Note di fragilità: come la musica racconta la vulnerabilità maschile

Da Kendrick Lamar a Lucio Corsi, passando per i Pooh e Marracash: la fragilità nascosta dietro le maschere imposte dalla società

Note di fragilità

È il 22 ottobre del 2012, Kendrick Lamar ha 25 anni. Quel giorno esce Good Kid, M.A.A.D. City, un disco che cambierà per sempre la vita del giovane rapper californiano. L’album si presenta come uno storytelling capace di raccontare le dinamiche vissute da Kendrick nella città di Compton. Lamar, nel quartiere, si sente incompreso e fuori luogo: tracce come Sing About Me, I’m Dying Of Thirst sottolineano i suddetti sentimenti in una narrazione estremamente profonda e riflessiva. In The Art Of Peer Pressure, K-Dot sviscera queste percezioni raccontando di una rapina compiuta insieme ad alcuni membri del proprio gruppo. Kendrick si sente estraneo e lontano dalle gesta commesse dai coetanei. Il titolo, The Art Of Peer Pressure, fa proprio riferimento alla pressione esercitata dal collettivo nei suoi confronti. Il rapper di Compton, pur di adeguarsi, è portato a compiere azioni nelle quali non si riconosce, nascondendo la propria sensibilità dietro ad uno scudo instabile e delicato.

Le sensazioni espresse da Lamar vengono riprese dalla sociologia moderna. Candace West e Don Zimmerman, due sociologi statunitensi, coniarono nel 1987 l’espressione “doing gender”. La formula introdotta dagli studiosi, come nel caso di Kendrick, riconduce la mascolinizzazione a un costrutto sociale capace di emergere attivamente grazie all’interazione umana.

È il 3 marzo 1990. I Pooh sono un famoso gruppo musicale italiano pronto ad uscire col proprio nuovo album, Uomini Soli. Intro del disco è l’omonimo brano, precedente vincitore del festival di Sanremo. Nel 2024 il pezzo viene rivisitato da Marracash nel suo inaspettato progetto È Finita La Pace. Il brano in questione si chiama SOLI e riprende parte della traccia originale: “Ci sono uomini soli, nei carceri, in auto, soli sul web”. La penna del rapper milanese descrive i dimenticati, gli emarginati. Racconta di uomini fragili che, nella società attuale, un posto ancora non sono riusciti a trovarlo. In Untitled, Marra, al secolo Fabio Bartolo Rizzo, disse: “Metto a nudo le paure che ho, non temo di essere ridicolo. Lasciare che il mio personaggio uccida Fabio o peggio che lo renda schiavo un’altra volta, no”. In questo caso il conflitto coinvolge Fabio che, inevitabilmente, si scontra contro la propria figura da rapper. Le anime dei due sembrano opporsi come se, per il personaggio, sia necessario mantenere un atteggiamento di distacco ed indifferenza nei confronti delle proprie emozioni.

La giornalista Maya Salam, in un articolo pubblicato sul New York Times, definisce la mascolinità tossica proprio come un insieme di comportamenti e credenze che comprendono il sopprimere emozioni. Come canta Lucio Corsi nel “In fondo, è inutile sfuggire dalle tue paure”. In questo senso musica e giornalismo si uniscono in un intreccio lineare e coerente: arte e analisi, opposte per natura e metodo di indagine, sembrano conciliarsi in maniera analoga e complementare.

“Gli uomini tendono a tenere dentro di sé tantissime cose. Questo include tutti i traumi e i momenti strazianti. Alla fine, deve esserci una liberazione. E troppo spesso questo avviene in modo esplosivo” disse Ron Blake, famoso attivista statunitense. Alla luce di quanto detto, appare lampante e paradossale l’incoerenza diffusa nella società moderna, ancora parzialmente incapace di riconoscere e comprendere le fragilità dell’uomo. Una società che, pur denunciando le esplosioni, ne tralascia la natura. Un mondo dalla memoria corta, pronto a giudicare la fiamma, dimenticando di averne acceso la miccia.

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Pubblicato il 28 Febbraio 2025
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