L’Insubria Biopark di Gerenzano in difficoltà: “Serve il sostegno della Provincia”
L’Insubria Biopark, un’eccellenza provinciale nata dal recupero della storica Lepetit di Gerenzano, è in difficoltà. L'appello per non perdere un patrimonio scientifico di altissimo valore
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L’Insubria Biopark è un’eccellenza provinciale nata dal recupero della storica Lepetit di Gerenzano e sviluppata nei primi anni 2000 grazie a un’intuizione della Provincia di Varese. L’ente ha salvaguardato un prezioso patrimonio scientifico: un gruppo di ricercatori altamente qualificati e oltre 20mila ceppi microbici isolati nei laboratori. Oggi, la fondazione, con la Provincia come partner principale, collabora con importanti realtà farmaceutiche su studi di grande attualità, come la ricerca di molecole per contrastare la resistenza agli antibiotici e trovare soluzioni alla celiachia.
L’appello alle istituzioni
Il presidente della Fondazione Istituto Insubrico per la Vita, Salvatore Leggio, insieme a un rappresentante dei 18 ricercatori ancora al lavoro, Giacomo Carenzi, ha lanciato un appello all’ente fondatore e alle amministrazioni locali, evidenziando una situazione sempre più critica.
«La Fondazione ha ricevuto finanziamenti dalla Provincia solo nel 2007, dopodiché si è sostenuta autonomamente», spiega Leggio. «Abbiamo attraversato periodi positivi grazie a bandi frequenti e aggiudicazioni ricorrenti che coprivano le spese del centro, integrate dagli introiti delle locazioni delle società presenti nel nostro incubatore. Il Covid ha cambiato tutto: per due anni e mezzo i bandi si sono bloccati, e il costo dell’energia è passato da circa 250-300mila euro l’anno a un milione. Con spese triplicate e introiti dimezzati, la situazione è diventata insostenibile».
Il ruolo della Provincia e l’attesa di risposte
Di fronte a queste difficoltà, il Biopark si è innanzitutto rivolto all’ente che lo ha fondato. «Parlo con il presidente Magrini da febbraio dell’anno scorso. Abbiamo avuto diversi incontri e lui ha sempre manifestato interesse, garantendo sostegno e affermando che i fondi ci sono, a patto di trovare un inquadramento giuridico adeguato», continua Leggio. «Ho ipotizzato anche le necessarie giustificazioni normative e, meno di un mese fa, ho protocollato una richiesta formale per una convenzione tra la Fondazione e la Provincia. Ora attendiamo una risposta».
Un’infrastruttura di rilievo per la ricerca
Il Biopark è nato nel 2006 su iniziativa della Provincia, allora guidata da Marco Reguzzoni. L’ente provinciale ha avuto un ruolo chiave sin dall’inizio, nominando il presidente e il vicepresidente della struttura. Nel 2007, la Provincia ha finanziato il progetto con un contributo iniziale di 500 mila euro, successivamente aumentato a un milione: dopodichè, si è sostenuta autonomamente.
L’area si estende su 50 mila metri quadrati e comprende tre edifici destinati a fondazioni, uffici e laboratori. Successivamente, è stato realizzato anche un incubatore d’impresa specializzato nel settore della ricerca, consolidando il Biopark come un polo attrattivo per aziende e professionisti interessati all’innovazione scientifica. Inoltre, grazie ai programmi di cooperazione transfrontaliera Interreg e alla vicinanza a Milano, il Biopark gode di una posizione strategica che favorisce collaborazioni internazionali con istituzioni scientifiche di rilievo.
Il futuro è incerto ma ricco di potenzialità
Nonostante le difficoltà, il Biopark continua a produrre ricerche di alto livello. «Non sono molti gli istituti che studiano prodotti naturali derivati da microrganismi per fermentazioni», spiega Giacomo Carenzi. «Noi abbiamo più di 21mila microrganismi che producono molecole, un patrimonio prezioso per il settore. Stiamo finalizzando un enzima promettente per la celiachia, che potrebbe interessare l’1,5% della popolazione mondiale, fino al 6% includendo i casi di sensibilità al glutine. L’enzima viene assorbito senza lasciare tracce, risultando altamente affidabile. I diritti del brevetto sono stati ceduti a una startup irlandese che finanzierà la fase finale della ricerca, con un accordo sulle royalties del 15% una volta sul mercato. Inoltre, stiamo sviluppando due antibiotici per contrastare la resistenza agli stafilococchi, particolarmente utili in ambito ospedaliero».
Questi risultati potrebbero non solo essere di grane importanza per la medicina nei prossimi anni, ma anche garantire la sostenibilità della fondazione nel lungo termine. Tuttavia, per raggiungere questi obiettivi, è fondamentale che le istituzioni supportino il Biopark in questa fase.
Una riduzione del personale per contenere i costi
Attualmente, il Biopark impiega 18 persone, tra cui ricercatori attivi in collaborazione con la Fondazione Insubria, il Gruppo San Donato, l’Istituto Galeazzi e la Fondazione San Raffaele. Negli ultimi tempi, per contenere i costi, il centro ha subito una riduzione del personale: una persona è stata licenziata, un’altra è stata prepensionata e un’altra ancora si è dimessa senza essere sostituita. «Continuiamo a fare ricerca, ma in questo momento è davvero difficile», conclude Carenzi.
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