendere nel modo migliore sia le attività più semplici (ma fondamentali), sia attività più complesse che richiedono di interagire con un paziente (simulato in questo caso) che possa rispondere in modo appropriato alle azioni eseguite dal partecipante.
Ma l’innovazione riguarda anche la modalità di erogazione della didattica.
Qui il ricordo va al collega Gianluca Colombo, che ci ha lasciato poche settimane fa, antesignano e visionario, che già a metà degli anni ‘90 aveva avuto l’intuizione, poi realizzata con grande successo, di avviare in modalità mista (in presenza e e-learning) un percorso formativo in economia e management per studenti lavoratori.
Così si sperimentavano le prime forme di applicazione della tecnologia nel settore formativo che oggi, complice il potenziamento delle piattaforme e l’apprendimento di nuove tecniche didattiche realizzato anche tramite il lavoro svolto dal Teaching and Learning center, consente di offrire, a una platea sempre più estesa di studenti, formazione qualificata, con contenuti costantemente aggiornati dagli esiti delle nostre ricerche.
Oggi l’Ateneo eroga in modalità mista un numero elevato di master e corsi di formazione professionale, un corso di laurea triennale di Economia e management dell’innovazione e della sostenibilità, e due lauree magistrali – Finanza e mercati digitali e sostenibili e Linguaggi e competenze per la formazione.
Ma certamente prenderanno avvio altre iniziative di formazione da somministrare in modalità blended, senza con questo volere in alcun modo alterare l’identità della nostra Università che si è sempre distinta per il dialogo e il confronto tra docenti e studenti tra i quali, non di rado, si sono stretti rapporti di reciproca stima e apprezzamento che si sono mantenuti nel tempo.
Formare persone preparate, dotate di autonomia di giudizio, e di capacità di confronto pacifico, secondo le regole del rispetto reciproco e della tolleranza, è il nostro obbiettivo. Persone indispensabili a una società coesa anche nel cambiamento.
Sfruttiamo, dunque, le occasioni offerte dalle nuove tecnologie informatiche, consapevoli però che l’attenzione deve focalizzarsi non tanto sul timore di snaturarci aprendo a modalità di erogazione della didattica diverse da quella convenzionale, quanto piuttosto sui rischi che possono derivare dall’ impiego non controllato dei sistemi di Intelligenza Artificiale generativa.
Non solo perché, se non ben governati, è ormai evidente che possono limitare lo sviluppo delle capacità di apprendimento, di analisi e di ragionamento di chi ne fa uso. Ma anche e soprattutto perché possono mettere in crisi il ruolo fondamentale dell’istruzione e dell’educazione che passa attraverso lo studio approfondito e ragionato e non dalla consultazione acritica e di pronto uso del web.
La conoscenza non deve infatti essere sostituita da soluzioni offerte da algoritmi informatici che possono fornire risultati non verificati o, peggio, risultati distorti a causa dell’immissione all’origine di dati frutto di pregiudizi (bias impliciti).
La nostra Università, che nell’ultimo decennio ha garantito una formazione altamente professionalizzante anche tramite il ricorso alle nuove tecnologie, deve perciò continuare ad assicurare lo sviluppo della capacità di critica e di analisi e fornire un metodo di apprendimento che consenta di affrontare, in modo consapevole, la richiesta di nuove conoscenze e, se del caso, aggiornarle.
L’Università, come ci dirà il prof. Franco Gallo, Presidente emerito della Corte costituzionale e che terrà la prolusione su “Il ruolo dell’Università nella società contemporanea – “ha il compito di dare ai propri studenti quegli indispensabili strumenti di orientamento che consentono di confrontarsi in modo critico e consapevole con le nuove realtà del capitalismo digitale. Questo per difendere l’indispensabile ruolo del metodo critico e interpretativo e … per evitare che venga alterata la percezione del passato e della storia: quel passato e quella storia la cui conoscenza è il primo fondamento dell’identità degli individui, così come dei membri di una comunità.”
Ma una formazione di qualità presuppone una ricerca di qualità. L’Insubria promuove una ricerca libera e interdisciplinare – in un’ottica di sostenibilità sociale, ambientale ed economica – che legittimamente può evolvere, sempre nel rispetto dei principi di integrità, tramite nuovi metodi e tecnologie, senza deleghe acritiche alla macchina e senza perdere di vista la centralità della persona.
Il nostro Ateneo è multidisciplinare e i risultati della nostra ricerca, in tutti gli ambiti scientifici sono riconosciuti a livello nazionale e internazionale, con punte di eccellenza.
Nell’Ateneo sono rappresentate 13 aree CUN e questa varietà costituisce certamente un vantaggio strategico sotto il profilo delle collaborazioni interdisciplinari che si estendono ben oltre i confini dei nostri Dipartimenti.
Abbiamo creato sinergie importanti con i distretti dell’innovazione presenti nella nostra area – ComoNext Digital Innovation Hub, e l’Insubrias Biopark – e altri intendiamo svilupparne con infrastrutture di ricerca e innovazione, nazionali e internazionali, in particolare negli ambiti delle scienze della vita e della sostenibilità ambientale.
Un ruolo fondamentale è svolto dal Centro speciale per la Ricerca e il Trasferimento Tecnologico (CRIETT), che gestisce le grandi attrezzature, quelle acquistate anche con finanziamenti ministeriali e regionali, e le piattaforme tecnologiche che inseriremo nella rete nazionale delle core facilities, per garantire ai nostri ricercatori un accesso agevolato a strumentazioni e tecnologie complesse.
Sostenere la ricerca significa anche garantire le condizioni di lavoro che consentano a ricercatrici e ricercatori di esprimere al meglio il proprio potenziale.
L’Ateneo ha aderito nel 2018 all’iniziativa HRS4R (Human Resources Strategy for Researchers) assumendosi, così, l’impegno a dare attuazione ai principi della Carta Europea dei Ricercatori, siglata vent’anni fa dai Rettori italiani.
Sono state, dunque, promosse azioni concrete a supporto delle condizioni di vita e di lavoro nelle diverse fasi di sviluppo della carriera, tra le quali vi sono l’approvazione del bilancio di genere e la realizzazione del Gender Equality Plan. Lo scopo è ridurre le asimmetrie di genere e, contestualmente, valorizzare le diversità.
La ricerca è in primo luogo un impegno individuale, ma si alimenta e si rafforza nel confronto e nella discussione interpersonale; è sostenuta dalle aspettative di colleghi di cui si gode la stima, e dalla comunione di intenti, che nasce dalla condivisione di uno stesso ideale di conoscenza, libera e utile alla collettività.
Tutti noi siamo consapevoli dell’importanza di una comunità coesa e vitale, integrata con quella dei ricercatori nazionali ed esteri, per la crescita di una università in grado di offrire ai propri studenti conoscenze all’avanguardia in tutti i campi del sapere.
La ricerca e la didattica di qualità devono essere messe al servizio della collettività per favorire la crescita e l’indirizzo culturale, sociale ed economico.
Ci stiamo impegnando in questa direzione insieme a enti, associazioni e imprese, in una logica di costante e costruttivo confronto, incrementando le iniziative di public engagement in ambiti identitari, al fine ultimo di contribuire al trasferimento delle conoscenze. Anche su questo versante l’Insubria svolge un ruolo proattivo.
I nostri Dipartimenti e i nostri Centri di ricerca hanno saputo stabilire rapporti apprezzati con il territorio, facendo percepire la presenza di un’università attiva e dinamica, in grado di offrire competenze, saperi e approfondimenti che, anche nell’indispensabile pratica divulgativa, non rinunciano all’alto profilo scientifico.
Abbiamo intensificato i rapporti con le realtà imprenditoriali territoriali per il placement degli studenti, per il trasferimento tecnologico, per la realizzazione del processo di transizione digitale e sostenibile delle imprese, per lo sviluppo di una economia circolare e per il benessere e la salute delle persone, facendo leva sugli ambiti di ricerca di eccellenza presenti nel nostro Ateneo sul piano scientifico ed applicativo.
Di recente abbiamo aderito al Pan-European Seal Programme (PES), un’importante iniziativa che coinvolge oltre 100 università in tutta Europa, organizzato da due Agenzie: EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale) e EPO (Ufficio Europeo dei Brevetti).
Ottimi sono i risultati realizzati dal Contamination Lab, sportello per l’orientamento e la creazione di impresa e start-up innovative.
Il nostro Ateneo ha dedicato e dedica, poi, attenzione alla cura e alla gestione di beni artistici e culturali, ambito nel quale abbiamo dato prova di un significativo impegno, ma che offre ulteriori possibilità di espressione. L’Insubria si colloca in una zona di secolari contaminazioni culturali, epicentro dell’attività di artisti di rilievo internazionale. Numerose sono le iniziative avviate per divulgare sia gli studi relativi ai beni culturali territoriali, inclusi quelli immateriali (la letteratura, la lingua), sia gli esiti delle attività di scavo archeologico e di indagine bio-archeologica, che spesso si concludono con la musealizzazione di siti interessati.
È dunque importante che le azioni che promuovono la valorizzazione della conoscenza costituiscono sempre più un obiettivo condiviso dalla comunità accademica.
Il progresso civile si realizza, infatti, attraverso la disseminazione della conoscenza di cui l’università è collettore e custode assieme alle tradizioni di pensiero necessarie a comprendere il dialogo tra culture, senza reciproche negazioni, o censure indotte dall’istinto (a volte, dall’ignoranza), o dall’ideologia, ma su un piano di reciproco riconoscimento.
Questo è ciò che noi intendiamo per trasmissione del sapere in funzione della coesione, della stabilità e del miglioramento della società.
Non possiamo, pertanto, avere dubbi sull’importanza di questa missione, consapevoli che la sua realizzazione presuppone un imprescindibile impegno sugli altri fronti in cui l’Università opera.
Con cura e scrupolosità ci dedichiamo perciò alla ricerca, missione senza la quale non sarebbe possibile attendere alle altre, e alla formazione degli studenti, i quali hanno bisogno – come abbiamo avuto bisogno noi – di riferimenti in grado di orientarli in una società piena di sollecitazioni, ma anche di insidie.
Mi avvio alla conclusione.
Prima consentitemi un pensiero per chi ci ha lasciato prematuramente in questi ultimi mesi. GIULIA VANOSSI studentessa del sesto anno del corso di laurea in Medicina e chirurgia e FRANCESCO PALLOTTI, collega di Biochimica clinica e biologia molecolare clinica.
A loro va il nostro commosso ricordo.
Le celebrazioni del 25° anno dalla Fondazione dell’Insubria hanno messo l’accento sulla “inclusività” e sulla necessità di superare le situazioni di fragilità e di disagio e creare dunque le condizioni per migliorare il benessere collettivo, tramite l’abbattimento delle disuguaglianze e la creazione di un ambiente di studio e di lavoro favorevole.
Siamo consapevoli che la valorizzazione delle diversità, nel rispetto delle differenti identità, rappresenta un fattore di crescita per tutti, un’occasione di confronto dal quale trarre benefici sotto il profilo non solo formativo, ma, prima ancora, umano.
Ora, però, è il tempo di attuare azioni dirette a potenziare una cooperazione leale e responsabile tra le diverse componenti della comunità accademica, e tra questa e gli enti ed istituzioni locali nazionali e internazionali che perseguono gli stessi scopi, o che attendono dall’università le risposte che essa deve dare.
La realizzazione di questi obbiettivi richiede, all’interno della nostra comunità, collaborazione, condivisione, iniziativa, e al tempo stesso l’accantonamento di fraintendimenti, preclusioni, pregiudizi ed esclusioni.
Nelle relazioni esterne, visione, intraprendenza, determinazione e capacità di realizzazione.
Il nostro Ateneo è ricco di queste qualità, e ciò induce a guardare con ottimismo al futuro.
Questo è ciò che l’Università deve dare in un contesto socioeconomico sottoposto a un processo evolutivo che, come sempre accade, comporta elementi di instabilità, accelerazioni e passi indietro, aspirazioni e realizzazioni, senza le quali nessun progresso si verifica.
Abbiamo, dunque, una missione comune. Consolidare i traguardi raggiunti, incrementare l’eccellenza nella ricerca e nella formazione.
Solo insieme e uniti ci riusciremo.
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