Il giudice Cesare Tacconi saluta dopo cinque anni alla guida del tribunale di Varese
Gli anni della pandemia, e gli obiettivi raggiunti. «Superata a pieni voti l’ultima ispezione ministeriale». L’addio tra gli applausi citando Renato Zero: “Non dimenticatemi”
Elegante, volto imperturbabile pari pari a quello sfoggiato in udienza dove gli è toccato ascoltare le più basse miserie umane senza fa trasparire il minimo accenno di un parere: invece oggi, in una delle sue ultime giornate come presidente del tribunale di Varese, il giudice Cesare Tacconi ha svelato la sua anima rock. Era davanti a forse un centinaio di persone nell’aula bunker di Varese per il suo commiato dal capoluogo prealpino alla volta di una sezione penale della corte d’Appello di Milano, incarico di prestigio a coronamento di una carriera dove starà per altri tre anni prima della pensione. Il discorso, dove sono stati espressi apprezzamenti per collaboratori, aiutanti in campo, avvocati, giudici e pm, era sul finire.
Ma un attimo prima, ecco la domanda spiazzante: «Sapete cosa dice Renato Zero alla fine dei concerti?». Stupore. Nessuno fiata. Poi si alza una voce femminile, alla sua destra; è quella della risposta che ogni sorcino ben conosce: «Non dimenticatemi».
E parte l’applauso, uno dei tanti che ha interrotto il discorso di saluto del magistrato che ha tratto un bilancio di quanto fatto in questi anni a Varese ereditando una situazione difficile, e in un momento terribile per l’intera umanità: la pandemia. Oggi, a emergenza finita, sembra essere stata posta una fruttuosa inversione di rotta anche per l’andamento dell’amministrazione della giustizia di piazza Cacciatori delle Alpi. «Sono arrivato a Varese l’11 marzo del 2020. E oggi lascio un tribunale che mi ha dato molta soddisfazione, e in buona salute. Per il settore civile sono stati raggiunti tutti gli obiettivi previsti dal Pnrr, qualche problema c’è alla sezione penale, e al settore amministrativo (con una vacanza del 40%), che naturalmente influisce. Il bilancio che traggo è del tutto positivo», ha spiegato il presidente Tacconi che «tornerà a casa», dunque a Milano dove iniziò il suo tirocinio.
E nella giornata dei saluti arriva anche una notizia, freschissima, vale a dire l’esito di un’ispezione ministeriale ordinaria diretta a verificar l’andamento diretto del tribunale e l’organizzazione delle cancellerie. «Rispetto a quella fatta nel 2020, che fu un vero disastro, l’esito è stato del tutto positivo. Non c’è ancora una relazione scritta, ma gli ispettori hanno già anticipato che l’ispezione è andata molto, molto bene».

Altri applausi. Anche quando ha preso la parola il giudice Dario Papa (nella foto qui sopra, a destra), attuale vicario del presidente del tribunale e che a partire dal 4 aprile ricoprirà il ruolo di presidente facente funzioni, in attesa della nomina da parte del Csm che a quanto pare sembra aver tempi da gestazione: ci vorranno non meno di 9 mesi. «Tacconi è stato il presidente dell’emergenza perché ha lavorato duramente in un periodo terribile e difficilissimo quale quello del Covid. Ed è stato anche il presidente dell’essenziale – “dello zainetto”- , e della “barra dritta”: fino all’ultimo giorno ha fatto il suo dovere».
Accompagnato dalla moglie, anch’essa giurista, esperta di diritto di famiglia, il presidente uscente del tribunale di Varese ha voluto anche ringraziare i media tributando «obiettività» ai cronisti giudiziari «che hanno saputo riportare cronache senza mai una parola di più, o una parola di meno».
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