Luino celebra Dario Fo e Franca Rame: il Teatro Sociale porta il loro nome

Inaugurato il primo teatro in Italia dedicato alla celebre coppia. Un tributo alla loro arte e al loro impegno civile, con spazio ai giovani e alla memoria culturale

Da ieri, 29 marzo 2025, il Teatro Sociale Dario Fo e Franca Rame di Luino è realtà, applaudito da una sala piena e consapevole. È il primo teatro in Italia intitolato alla celebre coppia, è il primo grande passo che la provincia di Varese compie per celebrare la memoria di due artisti le cui commedie, tutte firmate da entrambi, sono tra le più rappresentate al mondo e nel 1997 sono valse, implicitamente a entrambi, il Premio Nobel per la letteratura.
Dario Fo è nato nel 1926 a Sangiano, dove gli è stata intitolata una piazza. Franca Rame è vissuta a lungo a Varese con la sua famiglia di commedianti dell’arte, come ricorda una targa in via Walder. Ma un teatro è un luogo di idee e di confronto, un luogo vivo di accoglienza e di futuro: e che sia finalmente di proprietà del Comune, che lo ha acquisito dalla Soms che lo fece costruire nel 1889, e che da oggi porti due nomi così importanti è una sfida e una responsabilità che onora Luino e tutta la provincia di Varese.

Ed è stato bello ieri sera vedere che sul palco per il momento istituzionale il sindaco Enrico Bianchi e l’assessore alla cultura Antonella Sonnessa hanno voluto accanto a loro il sindaco e la vicesindaca del Consiglio dei ragazzi, due giovanissimi che hanno letto le biografie di Dario e Franca. Perché i giovani e i giovanissimi sono nel cuore dei progetti della Fondazione Dario Fo e Franca Rame presieduta da Mattea Fo: i testi, gli spettacoli, le rivoluzionarie idee, il teatro civile della Nobel coppia sono un bene che può rigenerarsi e crescere con i giovani, a loro deve essere consegnato il teatro come strumento di denuncia, riflessione e trasformazione.

Mattea Fo, nel suo intervento in cui ha portato il saluto del padre Jacopo, assente ieri per un imprevisto, ha voluto sottolineare l’inscindibilità della coppia dei suoi eccezionali nonni: «Dario Fo e Franca Rame sono due artisti che hanno lavorato per tutta la loro vita a quattro mani. Spero che questo teatro possa dedicare spazio anche ai loro spettacoli, accogliendo progetti sulle loro opere aperti anche alle scuole, in modo da dare l’opportunità ai giovani di conoscere tutto quello che hanno fatto nella loro lunghissima carriera artistica».

Lo spettacolo della serata di intitolazione è stato condotto da Matteo Carassini, musicista dei Trenincorsa e attore di Porto Valtravaglia, il paese dove Fo è cresciuto, dove suo padre Felice faceva il capotreno, «Il paese dei Mezarat» che Dario ha raccontato in un libro pieno di memoria. Carassini ha ricordato lo stile teatrale del maestro, i suoi canovacci disegnati (Fo aveva frequentato l’Accademia di Belle arti di Brera) per un «Mistero buffo» andato in scena al Teatro Strehler di Milano. In scena anche Flavio Sala, il famoso e divertente Roberto Bussenghi del film varesotto-ticinese «Frontaliers», la cui première, nel 2017, si è tenuta proprio al Sociale di Luino. E più volte è stato “evocato” un altro celebre figlio del Lago Maggiore: Enzo Iacchetti, che non è potuto essere presente perché in tournée in questi giorni e al quale si deve l’idea, nel 1996, di attribuire a Dario Fo la cittadinanza onoraria di Luino, in una serata in cui si festeggiava anche il restauro del Teatro Sociale.

Prima dell’intitolazione, è stata Marina De Juli, attrice di Cuasso al Monte cresciuta alla scuola Fo-Rame, a proporne due testi con eccezionale bravura, ricordando che «Nella risata ti si apre la bocca ma anche il cervello»: la «Parpaja topula», ovvero il racconto surreale di un approccio amoroso, tra colpi di scena e grammelot, e la geniale simulazione di un orgasmo femminile.

Momento alto dello spettacolo quello in cui Matteo Carassini ha letto dieci righe da «Il teatro politico di Dario Fo» edito da Mazzotta, sempre attuali e molto appropriate per la serata: «La cultura non significa soltanto avere un linguaggio per parlare delle proprie lotte. Cultura vuol dire avere coscienza della propria origine, non soltanto tua ma di quello che è un altro uomo, avere conoscenza della storia dell’uomo, perché senza questa, senza sapere quello che si era non si potrà mai arrivare a sapere quello che si vuole diventare. Se uno non sa del proprio mondo, del proprio muoversi, che cosa significhi essere umano, il significato della cultura è finito».

Dopo l’intitolazione è arrivata con naturalezza sul palco Sofja Zobina, giovane attrice luinese, che ha scoperto il teatro al Liceo Sereni ed è stata protagonista del corto «Avis dona anche tu», diretto dal luinese Alessandro Damiani e prodotto dalla luinese Sara Maestri, in platea ieri sera. Sofja Zobina ha recitato e cantato nei panni di una russa per dire con forza «Io amo l’Italia», tra canzoni dei Ricchi e Poveri e una comicità originale, segno di un percorso di ricerca che Dario Fo e Franca Rame avrebbero certamente incoraggiato.

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Pubblicato il 30 Marzo 2025
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