Vertenza Beko soluzione lontana. In Italia 628 esuberi tra gli impiegati a Cassinetta 350 operai della fabbrica frigoriferi
Previsti 218 milioni di investimento. Fiom, Fim e Uilm giudicano i cambiamenti al piano industriale e le posizioni della multinazionale turca ancora "insufficienti, poiché non trovano una soluzione per tutte le fabbriche". Prossimo incontro al ministero il 27 febbraio

Il sesto incontro al Mimit tra la multinazionale turca Beko e i sindacati dei metalmeccanici, Fiom, Fim e Uilm, ha fatto fare un piccolo passo avanti alle trattative, ma la quadra per la conclusione della vertenza sembra ancora lontana. Per quanto riguarda il sito di Cassinetta di Biandronno la direzione aziendale ha quantificato in 350 gli esuberi nella fabbrica di frigoriferi a cui si deve aggiungere la quota di impiegati, circa un terzo degli esuberi annunciati. L’azienda ha però specificato che a parità di professionalità le varie fabbriche possono essere considerate come vasi comunicanti. Tutte le linee di montaggio resteranno sul territorio, ma si prevede il passaggio dai turni avvicendati a un turno unico, cioè a giornata.
Per quanto riguarda inoltre gli investimenti questi sono stati dettagliati: 31,5 milioni di euro nella fabbrica di frigoriferi, 75 milioni di euro nella fabbrica di forni, 21 milioni di euro nella fabbrica di microonde, 8,5 milioni di euro per l’istallazione di pannelli solari. Per un totale di 136 milioni di euro.
NEL RESTO D’ITALIA
Il totale degli investimenti di Beko nel Paese ammonterebbero a 218 milioni di euro. Per quanto concerne Melano, la direzione della multinazionale ribadisce i 68 esuberi; sarebbero confermate tutte le attuali gamme di prodotto ed è in studio la possibilità di aggiungere un nuovo modello; gli investimenti complessivi ammontano a 62 milioni di euro. A Carinaro si conferma la missione di centro europeo di parti di ricambio; sono previsti 5 milioni di investimenti anche per ospitare i nuovi pezzi di ricambio in arrivo dalla Turchia; gli esuberi restano quantificati in 40.
Per quanto concerne Comunanza, la direzione di Beko ha disegnato uno scenario di continuità produttiva, ma con la presenza di circa 100 esuberi su un totale di 320 occupati; verrebbero dismesse le lavatrici slim, nonché le lavasciuga e le lavatrici di bassa gamma; la concentrazione sulla alta gamma porterebbe la produzione da 630 mila a 430 mila pezzi annui; sono previsti 15 milioni di euro di investimenti.
SIENA CHIUDE
Per Siena resta ferma purtroppo la decisione aziendale di cessare la produzione a fine anno. Le disponibilità espresse da Beko sono relative alla ricerca di un soggetto terzo investitore e alla richiesta di ammortizzatori sociali fino alla fine del 2027; inoltre il governo si è impegnato per aiutarci a risolvere la questione inerente la acquisizione del sito da parte di un soggetto pubblico, al fine di fornire una base concreta alla ricerca di una ipotesi di reindustrializzazione.
Per quanto riguarda gli impiegati, infine, gli esuberi complessivi sono stati rivisti di circa 50 unità, così da diventare 628 su un personale di 1529 impiegati. Gli investimenti sono quantificati in 78 milioni di euro nelle attività trasversali e di infrastruttura.
PIANO INSUFFICIENTE
Il sindacato dei metalmeccanici, Fiom, Fim e Uilm, giudica i cambiamenti al piano industriale e le posizioni di Beko ancora «insufficienti, poiché non trovano una soluzione per tutte le fabbriche e le divisioni impiegatizie, non garantiscono investimenti idonei a rilanciare le produzioni italiane e valorizzare al meglio gli enti di ricerca e sviluppo prodotto, qualità, prevedono soluzioni organizzative non condivise e implicano un numero molto alto di esuberi».
«Con l’obiettivo di scongiurare chiusure e licenziamenti – conclude la nota stampa del sindacato – proseguiremo il negoziato al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy i giorni 27 febbraio, 14 e 18 marzo».
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