I Giardini Estensi sono il nostro Central Park

Il documentario di Eugenio Manghi proiettato a Materia racconta la bellezza verde di Varese tra storia, natura e identità. Un viaggio tra parchi, alberi secolari e biodiversità per riflettere sul futuro della città

Documentario "Varese Città Giardino"

«Avere una villa a Varese è come avere un palco alla Scala di Milano». Questa frase è stata attribuita al giornalista Indro Montanelli. Lo spettacolo a cui si riferiva il grande giornalista è naturalmente quello della natura. Non a caso, Varese è conosciuta come la “Città Giardino”.
Chi ha visto Varese dall’alto non ha potuto fare a meno di notare alcune case immerse in una distesa di verde. Un’osservazione fatta anche dal regista Eugenio Manghi, autore del documentario “Varese, Città Giardino” proiettato allo spazio libero di Materia alla presenza degli autori. Oltre a Manghi, nell’hub di Sant’Alessandro erano presenti Annalisa Losacco e Pino Faré e alcuni dei protagonisti, tra cui lo zoologo dell’Università dell’Insubria Adriano Martinoli e il famoso botanico varesino Daniele Zanzi.
«Questo non è il primo documentario che giro su Varese – ha detto il regista – prima avevo già realizzato “Varese. La provincia operosa” e “Varese provincia d’autore“. L’idea di dedicarne una alla Città Giardino è stata di mia moglie. È andato in onda su una trasmissione importante come Geo, con un ottimo risultato di ascolti: circa un milione e seicentomila spettatori».

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IL BOTANICO PREMIATO DALLA REGINA

Sullo schermo di Materia scorrono immagini di un paesaggio straordinario, modellato in parte dalla mano dell’uomo ma perfettamente integrato nel contesto naturalistico. Varese è incastonata tra il verde delle Prealpi e il blu dei laghi, con un patrimonio arboreo che ne caratterizza l’identità.  Zanzi racconta particolari straordinari sulla storia dei parchi protetti in città: in totale sono ventinove, di cui solo sei pubblici, mentre tutti gli altri sono privati.
Il botanico, premiato dalla regina d’Inghilterra, ripercorre la storia delle grandi piante volute dai nobili dell’epoca,  diventati simboli indiscussi di questo grande giardino a forma di città.
Tra questi spicca il secolare cedro del Libano di Villa Mirabello, così chiamata per la meravigliosa vista che si gode dalla sua sommità. Quella pianta maestosa è stata testimone di due re: Vittorio Emanuele e Carlo Alberto di Savoia, trisnonno e nipote che hanno passeggiato sotto le sue fronde. Agli Estensi, in particolare a Francesco D’Este, si deve invece l’introduzione nei parchi cittadini del carpino, pianta ideale per creare zone d’ombra. «I Giardini Estensi sono il nostro Central Park» osserva il botanico Zanzi.

IL RITORNO DEL LUPO

Lo zoologo Adriano Martinoli racconta invece la straordinaria ricchezza della fauna a due passi dal centro: cervi, caprioli, scoiattoli rossi, tassi, picchi e volpi. Grazie alle fototrappole, è stato persino dimostrato il ritorno del lupo, scomparso da oltre un secolo in questo territorio, e ritornato «grazie un progetto di cui l’Italia può andare fiera» sottolinea Martinoli.
Nel documentario c’è spazio anche per il negozio di bouquet più famoso di Varese, dove lavorano due Casbenatt, Renata e Carlo, che realizzano composizioni originali e fantasiose con fiori, frutta e ortaggi, unendo l’arte del fiorista con quella del coltivatore degli orti di Casbeno.

ATTENTI AL FUTURO

Oggi a Varese vige la regola del 3-30-300: ogni cittadino, affacciandosi alla finestra, deve poter vedere almeno tre alberi, ogni quartiere deve avere almeno il 30% di copertura arborea, e ogni abitante deve avere accesso ad almeno 300 metri quadrati di verde. Ma è sufficiente andare a Barasso, alle porte di Varese, per immergersi nel giardino segreto di Giuseppe e Carlo Alberto, un capolavoro di bellezza e passione familiare per piante e animali.
«Lo sviluppo di una città – ha sottolineato l’assessore alla cultura Enzo Rosario Laforgia – dipende dall’idea di città che abbiamo. Poco tempo fa mi è capitata tra le mani una vecchia rivista di edilizia che, parlando di Varese, diceva: “Quella che un tempo chiamavamo Città Giardino…”. Bisogna stare attenti anche all’idea di turismo che vogliamo promuovere: se il nostro unico obiettivo fosse aumentare il numero di presenze, rischieremmo di trasformare Varese in un luogo invivibile, come già accaduto ad altre città italiane».

Avere una villa a Varese era come avere un palco alla Scala

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

Pubblicato il 26 Marzo 2025
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