Poliziotti aggrediti in centro a Varese: “Io li avrei aiutati”

Dopo l'episodio avvenuto a Varese in via Morosini con due poliziotti aggrediti fra l'indifferenza dei passanti, in molti si interrogano su quale sarebbe stata la reazione giusta. La testimonianza di un lettore. E una guida al comportamento corretto secondo quanto dice la legge

Generico 17 Mar 2025

Dopo l’episodio avvenuto a Varese in via Morosini mercoledì scorso, con due agenti delle Volanti, uno delle quali donna, aggrediti da due ubriachi, in molti hanno commentato l’episodio sui social. Valutazioni che riguardano la decisione dei giudici, i quali per le loro decisioni si servono di quanto prevede la legge, commenti che riguardano l’epilogo della vicenda.

Ma frequenti sono stati gli interrogativi sulla fase dell’azione, di quando cioè sono avvenuti i fatti, fra la totale indifferenza dei passanti. Alcuni lettori hanno voluto dire la loro contattando la redazione.

Come Marco:

Buongiorno,
Mi permetto un commento relativo all’articolo:
Dopo l’aggressione di Varese ai poliziotti il sindacato protesta: “Cittadini spettatori indifferenti
D’accordo con il sindacato. Per quel che mi riguarda, seguendo il mio istinto, sarei saltato addosso ai 2 fenomeni, in aiuto alle forze dell’ordine. A sangue freddo e ragionandoci su:
1) ho famiglia; cosa sarebbe successo se ci fosse scappato un bel cazzotto a uno dei 2 fenomeni?
2) a seguito delle conseguenze, uno è denunciato in libertà… (serve commentare?), l’altro in carcere dopo 6 arresti in un mese e non avrebbe dovuto essere dov’era (serve commentare?)
Il problema sono le conseguenze! La gente ha paura di quello! Impensabile che la feccia sia sempre impunita!… E le forze dell’ordine ne sono stanche! Arrestano; ma i giudici mettono in libertà… Ma chi glielo fa fare? Rischiano la pelle, ma a che pro?
Mi scuso di eventuali toni, ma è il sentimento dei più.
Grazie dei Vs servizi e buon lavoro! Continuate così.
Marco B.

Quindi, il vero interrogativo di fondo, riguarda un punto: cosa può fare un cittadino se assiste ad un comportamento di sopraffazione rivolto alle forze dell’ordine?

L’Italia è il Paese dalle infinite leggi, e non è facile rispondere a questo interrogativo. Ma con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, che se ben indirizzata è in grado di scandagliare il web fra norme e sentenze, abbiamo cercato di dare una risposta.

Secondo la legge italiana, un cittadino che assiste a un’aggressione contro agenti delle forze dell’ordine o si trova in una situazione in cui questi sono in difficoltà non ha un obbligo giuridico di intervenire, ma ha la facoltà di farlo. Tuttavia, in alcuni casi, potrebbe configurarsi un dovere morale o civico.

Obbligo di non ostacolare l’operato delle forze dell’ordine
Il cittadino deve evitare qualsiasi comportamento che possa intralciare l’azione degli agenti, perché potrebbe incorrere nel reato di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) o favoreggiamento (art. 378 c.p.).

Facoltà di prestare aiuto
La legge non impone un obbligo di assistenza diretta agli agenti in difficoltà. Tuttavia, il cittadino può intervenire volontariamente per aiutare un pubblico ufficiale nel legittimo esercizio delle sue funzioni.

Possibilità di essere chiamati a collaborare
In base all’art. 652 del Codice Penale, se un pubblico ufficiale (compreso un agente di polizia) richiede espressamente l’aiuto di un cittadino per impedire un reato o per effettuare un arresto, rifiutarsi senza giustificato motivo può costituire reato di rifiuto di obbedienza a un ordine dell’autorità.
Tuttavia, l’eventuale rifiuto viene valutato caso per caso e può essere giustificato se il cittadino si trova in pericolo o non è in grado di intervenire.

Obbligo di chiamare i soccorsi
Il cittadino che assiste a un’aggressione è tenuto almeno a segnalare il fatto alle autorità chiamando i numeri di emergenza (112).
In certi casi, potrebbe configurarsi il reato di omissione di soccorso (art. 593 c.p.) se non viene prestato aiuto a persone in pericolo di vita o grave difficoltà.

Dunque
Intervenire fisicamente per difendere le forze dell’ordine è una facoltà, non un dovere.
Obbedire a una richiesta diretta di aiuto da parte di un pubblico ufficiale può essere un obbligo, salvo giustificato motivo.
Segnalare l’aggressione o l’emergenza è un comportamento dovuto per senso civico e, in alcuni casi, può essere considerato un obbligo legale.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 23 Marzo 2025
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